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Ambiente

Il Salento è in fiamme.

anche quest’anno con l’arrivo delle prime temperature elevate, nel Salento si stanno moltiplicando gli incendi

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DI NICO CATALANO

Credit foto dott. Francesco Carangelo

Nell’antica Grecia, l’olivo era considerato un albero sacro a tal punto che chiunque veniva sorpreso a danneggiarlo era punito con la morte. Oggi di quel patrimonio di conoscenze e prassi rispettose della natura e dei suoi ecosistemi si sono perse le tracce, persino negli areali un tempo assimilati proprio alla civiltà Magno Greca. Puntualmente, anche quest’anno con l’arrivo delle prime temperature elevate, nel Salento si stanno moltiplicando gli incendi, con migliaia di ulivi precedentemente attaccati dalla Xylella Fastidiosa dati in pasto alle fiamme. L’epicentro del fuoco, spesso di origine dolosa è proprio nel Salento Jonico, da Racale ad Ugento, sino a Tricase passando per Presicce-Acquarica del Capo. La coltivazione dell’olivo è sempre stata parte integrante del paesaggio di questo territorio. Dall’olio di oliva, utilizzato sia per svariati usi, così come nutriente e prelibato ingrediente nella dieta mediterranea è dipesa per secoli l’economia della zona. Nei secoli passati, l’olio “lampante” ottenuto nei frantoi ipogei, imbarcato nel porto di Gallipoli arrivava sino nel nord Europa, per illuminare le grandi città del continente. Diverse sono le testimonianze di questa fiorente epoca commerciale: gli antichi palazzi di Tricase, i giardini pensili di Presicce-Acquarica e la splendida piazza di Ugento. Niente a che vedere con il grigiore degli attuali paesaggi lunari campestri, conseguenza del fuoco che ha divorato migliaia di ulivi resi secchi dalla Xylella. Ai danni incalcolabili per il comparto agricolo, si sommano quelli d’immagine, con gravi ripercussioni sul settore del turismo, in un territorio che grazie alla sua bellezza è diventato da diversi anni la meta di un numero sempre maggiore di vacanzieri. L’estrema fragilità agroecologica in cui da anni versa questa porzione del Salento, sommata ai tantissimi ettari di uliveto da tempo improduttivi a causa dei ritardi burocratici per avviare espianti e reimpianti hanno reso la situazione critica. “Va rivista la legge n.44 del 21 maggio 2019, relativa all’attuazione del Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia, precisamente l’articolo 6 della stessa normativa. Se si chiede agli agricoltori di non estirpare, al fine di non perdere il diritto agli aiuti previsti, altresì si dovrebbe essere più celeri nelle istruttorie. Inoltre, la dotazione finanziaria dell’intervento è di molto inferiore rispetto al numero delle domande di aiuto, con molti potenziali aventi diritto collocati fuori dalle graduatorie. Questa situazione causa l’abbandono dei campi, con infestanti e sterpaglie che offrono il fianco sia agli incendi per autocombustione così come ad eventi di matrice dolosa” è quanto afferma Francesco Carangelo, dottore agronomo residente ad Ugento, dove in soli quattro giorni sono andati in fumo circa 300 ettari di oliveti. Fiamme che oltre alla vegetazione ardono tubi degli impianti di irrigazione e cumuli di immondizia, creando nubi tossiche di fumo che avvolgono anche i centri abitati. “Non esiste un colpevole di questa situazione, tutti hanno contribuito a tale disastro. Purtroppo è la conseguenza della mancanza di incisività dimostrata dalle istituzioni nel volere risolvere i problemi dell’agricoltura e in particolare di quella salentina. Mondo agricolo e nel caso specifico quello olivicolo che paga le divisioni nel suo interno, con problemi strutturali palesati da una filiera troppo lunga e un valore aggiunto che finisce altrove. A tutto questo si aggiunge il particolare momento di crisi dovuto alla recente pandemia che aumenta la disperazione in tanti coltivatori” asserisce Donato Ratano, dottore agronomo di Presicce -Acquarica e produttore olivicolo attento alle innovazioni scientifiche. Nel solo mese di maggio, in provincia di Lecce, sono state oltre 400 le richieste di intervento ai vigili del fuoco per gli incendi favoriti dallo stato di abbandono dei campi. “Sono diversi anni che assistiamo al susseguirsi di Leggi e programmi di sostegno con titoli accattivanti, sicuramente ottimi strumenti, i quali purtroppo rimangono sulla carta mentre le nostre campagne bruciano” dichiara Lucia Piccinni di Tricase, laureata in agraria a Bologna e ritornata nella Finibus Terrae per mettere a disposizione le conoscenze professionali acquisite. Mentre un lembo della terra di Puglia continua a bruciare assieme al suo paesaggio, la sua storia e cultura, in queste ultime ore viene presentata la campagna di comunicazione della Regione Puglia per l’estate 2021 e il nuovo spot dal titolo “Puglia, una storia d’Amore”. È proprio vero quanto affermava Tito Livio: Mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata.