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Cronaca

Miriam Castelluzzo, una maledetta mattina d’inverno

Una giovane e bellissima ragazza che sorride alla vita.  Miriam Castelluzzo, ha effettivamente tanti motivi per sorridere. Giovinissima diventa nel 1988 campionessa europea di pattinaggio a rotelle.

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Di Pierdomenico Corte Ruggiero

Ogni cosa ha il suo nome. Ogni nome ha un suo significato. Ad esempio sappiamo tutti cosa è una foto. Possiamo spiegare dettagliatamente come ottenere una foto. Spesso, però, ignoriamo il vero significato di una foto.

La foto è un momento di vita che viene reso eterno. Un momento che rivive ogni volta che guardiamo quella foto. Come questa foto. Una giovane e bellissima ragazza che sorride alla vita.  Miriam Castelluzzo, ha effettivamente tanti motivi per sorridere. Giovinissima diventa nel 1988 campionessa europea di pattinaggio a rotelle. Poi la vita le ha riservato qualche difficoltà ma da vera campionessa era pronta a superare tutti gli ostacoli.

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Il suo album era pronto per accogliere tante altre foto. Altri successi, momenti felici, il matrimonio, i figli. Invece l’album di Miriam Castelluzzo rimane fermo al 1995. Altre foto, quelle della Scientifica, racconteranno la storia di Miriam. La storia di un omicidio.

La mattina del 21 novembre 1995, il fidanzato di Miriam arriva davanti all’ingresso del monolocale di via Port’Arsa a Benevento, dove la ragazza era andata a vivere da poco. La porta è chiusa a chiave ma lui ha le chiavi. Entra, chiama Miriam senza ricevere risposta. Non può rispondere. Miriam è stesa sul pavimento del bagno. Questo racconta il fidanzato alla Polizia che lo interroga mentre i sanitari trasportano Miriam in ospedale. È ancora viva.

Viene ricoverata in terapia intensiva. Sono ore di attesa. Miriam è giovane. Può salvarsi e fare il nome del suo aggressore. Invece no, Miriam entra in stato comatoso. Senza più risvegliarsi. Muore il 24 novembre.

Iniziano le indagini. Miriam è stata strangolata. Probabilmente tra le 6 e le 7:30 del 21 novembre. Da qualcuno che conosceva bene. I sospetti degli investigatori si concentrano sul fidanzato e sul datore di lavoro di Miriam. Uno dei due ha strangolato Miriam?

La Giustizia non ha saputo rispondere e dopo 28 anni Miriam attende giustizia.

Ci sono precisi elementi da cui ripartire. Ad iniziare dall’orario in cui Miriam viene uccisa. Mattina presto. Nel mese di novembre è buio. Uno sconosciuto non aveva alcuna possibilità di vincere la diffidenza di Miriam e la finestra era troppo piccola. Quindi o la vittima conosceva molto bene l’assassino tanto da aprire la porta alle 7 del mattino o aveva le chiavi. Chiavi che erano in possesso unicamente di Miriam e del suo fidanzato, secondo le cronache dell’epoca.

Miram viene ritrovata in bagno. Anche questa circostanza indica che la ragazza conosceva bene l’assassino. Questa rimane l’unica certezza.

L’assassino strangola Miriam e scappa senza accertarsi dell’avvenuto decesso. Perché? Probabilmente perché era terrorizzato o forse perché viene disturbato da qualcuno. Forse qualche vicino di casa di Miriam stava uscendo per andare al lavoro? Inoltre l’assassino poteva avere i minuti contati, dovendo rispettare degli orari e un ritardo poteva destare sospetti. Ipotesi, solo ipotesi.

Sicuramente le indagini andrebbero riaperte. Analizzando tutto ciò che è possibile analizzare. Incrociando le testimonianze.

Un caso può diventare anche “freddo” ma il dolore dei famigliari che attendono giustizia continua a bruciare il cuore. Come quello di Rosa Fallarino, la mamma di Miriam.

Sulla tomba di Miriam Castelluzzo è scritto “principessa sarai sempre nei nostri cuori” e una luce a forma di cuore illumina la lapide. La luce dell’amore, che nessuna mano assassina riuscirà mai a spegnere.

Manca però una luce, quella della Giustizia. Spenta in una mattina d’inverno del 1995.

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