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Ambiente

Inadempienza agli accordi sul clima: lo Stato Italiano sul banco degli imputati.

Duecento tra associazioni e singoli cittadini, hanno portato lo Stato Italiano sul banco degli imputati. L’accusa è di inoperosità riguardo al contrasto della crisi climatica in atto. Il nostro Paese, pur avendo firmato degli accordi internazionali per ridurre le emissioni dei gas serra, non ha dato seguito con i fatti a tali intenzioni.

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DI NICO CATALANO

Credit foto:  An energy company license CC BY-NC 2.0

Lo Stato Italiano, è finito sul banco degli imputati, accusato di incapacità nel mettere in atto le giuste azioni di contrasto per affrontare la crisi climatica in atto. A portare in giudizio il nostro Paese presso il Tribunale civile di Roma, sono oltre duecento tra associazioni e singoli cittadini, che hanno risposto all’appello dell’associazione Asud. L’associazione, da diversi anni impegnata in campagne nazionali e internazionali volte alla difesa dei beni comuni, dell’ambiente, e per la giustizia sociale, tramite questa azione vorrebbe chiedere ai giudici di imporre al governo italiano la messa in atto, di tutte quelle misure indicate dalla comunità scientifica, necessarie a contrastare il surriscaldamento climatico e le sue nefaste conseguenze per l’ambiente e la vita di tutti gli esseri viventi. Secondo quanto dichiarato da Marica Di Pierri, portavoce nazionale di Asud, l’iniziativa non mira alla richiesta di eventuali risarcimenti monetari, ma alla stesura da parte del governo di un piano di politiche concrete per fare rispettare il diritto per ogni essere umano di vivere in un ambiente caratterizzato da un clima salubre, sicuro e stabile, così come sta avvenendo in diverse nazioni del mondo. Lo Stato italiano, pur avendo in questi ultimi anni firmato degli accordi internazionali come l’Accordo sul clima di Parigi, e rilasciato dichiarazioni favorevoli circa il bisogno di interventi necessari per la lotta ai cambiamenti climatici, non ha dato seguito con i fatti a tali intenzioni. Infatti, le prescrizioni indicate dal Piano integrato per l’emergenza e il clima (Pniec), redatto nel 2019, riportano una riduzione delle emissioni dei gas serra entro il 2030, soltanto del ventisei per cento rispetto a quelle del 1990. Una quota molto inferiore rispetto a quanto sottoscritto nell’ accordo di Parigi, che impone ai Paesi Europei un taglio di almeno il sessantacinque per cento delle emissioni. Una situazione che porta il nostro Paese ad essere inadempiente verso la comunità internazionale, così come rilevato dai ricercatori di Climate Analytic. Questo importante istituto di ricerca, ha evidenziato che, se tutte le nazioni si comportassero come l’Italia, si arriverebbe entro la fine del secolo ad un aumento della temperatura di oltre tre gradi centigradi, cosa che porterebbe all’collasso molti ecosistemi. L’azione legale persegue anche lo scopo di aumentare la consapevolezza e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica rispetto all’emergenza climatica. Un’iniziativa che ha un favorevole precedente in Europa, con la sentenza emessa dalla Corte Costituzionale Tedesca, la quale lo scorso mese di marzo, accogliendo i ricorsi di alcune associazioni ecologiste contro la legge sul clima, impose al governo di quel Paese di rivedere le azioni di contrasto ai cambiamenti del clima e aumentare la percentuale della riduzione delle emissioni. Il clima stabile è un diritto come la vita, ogni giorno di ritardo da parte dei governi nel mettere in atto azioni di contrasto al cambiamento climatico, ha dei costi elevati sia ecologici che di diritti, costi che rischiano di ricadere tutti sulle generazioni future.

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