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Ambiente

L’assalto delle Regioni alla legge Quadro sui Parchi: un dato preoccupante per la tutela dell’ambiente.

il Consiglio dei Ministri ha ravvisato nella normativa regionale pugliese sui parchi, in contrasto con la competenza esclusiva statale in materia di tutela del paesaggio sancita dalla nostra Costituzione.

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DI NICO CATALANO

Credit foto Roberto_Ventre license CC BY-SA 2.0

Cambiano i governi, si susseguono i presidenti del Consiglio, una tendenza rimane immutata e costante nel tempo: l’attacco delle Regioni alla Legge Quadro sulle Aree Protette. Durante quest’ultimo anno, il Consiglio dei Ministri è stato costretto ad impugnare alcune Leggi Regionali, che permettevano ai privati di intervenire nelle aree sottoposte a vincolo, ricadenti in due Parchi: il Parco dei Monti Simbruini nel Lazio e quello del Sirente-Velino in Abruzzo. Gli interventi legislativi di queste due Regioni, dimostrano quanto sia preoccupante e diffusa, la tendenza di varare strumenti di pianificazione territoriale il cui fine è quello di ridurre le tutele ambientali e urbanistiche, tramite l’implementazione di procedimenti semplificativi, l’esonero dalle autorizzazioni previste dalla Legge e all’introduzione di un numero infinito di deroghe agli strumenti urbanistici e paesaggistici vigenti. Inoltre, lo stesso Consiglio dei Ministri, è stato costretto ad opporsi alla Legge della Regione Puglia che prevedeva l’istituzione dei parchi naturali regionali di Costa Ripagnola e del Mar Piccolo di Taranto, garantendo tutele paesaggistiche minori di quelle previste dal Piano Paesaggistico Territoriale regionale (Pptr) istituito dalla stessa Regione. Pertanto, il Consiglio dei Ministri ha ravvisato nella normativa regionale pugliese, una difformità rispetto a quanto novellato dall’articolo 145 del Codice dei beni culturali e del paesaggio e quindi in contrasto con la competenza esclusiva statale in materia di tutela del paesaggio sancita dalla nostra Costituzione. Inoltre l’intervento legislativo della Regione Puglia, presentava un approccio precettistico contrastante, se non peggiorativo rispetto al Piano Paesaggistico vigente, quest’ultimo strumento di pianificazione è considerato nell’impianto normativo nazionale della tutela del paesaggio, il piano direttore generale, sovraordinato a tutti gli altri strumenti di pianificazione territoriale, sia urbanistica, che settoriale. Secondo le varie associazioni ambientaliste e di difesa dei diritti del cittadino, la principale criticità riguardo a queste Leggi regionali, sta nel volere affrontare importanti tematiche che dovrebbero coinvolgere l’intera collettività nazionale, come la tutela del paesaggio, della natura e della biodiversità, con logiche esclusivamente localistiche e campanilistiche. Un ritorno al passato rispetto a quanto normato con la Legge Quadro approvata nel 1991, la quale oltre a dettare gli standard minimi uniformi finalizzati a tutelare i parchi e le riserve naturali nazionali, vincola il legislatore regionale nell’ambito delle proprie competenze. Le impugnative del Consiglio dei Ministri, evidenziano il principio che la disciplina delle aree protette rientra nella competenza esclusiva dello Stato e le Regioni possono soltanto determinare maggiori livelli di tutela, ma non derogare alla legislazione nazionale. Il Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie, ha recentemente comunicato che in quest’ultimo anno, sono aumentate in modo esponenziale, le impugnative da parte del Consiglio dei Ministri in opposizione alle Leggi regionali in difformità a quanto stabilito dagli articoli 9 e 117 della Costituzione in materia di tutela dell’ambiente, dell’ecosistema, del paesaggio e dei beni culturali. Un dato allarmante sia per i costi amministrativi che tali attività comportano, ma anche in quanto dimostra il livello di mediocrità e di provincialismo che caratterizza l’attuale classe politica.