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ALLORA, CI SONO UN EUROPEO, UN RUSSO E UN AMERICANO…

È vero: la storia è orrenda senza humour, ma la gestione della guerra assomiglia a una di quelle commedie borghesi pensate all’ultimo momento, scritte male, recitate anche peggio, in cui regnano sovrane le ipocrisie, le contraddizioni, gli equivoci mascherati da “soluzioni stilistiche incomprensibili alla gente comune”. Ebbene, non si capisce più dove finisce l’informazione e dove inizia lo spettacolo. Il gioco delle parti suscita sorrisi: l’Europa è come il bambino coinvolto in una litigata genitoriale. Tuttavia, da un lato abbiamo un folle sanguinario in preda alle manie di persecuzione, mentre dall’altro degli esaltati con spinte imperialiste, per i quali la parola “democrazia” significa “armi”.
– È tutta colpa tua!
– Tu mi hai provocato!
– Mamma, papà, ma anche Will Smith è stato provocato dalla NATO?
A questo punto il dubbio è lecito: le FFP2 proteggono anche dalle radiazioni?

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Nell’immagine di copertina, un meme creato dall’autore dell’articolo.

di Alessandro Andrea Argeri

Nell’ultima settimana la ripresa del rublo ha scioccato l’Europa. Tuttavia, non avrebbe senso chiamare in causa gli economisti, tanto quelli non capiscono nulla, altrimenti l’economia non andrebbe sempre male. In dichiarazioni ufficiali Biden attacca Putin come Fabri Fibra offendeva Vacca nel 2013 in un lungo pezzo di ben dieci minuti, il cui titolo sembra calzare a pennello per l’occasione: “Nulla di Personale”. Ma andiamo per gradi. Allora, ci sono un europeo, un russo e un americano…

Come cambiano i tempi. Prima “SuperMario” era un operaio, peraltro pure rosso, ora invece è “il banchiere dei banchieri”, il “nonno al servizio delle istituzioni”. A seguito della richiesta di Gazprom di ricevere i pagamenti per il gas in rubli, per risolvere una volta per tutte la difficile situazione energetica in cui versa l’Italia, il nostro Presidente del Consiglio aveva subito alzato la cornetta per chiamare Putin, con la ferma risolutezza del cinico, pragmatico, concreto oltre-uomo a cui tutto riesce facile, quasi nelle sue gesta fosse legittimato dalla divina Provvidenza. Alcuni lo credono veramente.

In quel momento ognuno di noi ha pensato: <<Fermi tutti! Ora parla Draghi! Ora parla il Verbo! Ora interviene lui e rimette a posto quel birbone di Putin!>> invece è caduta la linea. Probabilmente “a Palazzo Chigi era finito il credito, Putin ha capito che non abbiamo più i soldi nemmeno per ricaricare la scheda telefonica”, come ha supporto Maurizio Crozza un paio di settimane fa. Chissà allora se per questa emergenza è stata introdotta una nuova accisa…

Ad ogni modo, la telefonata è durata un’ora, ovvero cinquantanove minuti in più di quanto il Verbo è solito parlare coi ministri del suo Governo. Per mettere fine alla guerra, ovvero per arrivare a una pace, bisogna precisarlo perché evidentemente non è affatto scontato, c’è bisogno di diplomazia, di trattative, di dialogo. Così il nostro Ministro degli Esteri, Luigi-Umberto Eco-Di Maio, ha pensato bene di espellere trenta diplomatici russi, probabilmente l’unico trenta preso in vita sua. A quanto dicono, la decisione non è stata condivisa nemmeno dagli stessi servizi segreti. Sicuramente stride con le fiere dichiarazioni delle settimane scorse in cui all’Italia si riconosceva un possibile ruolo da mediatore. Comunque l’avvenimento è straordinario anche perché non rispecchia il nostro stile “made in Italy”: solitamente siamo noi a inseguire le spie per vendere loro informazioni, dopotutto basta andare negli autogrill per trovare i parlamentari imboscati con gli 007.

Preso atto dell’inflessibilità dei russi, l’ultima risposta dell’Europa è stata l’embargo del petrolio, del metano, del gas, di tutte le materie prime insomma. Secondo le stime, calcolate le riserve, senza ulteriori rifornimenti l’Italia potrebbe resistere fino ad ottobre, tuttavia nel mondo reale, non a Palazzo Chigi dove il tempo è sempre soleggiato-poco nuvoloso, i mesi freddi vanno da dicembre a febbraio. Ma pensiamo piuttosto a quanti alti esponenti della nostra classe dirigente si troverebbero in imbarazzo se Putin un giorno rendesse pubblico il suo libro paga. O forse l’abitudine ci porterebbe comunque a non prendercela troppo con chi negli ultimi anni ha venduto il Paese, ovvero noi, ai russi, per assecondare le proprie manie di grandezza.

