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10 Ottobre 2021

Blackout social, rischi per la sicurezza nazionale

I social sono molto più che strumenti di comunicazione.
Sono strumenti di propaganda. A volte di guerra.
Il controllo del funzionamento dei social deve essere una priorità.

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"Automotive Social Media Marketing" by socialautomotive is licensed under CC BY 2.0

“Automotive Social Media Marketing” by socialautomotive is licensed under CC BY 2.0

Di Pierdomenico Corte Ruggiero

4 ottobre 2021. Una data destinata ad entrare nella storia.

Facebook, Instagram e Whatsapp spariti dal web per oltre cinque ore.

Un blackout totale e mondiale.

Niente condivisioni, niente like, niente chat.

Con relativo panico.

Abbiamo dovuto ricorrere «all’archeologia» delle comunicazioni.

Email, telefonate ed sms.

Si discute molto sull’aspetto sociologico di quanto accaduto il 4 ottobre scorso.

Parliamo poco e scriviamo troppo.

Anzi nemmeno scriviamo. Usiamo like ed emoticon.

Per esprimere opinioni. Sentimenti. Emozioni.

Usiamo messaggi vocali, rigorosamente brevi.

Sintetizzare tutto. Anche i sentimenti.

Il blackout social ha portato a delle riflessioni.

Destinate a durare poco però.

Con il ritorno alla normalità è ricominciata la grandinata di like ed emoticon.

Altro aspetto importante, cruciale, è la sicurezza della rete di comunicazioni.

Perché Whatsapp, ad esempio, non ha solo funzioni ludiche.

Esistono gruppi Whatsapp in quasi tutte le realtà lavorative.

Per lo scambio di opinioni, documenti. Per organizzare il lavoro.

E’ possibile lasciare così importanti strumenti nelle mani esclusive di Mark Zuckerberg?

Evidentemente non è accettabile che un guasto nei server statunitensi possa paralizzare intere nazioni.

Anche perché esiste un rischio secondario, dagli effetti potenzialmente devastanti.

Il rischio saturazione.

Se le persone non possono comunicare con Facebook, Whatsapp e Instagram, usano strumenti alternativi.

Twitter, Telegram, ecc. Che però rischiano di saturare.

Le persone manderanno più sms, faranno più telefonate. Saturando la rete.

Sono rischi concreti.

Che toccano anche la sicurezza nazionale.

Uno degli elementi principali che garantisce la sicurezza delle reti di comunicazione è la ridondanza.

La duplicazione dei componenti critici di un sistema con l’intenzione di aumentarne l’affidabilità e la disponibilità.

Ridondanza che evidentemente non esiste nell’impero social di Zuckerberg.

Necessario anche potenziare le nostre reti di comunicazione mobile.

Praticamente non abbiamo più una rete di fissa di comunicazione.

Pochi hanno il telefono fisso. Pochissime le cabine telefoniche.

Tutto il traffico viene gestito da reti mobili.

Possiamo immaginare cosa potrebbe succedere in caso di emergenze.

Abbiamo maglie radio per situazioni critiche ma non sarebbero sufficienti.

Ampliare la dotazione di telefoni satellitari, usando satelliti nazionali, è una delle soluzioni.

I social sono molto  più che strumenti di comunicazione.

Sono strumenti di propaganda. A volte di guerra.

Il controllo del funzionamento dei social deve essere una priorità.

Ricordiamo con nostalgia i tempi delle lunghe lettere, delle telefonate dalle cabine.

Altri tempi. Forse migliori. La nostalgia rende il passato sempre migliore.

Viviamo, però, il presente. Con regole e necessità legate alla tecnologia odierna.

Comunicare è vitale.

Imparare dagli errori è altrettanto vitale.

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