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Una duplice Italia

Proteste in piazza, aggressioni ai giornalisti, cortei vietati, attentati dinamitardi al Parlamento sventati solo perché annunciati sui social dagli stessi organizzatori. Lockdown solo per i no-vax, per tutti in zona rossa, certificato vaccinale anche su bus, treni, mezzi pubblici. La diffidenza nei confronti dell’altro spiana la strada all’odio, la propaganda politica calca la mano, la lotta alla pandemia diventa un conflitto “noi contro loro”. Il post pandemia non dovrebbe essere una guerra tra cittadini, o perlomeno non doveva esserlo, eppure è sul punto di diventare tale.

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Immagine presa di Wikimedia Commons, pertanto è di dominio pubblico

di Alessandro Andrea Argeri

A fronte delle continue divisioni interne all’opinione pubblica, allo stato attuale possiamo constatare di vivere in una duplice Italia, composta da una parte da tutti quei cittadini ossequiosi delle regole, disposti ad indossare le mascherine, favorevoli ai vaccini in virtù della paura del contagio, mentre dall’altra invece abbiamo i cortei strumentalizzati dalle frange più estreme dei partiti, i no-vax, no pass, no tutto, i cui militanti dal 6 dicembre potranno andare solo al lavoro.

Controllo Green Pass. L’immagine è presa da Wikimedia Commons, pertanto è di dominio pubblico.

Col calo delle temperature la situazione pandemica si è notevolmente aggravata, per questo sono necessarie nuove misure, più stringenti, decise, efficaci, anziché il continuo tergiversare sulla linea ambigua del certificato vaccinale. Dopo due mesi in bianco infatti nella penisola tornano le zone gialle, con il Friuli-Venezia Giulia, non a caso sede di numerosi cortei contro la linea politica adottata dal Governo Draghi, pronto a introdurre nuove restrizioni già da lunedì 29 novembre dopo aver superato tutti i parametri necessari al cambio colore: occupazione delle aree mediche oltre il 15%, attualmente è al 19,5%, terapie intensive oltre il 10%, ora è al 16%, incidenza settimanale oltre i cinquanta casi ogni centomila abitanti, qui il dato è enormemente superiore, 346,4.

Il governatore di regione, Massimo Fedriga, si dice pronto a introdurre per primo il “super green pass”, in anticipo rispetto ai programmi nazionali. Bolzano resta zona bianca, seppur in bilico, grazie alle terapie intensive sotto il livello critico. La curva dei contagi però sale velocemente: da novantotto a centoventicinque casi ogni centomila abitanti, con diciannove regioni oltre la soglia della zona bianca. Si alzano anche i tassi di occupazione nelle terapie intensive, al 6,2%, mentre l’indice Rt resta fermo a 1,23. Crollano le borse. Milano cede il 4.6%, tuttavia l’obiettivo primario resta sempre quello di salvare un’economia già fatiscente da ben prima della pandemia.

Nella foto due flaconi di vaccino Pfizer Biontech. Immagine presa da Wikimedia Commons, pertanto è di dominio pubblico.

Ad ogni modo, in Europa se la passano persino peggio di noi. Nel Regno Unito ci sono centottanta morti giornaliere, nonostante parlino di “equilibrio”, l’Austria dimostra come il lockdown per i soli non vaccinati non sia stata la soluzione migliore per prevenire una chiusura generale, comunque avvenuta, la Francia prova a imitare l’Italia ma rispetto a noi è ben più vicina al collasso. Non stupiscono allora le parole di Jens Spahn, ministro della sanità in Germania: <<I tedeschi a fine inverno vaccinati, guariti o morti!>>.

