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I giovani e il Covid 19

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di ROSA MANNETTA

I giovani in questa era Covid, sanno reagire.

Da quando ha iniziato ad imperversare il virus, i giovani hanno vissuto un 2020 in modo complesso e sia dal punto di vista psicologico, che quello emotivo. La professoressa Giannini si è interessata alle reazioni dei giovani in questo periodo di pandemia. E la prof. Giannini afferma: “Questo virus è un evento che non ha precedenti nel passato...e il modo di prevenirlo è collegato al comportamento degli esseri umani. La fascia di cui parliamo, è una fascia in cui le relazioni sociali e il contatto interpersonale sono fondamentali per la crescita e la formazione delle singole personalità. Tagliare di colpo una delle funzioni principali della loro vita, cioè quella relazionale, è stato molto difficile”. Il ritorno del Coronavirus in questi giorni, semina paura. Il prof. Caremani dice: “....occorre fare attenzione al distanziamento....”. L’argomento è interessante ed effettuo delle interviste a dei ragazzi.  Interviene Anna: “Parlo perché voglio descrivere la mia difficoltà a vivere questo momento. Sono sempre stata abituata a uscire senza problemi: sono andata a scuola, in palestra, ho frequentato i miei amici...ora mi sento in gabbia. E’ da metà ottobre che sono in Dad, la didattica a distanza, perché il governatore della Campania ha chiuso le scuole. Mi mancano i miei compagni, la distanza che ho sempre rispettato. Io, ho indossato la mascherina. So che bisogna seguire le regole anticovid. Ho a casa mia nonna che ha 80 anni e non posso farla ammalare”. Antonio dice: “Io mi trovo male. Non posso giocare i tornei con gli amici. Ho portato la mascherina appoggiata sul mento perché non la sopporto e mi sono preso rimproveri ovunque. Non posso prendere un aperitivo perché i bar chiudono alle 18.00...faccio un giro per il corso e poi vado a casa. Sento una vita inutile. La Dad non è utile. E’ solo un fare finta...una pagliacciata. E lo ammetto che non studio come dovrei. Spengo il microfono e non dico nulla. Non voglio alzare neppure la manina, nella piattaforma. Sento la mancanza della scuola. Io la mattina voglio andare a scuola, vedere i docenti, stare con i compagni. Sono deluso da tutto”. Carla con irruenza, rivela: “Noi dobbiamo essere responsabili. Non lo siamo. Noi dobbiamo prendere nuove abitudini di vita. Dobbiamo seguire le regole di igiene, di distanziamento e di corretto uso della mascherina. Pensiamo alla Cina. La Cina ha una situazione migliore e controlla la diffusione del virus. In Cina le libertà personali hanno un rigido controllo. Da noi tutto è precipitato dal mese di ottobre. Ne usciremo solo se avremo la volontà di imporci un lockdown, noi stessi. Lo dico perché non siamo responsabili”. Carla viene vista come una meteora. E invece ha detto cose giuste. Tutti noi prima del virus, ci sentivamo i paladini del progresso. Poi, è arrivato il virus: ha sgretolato le nostre illusioni, ha diffuso la paura. Ci sentiamo ancora liberi, ma con una libertà tesa alla consapevolezza. Forse abbiamo il coraggio di vivere contro il virus e osiamo uscire per lavoro, sfidando il contagio. Questa sfida mette alla prova la nostra quotidianità. Vitaliano Brancati scriveva: “Il cielo sa quello che vuole...”. Noi conserveremo il rapporto con il mondo?