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LA PANDEMIA DELLA STUPIDITÀ

Complotti, deliri in piazza, psicosi dettate da manie di persecuzione, guerra contro tutti. Non è una descrizione del parlamento nostrano, a discapito di quanto sulle prime possa sembrare, ma la fotografia dell’attuale situazione italiana. Quella da coronavirus si è trasformata nella pandemia della stupidità, dove regnano il masochismo, un’insolito revival del senso democratico confuso con l’anarchia, per il quale anche chi pensa di poter votare per il Presidente del Consiglio si è scoperto “costituzionalista”, ovviamente l’immancabile odio nei confronti delle minoranze, per concludere infine con la disinformazione diffusa tramite teorie degne di una distopia ben congegnata, con tanto di complimenti dello stesso Orwell. In fondo però il bello della democrazia è proprio questo: tutti possono parlare, perché contano le opinioni, non chi le pronuncia.

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di Alessandro Andrea Argeri

Lunedì 3 gennaio 2022-entriamo nel terzo anno pandemico. A marzo 2020, quando per la prima volta nella storia moderna un’intera popolazione entrò in lockdown, nessuno si sarebbe sognato di ripudiare il vaccino, anzi, lo chiamavamo a gran voce dai balconi affinché andasse veramente “tutto bene”. Ebbene, la domanda dell’anno è: cosa è cambiato da quel momento ad oggi? Forse questa si è trasformata nella pandemia della stupidità.

Ho deciso di aprire questo articolo con uno scatto di Alberto Giuliani nel reportage “Il Coraggio. La Gratitudine”, trovato su Wikimedia Commons, per documentare a marzo 2020 il lavoro svolto dal personale sanitario dell’Ospedale San salvatore di Pesaro, durante i primi mesi della pandemia. Nella foto si vede un medico, uno dei tanti eroi di questo difficile periodo, fotografato in un momento di totale abbandono, quasi distaccato dal tempo, dallo spazio, dal mondo circostante, in preda alla stanchezza causata dagli incessanti, estenuanti, massacranti turni di mediamente dodici ore a cui è sottoposto, catapultato “in una lotta, in una guerra impari”. <<Si toglievano maschere, berretti e guanti davanti al mio obiettivo, restando immobili, cercando una sorta di normalità nell’inferno che stavano vivendo.>> ha scritto Giuliani nella descrizione della sua foto.

Nella foto due flaconi di vaccino Pfizer BioNTech. Immagine presa da Wikimedia Commons, pertanto di dominio pubblico.

Certamente, in una situazione già difficile da comprendere per gli stessi scienziati, le mille contraddizioni dell’AIFA non hanno aiutato, le trombosi provocate da un’Astrazeneca somministrato ad individui non adatti è stato il colpo di grazia alla fiducia nella scienza, già minata da biologici improvvisatisi virologi in televisione, più propensi ad esprimere dubbi dinanzi a una telecamera anziché negli appositi convegni per adottare una linea di pensiero, se non unanime, almeno coerente a distanza di pochi giorni.

La campagna mediatica non è stata efficace: da dover sensibilizzare ha ottenuto l’effetto contrario non appena è stata strumentalizzata dal dibattito politico, alcuni partiti hanno addirittura finanziato segretamente frange estreme no vax, le cui teorie oscillano dal semplice scetticismo al più assurdo complottismo, perché in fondo è più semplice credere alle rapide bugie, quelle risposte facili di immediata comprensione, dove la realtà fattuale, tanto vera quanto caotica, viene sovrastata da una linearità trascendente, la credenza per la quale qualcun altro, più potente di noi, voglia regolare la nostra vita, dunque bisogna contrastarlo attraverso una lotta titanica da combattere a tutti costi, letteralmente all'”ultimo sangue”.

Grafico preso dal sito del Governo, a disposizione di tutti i cittadini, pertanto di dominio pubblico (https://www.governo.it/it/cscovid19/report-vaccini/ ).

Ad ogni modo, nonostante la propaganda, la campagna vaccinale corre ad ampie falcate. Come si vede dal sito messo a disposizione del Governo per monitorare l’andamento delle somministrazioni infatti, sono state somministrate più di 110 milioni di dosi. Di questi, l’84% della popolazione over 12 ha ricevuto almeno una dose (sarebbero più 48 milioni di cittadini), l’85,4% ha completato il ciclo vaccinale (poco più di 46 milioni di italiani), mentre i guariti sono 402.670. Inoltre già 19.300.039 di italiani hanno ricevuto il così detto “booster”. Rimane però lo scoglio delle vaccinazioni ai bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni, di cui l’8,2% ha solo una dose, lo 0,01% ha completato il ciclo vaccinale, mentre i guariti da al massimo sei mesi sono il 3,36%.

Secondo i dati messi a disposizione dal Ministero della Salute, il confronto con il 2020 parla chiaro nell’avvalorare l’efficacia del vaccini: i decessi sono calati dell’87%, praticamente un crollo vertiginoso, le terapie intensive non sono al collasso, occupate o meno dai no vax. Solo i positivi registrati sono in numero maggiore, ma un anno fa non avevamo effettuato cinque milioni di tamponi in una settimana. Ancora, lo scorso anno, in questo stesso periodo, eravamo in zona rossa, ora invece il sistema a colori è stato abolito, anche se figurano delle regioni in giallo dove le restrizioni sono comunque più blande di quelle di un anno fa. A tal proposito, ricordiamo: il vaccino non copre dalle infezioni, ma dalle complicazioni gravi della malattia.

Nella foto un centro vaccinale. Immagine presa da Wikimedia Commons, pertanto di dominio pubblico.

C’è poi il certificato vaccinale, un obbligo subliminale, sebbene tutto sommato efficace, causa di mille polemiche. Alla fine il Consiglio dei Ministri ha trovato l’intesa con la maggioranza: Green Pass “rafforzato” per chi è guarito o vaccinato, necessario per accedere ad ogni aspetto della vita pubblica, dai cinema ai teatri, dai trasporti pubblici locali a quelli nazionali, dai bar agli hotel, dai ristoranti a chiuso ai locali all’aperto. Tuttavia si potrà andare tranquillamente al lavoro, anche se positivi. Dunque si intensifica la stretta sui divieti per i no-vax, con l’ipotesi del lockdown per i soli non vaccinati a partire dal 10 gennaio, perfetto per alimentare nuove divisioni tra i cittadini, per incentivare le politica del nemico pubblico da combattere, vitale per il Governo, necessario a tenere unita una maggioranza non rappresentativa ma concorde nella necessità personale di arrivare a fine legislatura per ritardare quanto più possibile il taglio dei parlamentari.

Intanto vengono sfiorati i 100mila casi, in una situazione in cui per decidere le restrizioni si continuano a conteggiare i positivi anziché le occupazioni nelle terapie intensive, nonostante tra i contagiati figurino non solo i non vaccinati ma anche gli asintomatici, o chi grazie al vaccino ha contratto la malattia in forma lieve. Oltretutto i circa 130mila contagi attuali, record assoluto in 24 ore, sono stati registrati a fronte di cinque milioni di tamponi effettuati in una sola settimana. Cambiano tuttavia le regole della quarantena: eliminata per chi è vaccinato con almeno due dosi da meno di 4 mesi su richiesta delle Regioni, dopo il presentarsi del rischio di blocco per i servizi essenziali considerato l’aumento dei contagi. L’estensione del Green Pass anche per i lavoratori sarà valutato il 5 gennaio, i quali ancora una volta figurano tra gli umiliati della pandemia.

In questo clima di tensione torna l’ipotesi dell’obbligo vaccinale, con quasi il 90% della popolazione già vaccinata. Il consigliere scientifico del ministro Speranza, Walter Ricciardi, ha dichiarato: <<Che ci fossero varianti in grado di produrre ondate pandemiche peggiorative, una più dell’altra, non era mai successo, bisogna esternare l’obbligo vaccinale ad altre categorie, richiedere il super green pass ai lavoratori e vaccinare i bambini in maniera estensiva sono i prossimi passi per evitare che questa ondata pandemica, impetuosa, peggiori>>. Tuttavia l’Italia non è il mondo. Fino a quando ci sarà gran parte della popolazione mondiale non vaccinata le varianti continueranno a tornare. Risuonano allora le parole del compianto Gino Strada, quando a marzo 2021 sosteneva la necessità di portare i vaccini anche nei paesi meno abbienti, i quali non possono permettersi il “lusso” della tutela alla salute, come ad esempio in Africa, da dove non a caso è arrivata la variante Omicron.

Dunque torniamo a ripeterci in loop sempre gli stessi argomenti, immersi nell’eterno ritorno, nella speranza gli “irriducibili” possano comprendere anziché convincersi, col buon proposito per il 2022 di concludere questa goffa guerra civile. Perché mentre quest’anno combattevamo tra noi per chi “si era fatto la punturina”, gran parte del territorio ha preso fuoco a causa delle alte temperature, con danni incalcolabili al settore primario, il nord della penisola invece è stato devastato da alluvioni, vedasi quella nella zona di Como.

Ancora, lo sblocco del decreto anti-licenziamenti ha causato una macelleria sociale senza precedenti, arginata in minima parte dal reddito di cittadinanza, fortemente osteggiato da un’aristocrazia dal carattere spiccatamente oligarchico dove chi prende più di diecimila euro al mese è riuscita a convincere chi ne percepisce mille che il motivo per cui ha i salario più basso d’Europa è il povero con un modico sussidio di cinquecento, massimo ottocento euro: un sotterfugio da maestri, degno della migliore politica moderna!

In tutto questo le bollette sono aumentate, anzi, raddoppiate, perché la transizione ecologica è solo un ideale, non per altro per il Ministro incaricato è più importante combattere le guerre puniche, i post sui social, inneggiare a una cultura tecnica senza teoria anziché spendere in risorse rinnovabili, diminuire la dipendenza energetica dell’Italia dagli stati esteri nonché dai combustibili fossili. Infine la legge di bilancio è risultata inutile ancor prima di essere approvata, tanto da indurre i sindacati a proclamare dopo sette anni lo sciopero generale, in un Italia dove sono al centro tutti i diritti, tranne quelli fondamentali.

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Mi pongo delle domande. No, non sono un filosofo.