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"Le donne odiavano il jazz (?)"

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di ROSAMARIA FUMAROLA


Ciò che nella società civile è difficilissimo realizzare se non attraverso secoli di lunghe e sanguinose battaglie è sempre cosa naturale, semplice per l' arte, che non si serve e forse non ha nemmeno bisogno delle rigide leggi che governano la convivenza degli esseri umani. Basta aver frequentato una compagnia teatrale anche solo come spettatori negli anni del liceo, per rendersi conto dell' abissale differenza tra questo tipo di gruppo e quello che riunisce ad esempio i giovani fedeli di una parrocchia.  Insomma una prerogativa indispensabile all'arte per come la si è intesa almeno a partire dal Romanticismo è la libertà assoluta di pensiero, quasi sempre svincolata dalla cogenza delle regole morali seguite da chi non ha frequentazione con il mondo della creatività. Questo non significa che l'universo dell'arte non si sia nutrito di pregiudizi e non abbia commesso gli stessi errori posti in essere dal resto della società, ma solo che ha spesso dimostrato di sapersene liberare prima. Si prenda ad esempio il posto riservato alle artiste donne. Se si osserva la storia della letteratura, della pittura e delle arti in genere, nonostante il numero inferiore rispetto agli uomini, non mi pare che questi ultimi abbiano,  almeno dall' 800, "lavorato" per tenerle ai margini come è accaduto per il resto delle attività  lavorative, ad eccezione di quelle di fatica ovviamente. Gli artisti peraltro, per quanto viventi in un universo talvolta parallelo, respirano la medesima aria altrui e con il resto del mondo sono in un rapporto stretto, anche se spesso di incomprensione. È essenziale sottolinearlo perché da essi non ci si deve aspettare prese di posizione lontanissime dalla cultura del tempo nel quale si trovano a vivere. Se si ammette questo sarà possibile scoprire che  generalizzare porta sempre a risultati falsi e fuorvianti.

Per lungo tempo si è ritenuto ad esempio che le donne non fossero in grado di apprezzare e di suonare (ad esclusione delle cantanti) il jazz. Si è sostenuto che fosse per il bisogno tutto femminile di cercare sempre componenti romantiche e sentimentali nella musica e che queste non fossero elementi peculiari del suddetto genere. Correttamente, in un intervento su questo tema Paolo Fresu qualche anno fa fece notare che tale impostazione fa torto anche agli uomini, perché li esclude da una "categoria" di bisogni che invece li caratterizza esattamente quanto le donne. L'apparente interesse femminile solo per il sentimento trova più spesso le sue ragioni nell'educazione ricevuta  ed è da considerarsi dunque un dato culturale più che naturale.

Sì, Paolo Conte in un celebre suo brano scrisse "Le donne odiavano il jazz" ma la frase, che traeva il suo senso da un contesto poetico più ampio è stata usata per sostenere una tesi che Conte non ha a parer mio mai avuto intenzione di sostenere. L'intento del cantautore astigiano era poetico e soprattutto racconta un passato al quale non si può far fatica a credere, se proprio si è in cerca di un dato storico. Ci parla di una società ancora rigidamente divisa in ruoli  maschili e ruoli femminili. Conte avrebbe persino potuto scrivere "Le donne odiavano la politica", se il tema fosse stato quello, sortendo lo stesso effetto. Se nella vita degli esseri umani si esclude infatti una struttura culturale, il solo dialogo che con essi si instaurerà non potrà che fondarsi su tematiche legate all' istinto, immediate, piuttosto che ai linguaggi di materie da cui sono esclusi.

Le donne odiavano il jazz perché, non conoscendone il linguaggio non lo capivano.

Oggi sono tantissime quelle che amano il jazz, nonché le musiciste che lo suonano. Tra queste ultime non possiamo non ricordare Esperanza Spalding, contrabbassista e cantante tra le più influenti della sua generazione, oltreché una delle più autenticamente talentuose del panorama americano.

Trovo doveroso spendere due parole anche per la percussionista, compositrice nonché pianista e cantante statunitense Marilyn Mazur, che ha lavorato per anni con Miles Davis e Jan Garbarek, per citare solo due dei mostri sacri con cui ha collaborato stabilmente.

Oggi ha sessantacinque anni ma al tempo delle sue prime apparizioni nei concerti Davis, che ha sempre scelto per sé solo gli artisti migliori al mondo, faceva una certa impressione vederla esibirsi. Il caso della Mazur è poi particolarmente interessante perché nelle sue tournée si avvale oggi quasi solo esclusivamente di musiciste donne, nessuna delle quali  ammiccanti o particolarmente seduttive. Sono jazziste eccezionali, non giovani e dunque con un'esperienza che ha lo stesso peso di quella dei colleghi maschi, sebbene di questi non ne condivida la fama.

No, le donne non odiavano il jazz. Non lo amavano perché non potevano capirlo, non avendo mai nessuno avuto interesse ad insegnargliene il linguaggio.