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Veronica Liuzzi, artista multimediale si racconta in difesa del lavoro culturale

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di MARIA DEL ROSSO

 

Veronica Liuzzi, è una brillante artista multimediale di origini tarantine.

 

 


La sua ricerca artistica coinvolge sfere differenti e si focalizza sull’ accostamento di arti visive e nuovi media.

Durante la sua carriera artistica ha lavorato alla produzione di progetti multimediali ponendo particolare attenzione alle problematiche del corpo nel suo contesto sociale-ambientale.

I suoi lavori vedono l’ interazione di performance, teatro e tecnologia, mediante la produzione di videoproiezione e pseudo-ologrammi che vedono integrati all’ opera e allo spettacolo dal vivo, attraverso algoritmi impiegati nella produzione sonora scenografica e sistemi informativi utilizzati per la costruzione di scenari interattivi.

Inoltre, l’ artista lavora alla produzione di videoinstallazioni ambientali immersive.

Veronica ha esposto in diverse mostre, festival ed eventi nazionali ed internazionali tra cui: Ars Electronica Festival 2020 (Linz, Austria), Biennale della Tecnologia (Paratissima, Torino), Contempo (Torre Guaceto, Bari), Macro Asilo (Museo Macro, Roma), Quinzena de Dança de Almada Festival (Lisbona), Festival Terra del Pane (Matera 2019 Capitale della Cultura).

Veronica, come stai vivendo questo periodo di fermo del settore della cultura? Stai progettando e creando nuovi lavori?

“In questo periodo ho grossi progetti, in parte aperti e in parte in stand-by. Lavoro accostando le arti visive ai nuovi media ed integrando la tecnologia al teatro e alle arti performative. La mia produzione artistica richiede quasi sempre una grossa presenza di pubblico e una notevole interazione con lo spettatore, cosa purtroppo non concessa in questo momento. Non ho trovato, fino ad ora, un adeguato riscontro con un’eventuale riproposizione di un evento o di uno spettacolo sul web. Pur avendo sempre lavorato affiancando la tecnologia alla mia produzione artistica, i miei lavori vivono dell’interazione diretta con lo spettatore e lo streaming rischia di passivizzare l’evento, privandolo del caratteristico effetto “immersivo” fornito dall’utilizzo di alcuni media tecnologici. Di certo la ricerca non si arresta, ma il momento non permette di andare avanti come si vorrebbe, di investire determinate risorse con il rischio di andare incontro al nulla. Negli ultimi mesi ho assistito all’annullamento di tantissimi eventi, festival, spettacoli o mostre in cui era prevista la mia partecipazione. Alcuni molto importanti e di carattere internazionale. I più fortunati sono stati riversati sul web, ma con un seguito probabilmente meno alto. Sappiamo bene che anche i più appassionati stentano a trovare conforto nel digitale, il quale resta una fonte di fruizione ancora poco esplorata. Tuttavia, potrebbe essere il momento giusto per studiare delle strategie web innovative e più stimolanti, che si distacchino dalla semplice riproposizione su Internet di ciò che si faceva dal vivo e che purtroppo, essendo nato per un approccio diretto e vitale con il pubblico, tende a funzionare poco dietro ad uno schermo. Il digitale, la rete e la tecnologia in generale, possono offrire molto anche dal punto di vista della fruizione. Ma è necessario uno studio preventivo ed un’apposita progettazione in questo senso.”

Quali tutele bisognerebbe adottare per garantire dignità e lavoro ai tanti artisti come te?

“Quello dell’artista dovrebbe innanzitutto essere riconosciuto come un lavoro. Reale ed effettivo, legato ad un riscontro economico e non solo ad un piacere o ad una ricerca di visibilità. Ma questo è un problema di gran lunga antecedente al Covid ed al lockdown, perlomeno in Italia. A teatro, è considerato un lavoratore il tecnico delle luci, ma non l’attore. È necessaria una generale rieducazione riguardo al concetto di cultura e del fare cultura. In questo momento così complesso, lo stato dovrebbe intervenire con dei sostegni economici concreti e cercare di suddividere i livelli di allerta tra i vari settori in maniera ponderata, in un teatro o in un museo, proprio in vista della tipologia di pubblico e delle regole interne, la possibilità di assembramento e di contagio è minore rispetto ad altri comparti, paradossalmente meno penalizzati.”

L’ artista Pablo Picasso affermava che “L’ arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni”. Al riguardo, quanto l’ arte può essere efficace e divenire potenza curatrice dei nostri tormenti interiori in questo periodo complesso in cui l’ umanità sta vivendo ?

“La polvere che si è accumulata sul nostro animo è così tanta che, lentamente e progressivamente inizia ad offuscare anche il nostro sguardo. Molti degli avvenimenti e comportamenti opinabili manifestati negli ultimi tempi sono proprio legati a quella mancanza di spirito critico e di elasticità mentale che, invece, caratterizzano una mente allenata alla creatività, al pensiero laterale e divergente. L’arte ha un potere grandissimo, catartico, stimolante, capace di persuadere, sollecitare la riflessione, il dialogo e la conoscenza. Mi trovo spesso ad interagire, con rammarico, con persone che non hanno compreso quanto l’arte possa essere importante e possa giovare alla loro stessa vita, perché considerata semplicemente disgiunta dai loro percorsi professionali. Ma il bisogno di cultura fa parte di ogni campo, sia esso umanistico o scientifico, pratico o speculativo. L’arte, in questo senso, non è un lusso, ma è un qualcosa che tutti dovrebbero imparare ad utilizzare nel migliore dei modi.”

Un augurio per la rinascita del nostro Paese soprattutto dal punto di vista culturale.

“Il nostro Paese ha ancora la tendenza a relegare la cultura ad un mero fine estetico e decorativo, motivato dal diletto. A partire dalle scarse e superficiali modalità con le quali ci si approccia allo studio dell’arte nel sistema dell’istruzione. Per arrivare poi agli stessi artisti e mediatori culturali che insistono a considerare l’arte come qualcosa di strettamente elitario e lontano dall’interesse pubblico. Ma l’arte altro non è che una voce dal mondo e da ciò che al mondo accade. E il pubblico fa parte di questa voce. A volte ci dimentichiamo che è stata proprio la cultura, che ai più oggi appare così lontana, ad aver reso grande l’Italia. L’augurio più sincero che si possa fare al nostro Paese è quello della riscoperta: riscoprire la reale funzione dell’arte, dell’artista, nella vita e nella società; riscoprire le interessanti personalità artistiche presenti sul territorio, spesso invisibili e quasi sempre poco valorizzate; riscoprire il patrimonio culturale sulla base di una nuova volontà di rivalutazione.

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