Insomma, sembra di essere tornati indietro esattamente di un anno: calano le temperature, il virus avanza, si riempiono le terapie intensive, manca solo il vecchio tormentone “chiudiamo oggi per non chiudere a Natale”, seguito da “chiudiamo a Natale per non chiudere a Capodanno, Carnevale, Pasqua, in estate, un giorno nel prossimo futuro”. Tuttavia rispetto al 2020, quando tutta Italia era zona rossa, grazie all’arma dei vaccini a novembre non abbiamo ancora chiuso. A tal proposito, per prevenire il peggio il Governo ha deciso di introdurre il “super green pass”, il cui nome non indica una nuova evoluzione di Dragonball, ma una misura per convincere le frange irriducibili dei “no vax” a vaccinarsi.

In pratica siamo davanti a un altro “non obbligo” con la funzione dell’imposizione, un convincimento retorico, un po’ forzato, pieno di contraddizioni, ma giusto nel suo complesso, a maggior ragione per fronteggiare la nuova variante “sudafricana”, ribattezzata “omicron”, attraverso la necessità di effettuale la terza dose di vaccino ad almeno cinque mesi dopo la seconda, per contrastare il calo dell’immunità vaccinale. L’inoculazione sarà obbligatoria per il personale amministrativo del Servizio Sanitario Nazionale, impiegati del mondo della scuola, militari, chiunque altro lavori a contatto col pubblico.

Il certificato vaccinale infine diverrà ancora più indispensabile per accedere ad ogni spazio della vita sociale, anche sui mezzi pubblici. La stretta del governo annuncia quindi un tour de force per evitare la catastrofe lockdown, ovvero la debacle totale di ogni tentativo di prevenzione, “ripresa”, “resilienza” attuato finora.

Questa è la teoria, la pratica è un’altra storia. Nel mondo reale applicare le riforme è un esercizio ben diverso dal dichiararle fugacemente in conferenza stampa, altrimenti rischiano di ridursi a semplici norme. Sui trasporti controllare il green pass potrebbe esser difficile, considerato come molte volte non lo richiedono nemmeno i ristoratori. Il caso di Piero Angela, novantotto anni, costretto a litigare in un ristorante a Roma per sottoporsi al controllo del certificato rasenta l’assurdo, oltre che un esempio di quanto sia difficile seguire una linea veramente drastica se la popolazione non collabora pienamente. Eppure agli albori della pandemia, durante il primissimo lockdown, chiunque avrebbe pagato per ricevere una dose di vaccino pur di tornare alla normalità, ora invece la mentalità è cambiata radicalmente.

Complice di questa situazione è sicuramente il fallimento totale della campagna comunicativa da parte dell’Ema, a causa della quale il diffondersi dell’incertezza ha generato una malsana paura, su cui la destra ha letteralmente giocato per raccattare un paio di voti in più. A questo si aggiungono alcuni virologi “fuori dal coro”, alquanto impazienti nell’esprimere i propri timori sull’efficacia dei vaccini davanti a una telecamera anziché nelle sedi competenti, dove avrebbero potuto confrontarsi preventivamente coi loro colleghi prima di diffondere il panico.

Ancora, appurato finalmente come le scuole siano inneschi di focolai, con l’estensione dell’obbligo vaccinale anche ai bambini dai cinque ai dodici anni, riusciremo ad evitare l’imbarazzante circolare del Ministero dell’Istruzione in cui raccomanda di tenere le finestre aperte ove impossibile consentire il distanziamento sociale nelle classi, in una strana logica del “meglio la polmonite a gennaio del covid”? Oltretutto il Ministro Patrizio Bianchi si è rifiutato categoricamente di comunicare i dati relativi ai contagi nelle scuole.

Immagine presa da Wikimedia Commons, pertanto è di dominio pubblico.