Dipendiamo dal gas russo per il 46,6%. Un embargo ci costerebbe 2,3 punti di Pil, ovvero settantacinque miliardi di euro: rischio recessione. Mezzo milione di disoccupati in più, metano a 200 euro per kw/h. Evidentemente l’economia non può crescere con una guerra durante una pandemia. Draghi però, l’economista “più spericolato del West”, anche più temerario di Harrison Ford nei panni di Indiana Jones, ha annunciato con tono sicuro: <<Se l’Ue ci impone l’embargo sul gas, noi saremo ben contenti di seguirla>>. Uh, tutti uniti come quando si canta al bar per la vittoria della Nazionale! Ma non siamo noi l’Europa? Addirittura non eravamo al timone della nave dal giorno stesso in cui è caduto il governo Conte II? La domanda seguente di Draghi in riposta a un giornalista de “Il Fatto Quotidiano” è ancora più imbarazzante: <<Volete la pace o il condizionatore acceso?>>. Ah, ma quindi basta spegnere il condizionatore?

Il prossimo aut-aut quale sarà? “O l’atomica o la crema solare al mare?”. “Nessun problema! Basta evitare le spese inutili!”, dichiara qualcun altro con la stessa sfacciataggine di chi tuttavia della “resilienza” conosce solo la parola, o forse nemmeno quella perché non è di uso comune. Abbassiamo dunque il termostato di qualche grado, smettiamo di cuocere la pasta, con un po’ di sforzo la si può mangiare anche cruda, a febbraio ci prendiamo a pugni con l’ipotermia, in estate invece coi quaranta gradi teniamo spento il condizionatore, in fin dei conti basta questo per assicurare la pace. Poi però Bruxellex dichiara: <<Riempiremo gli stock al 90% entro ottobre>>. Dunque, per non comprare il gas a dicembre, lo prendiamo tutto ora, sempre dalla Russia, quando costa come il caviale. Vladimir di questo passo smetterà di invadere l’Ucraina perché tanto potrà comprarsela, assieme alle aziende occidentali esodate all’inizio della guerra. Nel frattempo la Cina acquista lo stesso gas russo a basso costo, “pacchetto premium, offerta speciale Gazprom Prime”. Ebbene, siamo sempre lì: l’America litiga con la Russia, l’Europa piange, la Cina sorride.

C’è poi il tema armi. Le spese militari sono state portate al 2% del Pil. Senza voler entrare nel merito dell’articolo 11 della nostra Costituzione, chissà come mai sempre letto per metà, non sarebbe meglio devolvere quei soldi per la scuola, per gli ospedali, per la ricerca? “Dobbiamo unificare l’Europa attraverso l’esercito europeo”, rispondono guerrafondai travestiti da pacifisti. Ma perché, per unificare un’istituzione nata come “portatrice di pace”, non partiamo dall’istruzione, dalla sanità, dal progresso tecnologico, dal fisco? Ma l’Italia, si sa, è come sarebbe un’auto da corsa se fosse costruita dagli ingegneri di Laputa: consuma tutto il serbatoio per bruciare un solo chilometro, poi però resta ferma per dieci anni siccome non ci sono i soldi per il pieno, giusto il tempo necessario per lasciarsi doppiare su tutto il resto dalle altre vetture in gara.

Ad ogni modo, siccome è sufficiente un condizionatore per assicurare la pace, se seguiamo lo stesso criterio di ragionamento io avrei una proposta per vincere la guerra: a causa dell’eccessivo uso di alcool in Russia l’età media è di cinquantacinque anni. Allora, perché per stendere i russi non organizziamo un bell’open bar? Magari a Milano, sulla terrazza della Rinascente dove gli oligarchi si sono sempre sentiti come a casa. Già lo vedo il premier alla prossima conferenza: <<Volete gli astemi o la pace? >>

Alla fine Draghi è più simile a Socrate. Sì, quello delle “Nuvole” di Aristofane. Ma state tranquilli, eh! Non è mica un problema se per giocare ai soldatini viene meno tutto il resto resto, se col prolungarsi della guerra si aggrava anche la catastrofe umanitaria, assolutamente! La battaglia dei diritti la vinciamo con gli asterischi nella lingua! Che idea! Perché non ci abbiamo pensato prima? In fondo possiamo sempre risolverla alla maniera degli “inclusivi”: “censura e passa la paura”, all’incirca lo stesso metodo degli zar. – Pausa.

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Pongo domande. No, non sono un filosofo (e nemmeno radical chic).