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Bari, fogli di via

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di NICO CATALANO

Non si elimina la povertà ma si combatte il povero

Mentre nei giorni scorsi la Camera dei deputati approvava in modo definitivo e convertiva in legge il decreto Minniti-Orlando seguito da mille polemiche e critiche da parte di un largo fronte di associazioni, tra cui Arci, Acli, Libera, Caritas, Fondazione Migrantes e Medici senza frontiere,  il provvedimento legislativo che di fatto più che “eliminare la povertà combatte il povero” perché sacrifica le garanzie individuali ed alcune caratteristiche peculiari del nostro stato di diritto sull’altare di quella  richiesta emotiva, confusa e spesso ipocrita di sicurezza e di semplificazione delle procedure, a Bari la città che durante il prossimo mese di maggio ospiterà il  G7 dei ministri dell’Economia si registrano i primi effetti di queste superficiali quanto sconsiderate azioni legislative.

Infatti, con un provvedimento noto come Foglio di Via, notificato agli interessati, la Questura di Bari ha comunicato l’intenzione di allontanare quattro persone per tre anni  dal capoluogo pugliese.

Quello che viene  imputato a questi cittadini, è il fatto che in passato sono stati denunciati per l’occupazione di Villa Roth, quindi imputati in un processo, ma non ancora giudicati,  perché lo stesso non è ancora iniziato.

Villa Roth era un immobile dalla ex Provincia abbandonato dalle stesse istituzioni all’incuria e al degrado, riqualificato è quindi diventato successivamente alla stessa occupazione un posto meraviglioso, uno spazio sia abitativo che sociale in cui vivevano e collaboravano assieme attraverso pratiche di mutualismo famiglie senzatetto di  migranti e  italiani, studenti e lavoratori precari,  l’occupazione avvenuta sei anni fa, fu sostenuta da gran parte della città attraverso petizioni e riconoscimenti per le iniziative musicali, politiche e sociali intraprese proprio dal collettivo di Villa Roth, fino al 2013 quando l’occupazione ebbe termine e gli occupanti rinviati appunto in giudizio per il reato di occupazione abusiva.

Definire queste persone come pericolose dal punto di vista sociale è ridicolo, infatti ben altre sono le motivazioni che spingono la Questura su indicazione del governo ad applicare simili provvedimenti, cioè dare un segnale forte, al fine di impaurire e dissuadere tutti coloro che hanno ancora voglia di esprimere il loro dissenso in merito al prossimo G7 dei ministri dell’Economia e Finanza che si svolgerà in città, prevalentemente nel Castello Svevo  l’11, il 12 e il 13 maggio prossimi.

In linea con il decreto Minniti, non si perseguono i reati ma si perseguono le persone e le loro idee,  costringendo dei liberi cittadini a lasciare la  città dove studiano e lavorano per effetto di un decreto che può rovinare per sempre la vita di persone, la cui  l’unica “colpa” è quella di avere sottratto uno spazio pubblico all'incuria istituzionale per recuperarlo e restituirlo alla civiltà e all’umanità.

Una svolta autoritaria che persegue la logica perversa di rispondere ad ogni forma di lotta politica trattandola come se fosse una questione di ordine pubblico e quindi soffocare nella repressione ogni opposizione al pensiero unico dominante.

Un sistema criminalizzante che a priori condanna tutti coloro che dissentono, pensano criticamente, si impegnano per avversare le leggi sbagliate e per migliorare una società profondamente ingiusta, non può  essere considerato democratico.

Qualche decennio fa don Tonino Bello, il vescovo che teorizzava una “la chiesa del grembiule” esortava i pugliesi “ad abbandonare i segni del potere per abbracciare il potere dei segni” oggi sarebbe il caso di rispondere a questi segni di un potere arrogante e che ricorre a leggi securitarie con la forza del  potere di segni come lo sdegno, la solidarietà, la disobbedienza e la mobilitazione delle tante e dei tanti.