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2 Maggio 2021

Da Micaela Quintavalle ad Allumiere, cosa succede nel Lazio?

Il Lazio viene definito un laboratorio politico. Dove vengono sperimentate nuove strategie ed alchimie.

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Credit foto Giampaolo Macoring CC BY-NC-ND 2.0 license

di Pierdomenico Corte Ruggiero

Credit foto Giampaolo Macoring CC BY-NC-ND 2.0 LICENSE

Il Lazio viene definito  un laboratorio politico. Dove vengono sperimentate nuove strategie ed alchimie. La prima, strategica, affermazione del Movimento Cinque Stelle avviene nel 2016 a Roma, con l’elezione a sindaco di Virginia Raggi. Il Movimento si presenta come forza di forte cambiamento, capace di scuotere la città Eterna. Rivoluzionaria la scelta di non partecipare all’assegnazione delle Olimpiadi, Roma aveva buone possibilità.  Il Movimento Cinque Stelle punta tutto , a parole, sul cambiamento. Cambiamento che molti si aspettano anche per le due più importanti municipalizzate del comune di Roma. Ama che gestisce la raccolta dei rifiuti, Atac che gestisce i trasporti. Due settori cruciali e problematici per l’amministrazione Capitolina. Soprattutto Atac che deve gestire i trasporti della Capitale d’Italia. Forte il sostegno in termini di voti dei dipendenti Atac a Virginia Raggi. Grazie anche all’impegno di Micaela Quintavalle. Autista Atac e sindacalista. Sindacalista vintage, con uno stile anni 70.  Coerenza e intransigenza nella difesa dei diritti dei lavoratori. Critica duramente l’operato di Ignazio Marino. La Quintavalle è una grillina doc, con la vittoria della Raggi tutti si aspettano un ruolo di primo piano per lei. In realtà Micaela Quintavalle è un personaggio atipico, talmente atipico da dichiarare di essere stata assunta in Atac grazie al sostegno di un sindacalista della Cisl. La Quintavalle le cose non le manda a dire e anche con la  giunta guidata dalla Raggi, il suo stile non cambia. Da sindacalista continua a difendere i lavoratori, anche da se stessi. Continua a denunciare le criticita in Atac. La sua coerenza inizia ad essere un problema. Una forza di governo, ha difficoltà a tollerare le voci di dissenso interno. Poi nel 2018, Micaela Quintavalle viene licenziata. Dopo aver rilasciato un’intervista in cui indicava nella scarsa manutenzione, la causa dei frequenti incendi degli autobus Atac.  Il giudice del lavoro, si esprimerà nei prossimi mesi, sulla legittimità del licenziamento. Certamente, il licenziamento della Quintavalle, è uno dei segni di metamorfosi politica del Movimento. Quando dalla piazza si passa alla stanza dei bottoni,  si scopre l’importanza dell’arte del compromesso, della dialettica più sfumata, della ricerca di inediti equilibri. Inediti equilibri, che permettono a Nicola Zingaretti, di governare il Lazio. Uscito vincitore dalle elezioni del 2018, ma senza una maggioranza solida ha dovuto subito iniziare a cercare nuovi equilibri. Inizia un progressivo percorso di avvicinamento al gruppo di consiglieri regionale del M5S, guidato da Roberta Lombardi. La stessa Roberta Lombardi che, nel 2013, aveva chiuso ogni possibilità di dialogo con Bersani per la formazione di un governo con il Partito Democratico. Aprendo la strada al futuro governo di Matteo Renzi, dopo la parentesi del governo Letta.  Mentre i rapporti politici tra Zingaretti e la Raggi non sono dei migliori. Mentre a livello nazionale, il Movimento governa con la Lega di Salvini. Nel Lazio inizia la collaborazione con Zingaretti. Nulla di nuovo, la Democrazia Cristiana era attraversata da differenti correnti, che si contrastavano senza esclusioni di colpi. L’asse politico tra Nicola Zingaretti e Roberta Lombardi, rende più facile la nascita del governo sostenuto da Partito Democratico, M5S e Leu. Molti hanno accusato  i cinquestelle di non avere coerenza, di governare con il loro peggior nemico, il Partito Democratico. In politica, però, non esistono nemici. Nessuna forza politica può governare da sola, bisogna ricorrere a coalizioni. In una coalizione, ciascun partito perde una parte della propria identità. Torniamo con la memoria al governo Craxi/Andreotti, per avere un lampante esempio. Il Movimento Cinque Stelle, aveva promesso agli elettori di non fare accordi, di non fare compromessi, di non accettare coalizioni con i vecchi partiti. Tutte promesse impossibili da mantenere, se vuoi essere forza di governo. Hanno quindi mentito agli elettori? Semplicemente in politica esistono due tempi. Quello della propaganda elettorale e quello del governo. Tempi diversi, con diverse necessità. Come dimostra la vicenda di Allumiere. Piccolo comune del Lazio.  Nel 2020, l’amministrazione comunale decide di iniziare una procedura di selezione per 5 impiegati. Si presentano 625  persone. La prima prova porta a selezionare 20 candidati per le prove successive. Qui iniziano le cose curiose, al ventesimo posto ci sono 85 persone a pari merito. Quindi alle prove successive non accedono 20 persone ma 104. Una volta ultimate le prove e stilata la graduatoria, Allumiere assume i 5 vincitori. Rimangono poi gli idonei non vincitori. Che, per legge, possono essere assunti da Comuni e Enti vicini. Diversi comuni della provincia di Roma, provvedono ad assumere attingendo alla lista di idonei del concorso di Allumiere. Decide di farlo anche il Consiglio Regionale del Lazio. L’ufficio di Presidenza, composto da M5S, Lega Partito Democratico e Lista Zingaretti, procede ad assumere 16. Tutto perfettamente legale, tutto regolare. Si scopre, però, che nella graduatoria del comune di Allumiere, ci sono molti amministratori e dirigenti politici riconducibili a Pd, M5S e Lega. La vicenda porta alle dimissioni del Presidente del Consiglio Regionale del Lazio. Come avrebbe reagito, da forza d’opposizione, il M5S davanti ai fatti di Allumiere? Il Lazio ha dimostrato, ancora una volta, la tendenza alla profonda mutazione genetica in politica. Il M5S ha scoperto che Andreotti aveva ragione, il potere è logorante solo quando non hai potere. Il Movimento ha deciso di diventare partito di potere, saranno gli elettori a giudicare questa scelta. Nel film « Scipione detto anche l’Africano», Catone interpretato da Gassman, detta una regola che trova spesso, troppo, applicazione in politica: « Basta essere come gli altri. Meglio mai, ma peggio è inutile». Per questo è difficile, anzi impossibile, trovare un governo dei migliori.