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3 Maggio 2021

Serena Mollicone, in cammino verso la verità.

Il 1 giugno 2001, ha termine il breve cammino terreno di Serena Mollicone. Uccisa a diciotto anni.

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Credit foto Pierdomenico Corte Ruggiero

Di Pierdomenico Corte Ruggiero

Il 1 giugno 2001, ha termine il breve cammino terreno di Serena Mollicone, uccisa a diciotto anni. « Ninetta mia, a crepare di maggio ci vuole tanto, troppo coraggio» cantava così il grande Fabrizio De Andrè. Serena Mollicone viene strappata via nel maggio della sua vita. Un delitto che ha sconvolto la sua famiglia, che ha sconvolto Arce, dove viveva, che ha sconvolto l’Italia. Tutti ricordiamo il suo sorriso, i suoi occhi, che scrutavano un futuro che doveva riservare felicità e che invece è finito nel bosco di Fontecupa. L’omicidio di Serena Mollicone, colpita alla testa e poi soffocata, ha dato inizio ad un cammino di verità che dura da vent’anni, portato avanti da papà Guglielmo Mollicone, che ora è in un posto migliore insieme a sua figlia Serena, portato avanti dagli investigatori e dalle persone di buona volontà che, a vario titolo, hanno dato un contributo. Un percorso difficoltoso, costellato di passi falsi e misteri. Nel 2003, per l’omicidio di Serena Mollicone viene arrestato e processato Carmine Belli. Sarà assolto con formula piena, ma mai risarcito per l’ingiusta detenzione.  Le indagini riprendono. L’ attenzione investigativa,  punta sulla stazione dei carabinieri di Arce. In particolare su Franco Mottola, che comandava la stazione nel 2001 e su suo figlio Marco. L’ipotesi investigativa è che Serena sia stata uccisa perché voleva denunciare Marco Mottola per spaccio di sostanze stupefacenti.  Nel marzo 2008, la verità sembra vicinissima. Il brigadiere dei carabinieri Santino Tuzi, in servizio ad Arce nel 2001, dichiara che Serena Mollicone si era recata in caserma la mattina del 1 giugno 2001. Una dichiarazione decisiva, che poi Tuzi ritratta, per poi confermare nuovamente. La svolta è arrivata.  E invece, no. La mattina dell’11 aprile 2008 Santino Tuzi si uccide con la pistola d’ordinanza. Per questioni sentimentali, questo stabiliscono le indagini. Tuzi la mattina dell’11 aprile, cerca di convincere l’ex amante a riprendere la relazione interrotta: lei rifiuta e lui si uccide.  I tabulati però, indicano che è l’ex amante che cerca per prima Tuzi quella mattina. Le indagini per la morte di Serena Mollicone e Santino Tuzi, proseguono tra mille difficoltà. Nel 2016 viene riesumata la salma di Serena. Esami condotti dalla Professoressa Cattaneo indicano in una delle porte della caserma di Arce la possibile arma del delitto. Inoltre i carabinieri del Ris, trovano sul corpo di Serena Mollicone reperti compatibili con la porta e la caldaia di uno degli appartamenti della caserma carabinieri di Arce. Vengono riaperte, grazie alle investigazioni difensive condotte dalla Dott.ssa Sara Cordella, consulente della famiglia Tuzi, le indagini sulla morte di Santino Tuzi. La nuova ipotesi è che Tuzi sia stato spinto al suicidio da qualcuno che voleva chiudergli la bocca. Nel 2019 vengono rinviati a giudizio per la morte di Serena Mollicone cinque persone: Franco Mottola, suo figlio Marco, sua moglie Anna, il maresciallo Quatrale e l’appuntato Suprano (gli ultimi due all’ epoca carabinieri in servizio presso la caserma di Arce). Quatrale è rinviato a giudizio anche per l’istigazione al suicidio di Santino Tuzi.  Il processo è iniziato da poche settimane. Già è chiara la strategia difensiva dei consulenti della famiglia Mottola, guidati dal Prof. Carmelo Lavorino: confutare la consulenza della Professoressa Cattaneo e le dichiarazioni di Santino Tuzi. Sarà un processo molto tecnico, sia dal punto giuridico che da quello della scienza forense.  La prova si forma in dibattimento e mai come in questo caso è vero. Noi seguiremo il processo, con una cronaca attenta e approfondita. Cercheremo anche di fornire spunti di riflessione. Iniziamo da due stralci tratti da una intercettazione ambientale agli atti tra uno degli imputati e Santino Tuzi:

« Quatrale: ed io non so più cosa dire boh! Senti ma tu glielo hai detto adesso che è stata fermata…che è entrata una ragazza?

Tuzi: si ho detto che era una ragazza»

« Tuzi: era andata sopra.

Quatrale: e quindi io penso che tu comunque l’hai controllata mo’ dalla telecamera o l’hai guardata dalla finestra dove stavate voi e comunque cioè voglio dire, voglio capire Tuzi che comunque sono passati tanti anni…».

« Che è stata fermata» e « dove stavate voi» potrebbero essere semplicemente due lapsus, o indicare rispettivamente che 1) la ragazza ( Serena?) è  fermata e portata in caserma dai carabinieri, 2) che la mattina del 1 giugno, davanti ai monitor della caserma di Arce, non c’era solo Santino Tuzi, ma un terzo soggetto. Ipotesi solo ipotesi. Le certezze arriveranno dal processo. Perché è tempo di verità.