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Dal “lavoro” ai “diritti”. Le “nuove” parole chiave del 2023

Nuovo anno, nuove sfide. Ci aspetta un 2023 intenso. Ma quali sono i problemi reali? Soprattutto: quali sono i temi principali su cui ruoterà il dibattito politico? Vediamoli insieme.

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In copertina, l'ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra (Wikimedia Commons, dominio pubblico)

di Alessandro Andrea Argeri

I latini riconducevano l’inizio del nuovo anno a Giano, il padre dei mattini, il bifronte dio italico simbolo degli inizi delle attività umane, dei passaggi, del nuovo nato dal vecchio. Nei Fasti Ovidio scriveva così: “Giano bifronte, origine silenziosa dell’anno che scorre… Oggi evitate parole e pensieri di mal augurio! In questo momento bisogna pronunciare parole positive in un giorno buono”. Ebbene una serie di temi dovranno essere affrontati in questo nuovo anno.

Ambiente. La crisi energetica causata dall’invasione russa dell’Ucraina ha spinto l’Occidente ad accelerare la transizione ecologica, iniziata ufficialmente solo nel 2022. Siamo in ritardo, la posta in gioco è alta: salvare il Pianeta, ma la strada è ancora lunga, gli interessi nel mercato dei combustibili fossili sono ancora tanti, tuttavia non è impossibile arginare il cambiamento climatico. In alternativa bisognerà imparare a convivere con esso, adattarsi come sempre è accaduto. Le proteste ambientaliste potrebbero sollecitare i governi, ovviamente se sviluppate nella giusta maniera, senza bloccare autostrade o lanciare vernice contro le opere d’arte.

Criptovalute. Nel 2021 gli economisti vedevano nelle monete digitali un potente scudo contro l’inflazione, invece il loro valore è crollato vertiginosamente: meno 65% nel solo 2022. Ftx, principale azienda per lo scambio di criptovalute, costituita ad Antigua ma con sede alle Bahamas, una sorta di BCE del mondo virtuale, è fallita con un buco di oltre otto miliardi, mentre il suo fondatore, Sam Bankman-Fried, rischia l’ergastolo per “associazione a delinquere finalizzata alla frode telematica e alla frode in titoli, riciclaggio di denaro e associazione a delinquere finalizzata all’elusione delle norme sul finanziamento delle campagne elettorali”. Insomma è stato un anno terribile per chi ha investito in denaro digitale nella speranza di arricchirsi facilmente grazie a una “nuova America”. Forse l’unico modo per guadagnare soldi è andare a lavorare anziché giocare al lupo di Wall Street? In ogni caso, mai fidarsi degli economisti, perché non capiscono nulla, altrimenti l’economica non andrebbe sempre male! È risaputo. “Whatever it takes!”.

Lavoro. La parola “lavoro” deriva dal latino “labor”. Originariamente significava “fatica”, “sforzo”, “pena”, “travaglio”. In certi casi giungeva ad avere addirittura l’accezione di “tormento” o “disgrazia”. Nella nostra società vige il culto della sofferenza: tutto dev’essere difficile, ostico, impossibile. Bisogna “faticare” nel senso di “stremarsi”, “spendere energie” significa “esaurirle”, inoltre il rapporto del dipendente col datore di lavoro viene inteso nella dialettica servo-padrone. Tuttavia nell’ultimo anno sembra esserci stata un’inversione di rotta. In Spagna è stato riconosciuto un congedo mestruale valido per tre giorni al mese alle donne con mestruazioni dolorose o invalidanti, in tutto il mondo civilizzato si parla di “salario minimo”, in Inghilterra sempre più aziende hanno iniziato a sperimentare la settimana lavorativa da quattro giorni. In Italia, tra chi vorrebbe restaurare l’URSS e chi invece sogna il ritorno della servitù della gleba, il tema del lavoro sarà ancora centrale, soprattutto con l’aggravarsi della povertà nonostante il Paese sia in crescita. A tal proposito dovremmo interrogarci non tanto su “come ripensare il lavoro”, piuttosto bisognerebbe chiedersi quale sia il significato di “lavorare” nel secolo XXI.

