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Inchiesta

Situazione operativa sui fronti siriani del 22-6-2018

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di STEFANO ORSI

Bollettino n. 150 del 22-6-2018

 

 


Ci avviciniamo sempre più a quella che potrebbe essere una delle battaglie più cruente e pericolose della guerra in Siria.

Nonostante molti ritengano la guerra siriana come già vinta da Assad, io resto timoroso, in quanto le continue minacce degli USA, di Israele, e di altri stati europei, non mi lasciano tranquillo, temo sempre un colpo di coda delle belve che hanno scatenato questa lunga e sanguinosa guerra.

Gli indizi non mancano, i ripetuti e recenti attacchi contro l’esercito siriano, l’ultimo pochi giorni fa contro truppe direttamente impegnate a combattere ISIS.

Iniziamo a vedere se vi siano novità nel sud ovest.

Intanto dobbiamo comunicare l’arrivo di diversi grossi convogli militari, uno di questi guidato dallo stesso gen. Hassan delle Unità Tigre, forze speciali dell’esercito siriano, che ha condotto il più grosso convoglio giunto finora su questo fronte, cui ne è poi seguito un altro formato da una 80ina di veicoli leggeri da supporto per la fanteria, nel primo invece erano numerosi sia i carri armati, tra cui anche i temutissimi T90 russi, e molti pezzi di artiglieria pesante, che andranno a supportare come conviene l’offensiva di terra.

https://www.youtube.com/watch?v=QDs3Fuh-V1g

Si fanno sempre più insistenti e minacciosi gli avvertimenti degli Stati Uniti che per bocca della portavoce del governo, Heater Nauert, hanno intimato alle forze siriane di non attaccare violando gli accordi siglati dal presidente Trump e da quello russo Putin in Vietnam, il fatto di citare anche il presidente russo indica nella loro ottica che sia lui a disporre dell’esercito siriano, non credo sia al momento così, sebbene la Russia sia pesantemente impegnata nel supportare la Siria, ed anche in questa nuova offensiva lo è, abbiamo visto i consiglieri russi tenere briefing preparatori agli ufficiali siriani, foto diffuse su media abituali dell’esercito, o nuovi mezzi antiaereo Pantsir consegnati da poco, schierati a copertura dei fronti, le Unità Tigre stesse sono in grado di coordinarsi direttamente con l’aviazione russa per i bombardamenti mirati, e il 5° corpo d’armata è comandato direttamente da ufficiali russi.

https://www.youtube.com/watch?v=bkokCQ3iUi4

È chiaro, credo a tutti, che la Siria voglia riprendere il pieno controllo del suo territorio e che non basteranno certo le minacce di chi in questi anni ha cercato in ogni modo di distruggere il Paese a intimorire il suo Presidente dal cacciare e distruggere  le milizie asservite a potenze straniere che potrebbero in ogni momento riprendere le ostilità al primo segnale di difficoltà interna.

Dal punto di vista militare, quindi, la sconfitta perentoria del nemico e l’annichilimento della sua capacità bellica rappresentano un imperativo categorico se si vuole raggiungere una pace stabile e duratura nel Paese.

Basta guardare all’Ucraina, dove nel Paese dilaniato dai corrotti governi del golpe di Maidan non solo vengono disattesi sistematicamente gli impegni di pace presi, ma anzi proseguono nel continuo e lento massacro della popolazione civile, il tutto con il beneplacito delle potenze occidentali che li finanziano.

Daraa, Quneitra, Suweida e dopo anche Al Tanf devono necessariamente tornare sotto pieno controllo siriano.

Isis in Suweida

La volta scorsa vi abbiamo parlato della misteriosa sacca emersa dal nulla, per fortuna le forze giunte qui stanno ben lavorando per la sua eliminazione, ogni scontro armato termina con il ritiro e forti perdite da parte dei terroristi che retrocedono.

Permangono i forti sospetti che l’origine di questa sacca si trovi direttamente nel territorio occupato dagli USA, la base di Al Tanf può essere servita da punto di passaggio per i miliziani, arrivati quindi dalla Giordania o direttamente dall’altra sacca di Al Suknah proprio grazie alla copertura ricevuta dagli USA.

Sacca di Al Suknah

L’esercito siriano sta attaccando pesantemente le forze ISIS che sono state costrette a ritirarsi dalle vicinanze di Al Abukamal.

Sono stati effettuati anche diversi sopralluoghi tra la sacca e il territorio occupato dagli USA, scoperti e neutralizzati diversi capisaldi fortificati dall’ISIS compreso un importante pozzo artesiano per i rifornimenti di acqua, il tutto non fa che corroborare il potenziale traffico che sospettavamo tra la sacca del Califfato e le forze armate USA, essendo tutti questi avamposti situati lungo il territorio che separa le due zone e proprio nel settore dove venne abbattuto il KA52 russo con la morte dei due piloti di cui vi avevamo dato notizia.

Nuovi sospetti , quindi anche sulle modalità della caduta di questo elicottero, forse non un guasto forse qualcosa di molto più grave.

Gli attacchi contro l’ISIS, nel settore della stazione di pompaggio T2 sono stati condotti da unità del 5° corpo d’Armata siriano e le forze nemiche sono state messe in rotta, appaiono forse stanche e prive della necessaria forza per opporre la resistenza finora sempre mostrata, le perdite delle ultime settimane di attacchi falliti potrebbero essere giunte ad un tale livello da provocare il collasso di ogni capacità difensiva residuale.

La mattina di Lunedì quando da noi era ancora domenica, forze aeree non precisate hanno attaccato pesantemente le postazioni militari siriane ed irachene, poste a cavallo tra Al Abukamal, in Siria, e Al Qaim in Iraq, tutte impegnate nel combattere ISIS che è ancora presente e attiva su quei fronti.

Inizialmente si è pensato si trattasse di caccia della coalizione, ma con l’andare delle ore è poi emerso, per stessa ammissione dei comandi USA, che dietro vi fosse stata la IAF israeliana.

Israele quindi nuovamente protagonista di una aggressione illegittima e grave contro forze impegnate direttamente nel combattere terroristi che hanno causato anche da noi in Europa centinaia di vittime.

Israele risulta quindi a tutti gli effetti come direttamente impegnato nel supportare il Califfato.

Manca la conferma da parte di Telaviv, ma nemmeno serve visto che sono stati indicati dagli stessi comandi statunitensi. *

Le vittime sono decine, 22 miliziani iracheni e una trentina di soldati siriani, numeri pesanti, che indeboliscono non poco le difese di questo prezioso e strategico presidio di confine.

A poca distanza, le truppe siriane e irachene si sono invece incontrate per coordinare le operazioni di controllo del confine, una chiara e tangibile risposta di unità contro il terrorismo sionista.

* la conferma è poi giunta nelle prime ore del 22-6-2018 da parte della tv di stato israeliana.

Siria occupata

In Raqqa le forze di occupazione curde ed SDF, sostenute da truppe USA, hanno compiuto una azione tesa a ostacolare i moti di ribellione ormai conclamati in tutta la regione occupata, è stata distrutta una cellula della resistenza, specializzata nell’individuazione ed eliminazione dei comandanti collaborazionisti.

Un pallido tentativo che non potrà che rallentare di poco l’ineluttabile.

Anche per oggi concludiamo il nostro resoconto, sperando di offrire servizio gradito, auguro un buon fine settimana a tutti i lettori.

Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo