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FORMALIZZATO L’OBBLIGO VACCINALE.

Arriva la stretta del Governo Draghi. Obbligo vaccinale fino al 15 giugno 2022 per tutti gli over 50, a meno di esenzione sotto certificato medico. Dal 15 febbraio super green pass necessario per andare a lavoro, con possibilità per le aziende di sospendere i lavoratori non vaccinati. “Green pass base” invece per accedere ai servizi alla persona quali parrucchieri, centri estetici, uffici pubblici, alimentari, banche, Poste, centri commerciali. In pratica l’obbligo vaccinale, già presente nella sua variante retorica chiamata “green pass”, è stato formalizzato per una parte dei cittadini, ma dove sono le decisioni coraggiose?

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Immagine presa da Wikipedia Commons, pertanto di dominio pubblico.

La riunione del cinque gennaio del Consiglio dei Ministri è stata perlopiù una lite durata ben tre ore. Il Pd, sostenuto da Italia Viva e Liberi e Uguali, puntava all’obbligo vaccinale per tutte le categorie di cittadini, indipendentemente da fasce d’età o lavorative, ma la Lega, assieme ai Cinque Stelle, è stata categorica nell’opposizione sia al super green pass per servizi pubblici sia al vaccino per gli over quaranta. Poi però, con la mediazione del capo del Governo si è raggiunto un compromesso dove un po’ tutte le parti hanno mostrato segnali di cedimento. Alla fine è stato formalizzato l’obbligo vaccinale per tutti i cittadini ultracinquantenni, anche stranieri, residenti in Italia.

Nella foto Palazzo Chigi. Immagine presa da Wikimedia Commons, pertanto di dominio pubblico.

L’8 gennaio è entrato in vigore il nuovo decreto del governo Draghi. Per chi non si vaccina dal primo febbraio scatta una sanzione dell’Agenzia delle Entrate dell’ammontare di “100 euro una tantum”. Le restrizioni per i non vaccinati diventeranno ancora più stringenti, ma le perplessità rimangono. I lavoratori sprovvisti di super green pass non potranno andare a lavorare. Saranno perciò considerati assenti ingiustificati senza però perdere il lavoro, sebbene i giorni d’assenza non saranno retribuiti. Per evitare il bocco delle fabbriche, le aziende potranno sostituire i lavoratori sospesi. Il posto di lavoro sarà garantito fino al 15 giugno.

Tutte le misure del Governo.

Rimane l’obbligo della mascherina non solo al chiuso ma anche all’aperto, per ora fino al 31 gennaio. Sia nei locali sia sui mezzi di trasporto continuerà ad essere necessario indossare la FFP2. Oltre a bar, ristoranti, luoghi adibiti per lo spettacolo, palestre, piscine, bisognerà avere il “green pass rafforzato” anche per accedere ad alberghi, impianti sciistici, strutture ricettive, feste pubbliche o private, congressi, servizi di ristorazione all’aperto, trasporti pubblici locali. Stretta anche sugli stadi. All’aperto la capienza sarà del 50%, al chiuso del 35%.

I positivi, asintomatici da tre giorni, con almeno due dosi di vaccino ricevute da non più di 120 giorni, resteranno in isolamento per sette giorni, al termine dei quali dovranno sottoporsi a test antigenico o molecolare, mentre per gli asintomatici la quarantena sarà solo di dieci giorni. Il “green pass base” si ottiene con un tampone. Varrà 72 ore se quest’ultimo è molecolare, 48 con l’antigenico. Il “green pass rafforzato” invece viene consegnato mediante vaccinazione.

Cambiate anche le regole per le quarantene a scuola, sulle quali le Regioni si sono scontrate col Governo, con in sottofondo l’eco dei presidi a favore della didattica a distanza (dad). Per le scuole dell’infanzia si andrà in dad al registrarsi del primo caso di positività, mentre per l’istruzione secondaria scatterà la modalità online con almeno tre casi. A tal proposito, per consentire un rientro in sicurezza per la seconda parte dell’anno scolastico, oltre che un miglior tracciamento della curva pandemica, il commissario straordinario all’emergenza Covid Figliuolo ha disposto 92,5 milioni per permettere di effettuare tamponi gratuiti agli studenti. Introdotto inoltre l’obbligo vaccinale anche per il personale universitario, in aggiunta a quello imposto alle forze dell’ordine, agli assistenti sanitari, ma non ai rappresentanti pubblici.