Ma non è che forse il green pass, sia super, ultra, mega, di terzo, quarto, quinto livello, viene utilizzato come arma di distrazione di massa per compensare certe mancanze? Dunque noi italiani ci scanniamo a vicenda, divisi in due schieramenti, volutamente incentivati dalla propaganda politica, con “il no vax” divenuto il nemico pubblico numero uno, una sorta di untore cattivo, sovversivo, causa dei mali nel mondo, a cui l’estrema destra non manca di strizzare l’occhio, in una campagna mediatica dove quasi vengono incentivati a non seguire le regole, a non avere senso civico, pur di non aderire alla “società orwelliana”, per “evitare lo sbarco degli immigrati illegalmente”, per “non essere schiavi delle lobby farmaceutiche”. Ecco dunque come appena poco più del dieci percento della popolazione ottiene il potere di fermare il restante ottantasei.

Fortunatamente però c’è un boom di prenotazione per le terze dosi, con un record mai registrato di 269.244, segnale di come la maggioranza degli italiani ha capito quale sia la via per uscire dalla pandemia.

Quella attuale è una duplice Italia anche dal punto di vista istituzionale. Infatti mentre assistiamo alla lenta, progressiva scomparsa del Parlamento, il Governo agisce sempre più attraverso una misura eccezionale, garantita dalla costituzione ma permanente: i decreti legge, approvati poi entro sessanta giorni nella logica dell’emergenza, delle finanziarie, delle guerre, delle pandemie. Per spiegarlo con i dati, il Governo Draghi ha una media mensile di 3.5 decreti legge, da quando si è insediato ne ha approvati trentadue, con richieste di fiducia ogni 10.8 giorni. Resta dunque da capire quanto possa considerarsi eccezionale uno stato di emergenza tramutato in abitudine.

Sia chiaro, l’Italia è una democrazia parlamentare: noi cittadini non votiamo né il Capo di Stato né il Governo, ma i componenti del Parlamento, i quali però non vengono nemmeno consultati, col risultato di una democrazia malata, assuefatta. Ora, se i parlamentari perdono importanza, la sovranità popolare si svuota, però lo svuotamento del Parlamento è un male per lo stato democratico, nonché un altro fattore da cui deriva l’apatia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. I partiti sono dei gusci vuoti, delle sigle, delle compagini lasciate ad azzuffarsi in televisione per animare il dibattito mediatico: una rissa di turpiloqui inconcludenti in cui si additano i colpevoli, si rinfacciano gli illeciti, si propongono piani più vaghi del piacere indefinito di Leopardi.

Dunque, il parlamento non conta più, i partiti hanno smesso di rappresentare anche quei pochi cittadini presentatisi alle urne, il Governo governa praticamente da solo, però chiede la fiducia ai parlamentari, i quali la rinnovano puntualmente per non andare a casa prima della fine della legislatura. La democrazia alla fine è venuta meno. Essere di sinistra oggi vuol dire essere antifascisti, europeisti, costituzionalisti, ma soprattutto significa non essere di destra. Stesso ragionamento a parti invertite, dove essere di destra vuol dire essere anticomunisti, antigiustizialisti, cristiani sostenitori della famiglia tradizionale, principalmente contro la sinistra.

Tuttavia entrambi gli schieramenti non hanno più un significato concreto. Basti pensare a come le Camere nemmeno riescano a discutere delle riforme riguardanti direttamente i partiti. Nel mentre da dietro qualcun altro lavora alle riforme, in solitudine. Allo stato attuale, in questo Stato, tornano alla mente le parole di Anna Arendt: <<Non tornano i totalitarismi, le grandi dittature del novecento, ma possono affermarsi le democrazie autoritarie, che si poggiano proprio sulla sfiducia, sulla stanchezza, sull’apatia dei cittadini>>.

Dopo aver parato di cittadini, no pass, pro vax, parlamentari, istituzioni, democrazia, concludiamo l’articolo di questa settimana con una domanda: in Italia si parla sempre i diritti, ma mai di doveri, eppure ogni diritto comporta un dovere. Quindi chi non compie il proprio dovere, merita diritti?

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Giornalista regolarmente tesserato all'Albo dei Giornalisti di Puglia, Elenco Pubblicisti, tessera n. 183934. Pongo domande. No, non sono un filosofo (e nemmeno radical chic).