Dignità. È una colpa essere poveri? Gli ultimi provvedimenti della politica sembrano affermare di sì. Gesù chiamava i poveri “beati”. Grazie al cristianesimo l’Occidente ha posto le basi per lo Stato sociale, dove i poveri sono solo sventurati, non maledetti. Nell’epoca dei fieri proclami sulle garanzie di diritti, i paladini dell’inclusività dimenticano proprio quello più importante: la dignità. Lo smantellamento in corso del Reddito di cittadinanza, arrivato in concomitanza al bonus da cinquemila euro per le apparecchiature elettroniche ai parlamentari, è il simbolo di un Paese incapace di arginare le disparità, un’Italia in cui la maggior parte dei lavoratori sono poveri perché le retribuzioni sono troppo basse rispetto al carovita. I disoccupati diventano “occupabili” quando non addirittura “scansafatiche”, anche se il lavoro non c’è. In un Paese civile, non l’Italia, chi non ha dovrebbe essere aiutato con sostegno materiale. Invece la classe dirigente prima semina odio tra i cittadini poi parla di condoni agli evasori, mentre una certa area politica crede di poter risolvere tutto con la censura, con il totalitarismo d’opinione. Nessuno è colpevole né della propria povertà né della ricchezza accumulata, se con giusti mezzi, ma alla fine vince sempre la retorica.

Carceri. Si è sempre detto: “Chi sbaglia paga”, eppure la riforma Cartabia approvata dal governo Draghi sembra essere stata concepita apposta per lasciare impuniti i criminali, per incentivare la criminalità. Si dovevano abbreviare le durate dei processi, invece sono state abolite le pene. Evidentemente “garantismo” significa “garanzia di impunità”. Inoltre, a giudicare dalle condizioni dei nostri istituti penitenziari, con celle sporche, affollate, pochi sorveglianti, violenze, evasioni, i pochi condannati alla reclusione non verranno rieducati per essere poi reinseriti nella società, bensì dopo un periodo di cattività saranno incentivati a delinquere nuovamente. Una democrazia si misura anche dal livello delle carceri. 

Batteri. La pandemia da covid-19 si è incrociata con un’altra silenziosa, capace di uccidere in un anno un milione e duecentomila persone: quella dei superbatteri. Solo in Italia quindicimila morti l’anno. Secondo uno studio inviato a Report dal Ministero della Sanità, in un’inchiesta realizzata da Cataldo Ciccolella e Giulio Valesini il 19/12/2022, il 19% dei morti covid avrebbe avuto anche infezioni batteriche. L’88% di questi le avrebbero contratte dopo il ricovero negli ospedali. Alcuni hanno mostrato una resistenza fino all’95% agli antibiotici, dunque sono risultati incurabili. Questo perché alcuni batteri sviluppano geni grazie ai quali diventano resistenti agli antibiotici. Non tutti sono cattivi. Grazie ad alcuni abbiamo il pane lievitato, la birra e il vino. Per colpa di altri, quelli patogeni, ci ammaliamo con il tetano o la gastroenterite. Sembrava avessimo imparato a tenerli a bada con l’igiene clinica, la penicillina, i vaccini, invece potremmo essere difronte alla fine della medicina moderna.

Europa. L’Unione Europea è stata fondata nel 1993, l’euro è entrato in vigore nel 2002, eppure molti ruropei si domandano ancora quale sia utilità dell’Europa. Complici di questa situazione sono sia la retorica interna dei partiti degli stati membri sia la distanza delle istituzioni europee dai cittadini. Lo scandalo “Qatargate”, il rapporto con le lobby, la guerra, le propagande antioccidentali metteranno sotto sforzo la tenuta dell’Unione, un condominio tanto necessario quanto di difficile convivenza per tutti gli inquilini.

Chiesa. A ottobre 2023 si svolgerà il Sinodo, ovvero il congresso generale della Chiesa cattolica, chiamata a ripensare non le sue istituzioni ma la propria ragion d’essere. Nel concreto, il clero rifletterà su come rispondere alle tematiche della modernità per continuare ad adempiere alla sua funzione originale: l’evangelizzazione, cioè la diffusione del Vangelo.

Diritti. Occhio ai falsi predicatori. Viviamo nell’Occidente della colpa, una classe politica di matrice estremista auspica la cancellazione dei nostri valori. Tuttavia gli altri modelli sono disposti a pagare col sangue l’ingresso nel nostro “sistema decadente”, vedasi la resistenza Ucraina o le rivoluzioni nel mondo arabo. Per evitare di affrontare i problemi concreti si ricorre a nemici astratti, come la lingua, la cultura, le favole della buonanotte. Chi inneggia alla libertà in realtà intende toglierla, mentre convince di poter cambiare il mondo con un post sui social. Al termine di quest’anno, chi continuerà a vivere nel mondo reale verrà affidato al WWF come specie protetta. Qualcuno lo proponga con una petizione su Change.org.

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Pongo domande. No, non sono un filosofo (e nemmeno radical chic).