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Emigrazione: un caso italiano

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di ROSA MANNETTA

Il caso di Simone Sabaini è particolare.

La sua storia: nove anni fa lavorava nel Nord Est e faceva l’impiegato. Il primo passo che ha fatto è stato quello di licenziarsi. La sua è stata un’emigrazione opposta, nel senso che dal Nord, si è trasferito in Sicilia, a Modica. E a Modica, ha prodotto un’eccellenza siciliana: il cioccolato. Mi racconta Antonella, una mia amica incontrata in un bar di Avellino: “Il fatto che Simone, questo produttore, abbia lasciato il suo lavoro per stabilirsi in Sicilia, evidenzia che si deve avere il coraggio di osare. Osa chi vince. Una buona dose di coraggio, aiuta. Io non ho coraggio. Non ho la forza di emigrare, di fare la valigia e andare in Germania. Non ho il coraggio di imparare il tedesco. Ho il ragazzo che vive in città, come mi posso spostare? Ho un lavoro precario. Guadagno 400 euro, una somma esigua. In Germania ho degli amici che dopo la laurea, sono stati contattati da una ditta e si sono inseriti in una cittadina, a pochi chilometri da Berlino. Mi hanno invitato molte volte. Potrei insegnare la lingua italiana alla comunità di italiani che vivono in Germania. Sono abilitata all’insegnamento e spero di diventare docente in Italia. Ripeto, ho gli affetti nella mia città”. Antonella non vuole emigrare. Non si può giudicare la sua scelta. L’emigrazione è la ricerca di una speranza, di un viaggio verso condizioni di vita migliori. Può essere anche un viaggio nel mare Mediterraneo, verso la morte. Ricordiamo Aylan Kurdi, il bambino siriano che fu raccolto cadavere su una spiaggia della Turchia? Il comune di Tarsia, avrà un cimitero per seppellire i corpi di tutti gli stranieri che muoiono nel mare Mediterraneo e che provano a raggiungere il nostro Paese. Il cimitero sarà intitolato ad Aylan Kurdi. Il sindaco di Tarsia afferma: “Vogliamo ridare dignità a questi morti senza nome”. Fondamentalmente, noi crediamo ancora alla parola dignità. E ciò conta. Aldo Palazzeschi scriveva: “Gli uomini vogliono scoprirsi, conoscersi dentro...”. Che l’emigrazione possa diventare la speranza di un futuro migliore!