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QUALE FUTURO POTRANNO AVERE LE DONNE?

Dopo vent’anni le donne in Afghanistan perdono nuovamente i propri diritti. In questo l’Occidente ha più di qualche colpa.

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di Alessandro Andrea Argeri

La presa di Kabul da parte dei talebani rappresenta una sconfitta atroce per la democrazia, per gli Stati Uniti, per l’Occidente, ma soprattutto per i diritti umani. Tra le varie problematiche riaffiorate negli ultimi giorni, una questione in particolare sorge spontanea: in un regime islamista altamente intollerante, quale futuro potranno avere le donne?

Credit foto United Nations foto. Licenza CC BY NC-ND 2.0

2001. A seguito della caduta delle torri gemelle, l’Afghanistan dei talebani fu descritto da una campagna mediatica senza precedenti come il luogo del fondamentalismo islamico, della Shraia più oscurantista, un grande campo di concentramento in cui le donne venivano umiliate, torturate, schiavizzate, il tutto per legittimare l’intervento degli Stati Uniti nel Paese accusato di proteggere Osama Bin Laden, leader di Al Qaeda. In realtà, già a quel tempo dei diritti umani interessava poco, come vent’anni dopo è stato dimostrato.

2021. Sono bastate settantadue ore per veder crollare due decenni di lotta, di guerra, di capitali spesi per esportare nel peggior modo possibile la democrazia, con le armi, per vendere proprio queste. Un errore il cui peso graverà maggiormente sulle donne, colpevoli di essersi occidentalizzate di più rispetto agli uomini in favore dei propri diritti.

Per le donne quindi tornerà quasi certamente l’obbligo di indossare il burqa, trascorrere tutto il tempo nella propria abitazione, uscire solo se accompagnate dal marito o un componente maschio della famiglia. Ancora, ci sarà sicuramente il divieto di cosmetici, smalto, gioielli, istruzione, lavoro, persino di ridere, di guardare un altro uomo, di causare rumore con i propri passi, pena lapidazione.

Credit foto United Nations Photo. Licenza CC BY NC-ND 2.0.

Tuttavia, per evitare di essere isolati dal resto del mondo, quindi per assicurare il riconoscimento ufficiale al proprio Governo, nel discorso di insediamento i talebani hanno dichiarato di “essere cambiati”, di essere disposti a concedere diritti alle donne, di volerle addirittura includerle nella vita pubblica, ma secondo le regole della Shraia: la legge di Dio scritta nel Corano. Intanto però, nonostante la promessa di “gentile magnanimità”, i volti femminili vengono cancellati dalle vetrine, dai cartelloni pubblicitari, dalla vita pubblica, così come sia le scuole sia le università sono state chiuse militarmente alle donne. Di queste, quelle che hanno avuto il coraggio di criticare il regime per battersi per i propri diritti sono state picchiate, umiliate pubblicamente o addirittura uccise, in ogni caso tradite dalle promesse di falsa speranza degli stranieri occidentali.

Inutile precisarlo: quelle dei talebani sono menzogne, poesie recitate all’Occidente perché è ciò che quest’ultimo vuole sentire. Allo spegnersi dei riflettori infatti, quando la situazione sembrerà distendersi, l‘Afghanistan probabilmente tornerà secondo la “normalità” dei suoi nuovi governanti, non a caso molti miliziani hanno subito cominciato col setacciare le abitazioni per raccogliere le donne tra i dodici e i quarantacinque anni, con lo scopo di abusarle in quanto schiave sessuali, poiché considerate “bottino di guerra”. A tal proposito alcune ragazze sono state già forzate al matrimonio con i soldati.

D’altro canto, qualora i talebani parlassero veramente con onestà, è bene considerare come le direttive del Governo sono sicuramente diverse dalle idee fittamente radicate in una mentalità popolare fortemente conservatrice, incentivata dalla religione, la quale sarebbe alla base di un regime esclusivamente teocratico. La stessa istruzione, se venisse impartita, sarebbe un insieme di regole morali estrapolate dal Corano, il quale impone la sottomissione delle donne, oltre che l’annientamento del sesso femminile.

Insomma, dopo vent’anni di difficili sacrifici umani, l’Occidente si ritira senza risultati, a giustificare con la retorica il totale fallimento, questa volta però con l’aggravante di aver causato una catastrofe umanitaria. Non è facile essere donna, ma ora è ancora più difficile.