La formalizzazione dell’obbligo genera comunque perplessità.

Finalmente l’Esecutivo guidato da Mario Draghi esce dalla vaghezza per intraprendere una politica chiara, sicuramente imperfetta, ancora una volta fonte di critiche, però comunque diversa dai soliti contentini sterili usati per tenere a bada i partiti a cui ci eravamo abituati. L’Italia è il primo paese europeo in cui la misura entrerà in vigore, ma non il primo ad averla introdotta. Prima di noi infatti l’Austria ha imposto l’obbligo alla vaccinazione per tutti i cittadini di età superiore a 14 anni, mentre la Grecia a fine novembre 2021 aveva imposto l’obbligatorietà per gli over 60. Secondo l’anagrafe vaccinale del ministero della Salute, gli italiani over 50 non vaccinati sarebbero circa due milioni, oltretutto sarebbero anche i più a rischio ospedalizzazione, quindi il buon proposito sarebbe di vaccinarli in poco meno di tre settimane.

Le perplessità più famose in questi ultimi giorni sono arrivate dal virologo Roberto Burioni, il quale sua pagina Twitter ha scritto: “Dare a chi evade l’obbligo vaccinale una multa (100€) una tantum più o meno equivalente a due divieti di sosta (41€x2) rende l’obbligo stesso una grottesca buffonata. Dispiace vederla arrivare da un governo che si credeva serio. Spero di avere capito male.”

Certo, bisogna prima capire quanto possa definirsi “serio” un Governo composto da una maggioranza così eterogenea, ancor di più se si considera come un partito fondamentale alla maggioranza sia contemporaneamente all’opposizione, o le dichiarazioni di due ministri, appena usciti dalla riunione a Palazzo Chigi, esattamente l’uno accanto all’altro, difronte alle telecamere dichiarano due disposizioni diverse in merito alle stesse decisioni votate in Consiglio dei Ministri.

Ad ogni modo, Burioni è stato accusato di essere “un criticone”, eppure nel suo “criticare” non ha nemmeno tutti i torti. Per spiegarla con alcuni esempi: se si butta una cicca di sigaretta per strada si rischia una sanzione di 300 euro. Ancora, se quando siamo in macchina passiamo accidentalmente col rosso al semaforo incorriamo in una multa di 167 euro di giorno, 222 di notte, mentre per eccesso di velocità l’ammenda può variare da 173 a 695 euro nel caso in cui la violazione fosse minima, ovvero da 10 a 40 chilometri oltre il limite. Se si nuoce alla salute pubblica invece si rischia, forse, 100 euro “una tantum”, inviata a chi non ha problemi a spenderne mediamente 200 al mese in tamponi per continuare a non vaccinarsi.

100 euro di sacrifici.

Questo è il prezzo delle perdite, delle nostre vite, degli immani sacrifici del personale sanitario, stremato da ventitré mesi di pandemia. Intanto allo stato attuale abbiamo toccato ancora una volta il record storico di contagi, soglia duecentomila, con circa due milioni di italiani in quarantena. In accordo ad ogni tipo di studio avente basi scientifiche, a pesare sui ricoveri è soprattutto chi non ha avuto la prima dose, i “no vax”, di cui gli over cinquanta costituiscono quel gruppo di “irriducibili” per i quali la libertà è anarchia senza compromessi.

Ovviamente considerare il numero dei positivi è utile per tracciare meglio l’andamento della curva pandemica, tuttavia se la maggior parte dei contagiati grazie ai vaccini sono asintomatici o hanno contratto la malattia in forma lieve, anche alle menti meno accorte appare impensabile bloccare un’intera nazione. Diversamene bisognerà correre ai ripari se a causa di un gruppo di alternativi il sistema sanitari non potrà più assistere chi ha patologie gravi, come ad esempio i malati terminali. Ad ogni modo, concludiamo l’articolo con uno scatto di Alberto Giuliani.

Immagine presa da Wikimedia Commons, pertanto di dominio pubblico.

Nella foto, i segni sul volto di un assistente sanitario, immortalato dopo dodici ore di turno nell’ospedale San Salvatore di Pesaro, perché, così come il mondo non può essere diviso semplicisticamente tra “buoni e cattivi”, la realtà non è né la politica del terrore, né la propaganda del “va tutto bene, siamo perfetti, abbiamo il governo dei migliori”.

Alessandro Andrea Argeri.

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Mi pongo delle domande. No, non sono un filosofo.