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Emma di Jane Austen

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di SARA D’ANGELO

Il desiderio di avvicinarsi al romanzo inglese conosce un solo percorso: Jane Austen. La penna che attrae ogni cuore sensibile è senza dubbio quella della più famosa scrittrice del romanzo inglese, modello internazionale della letteratura dell’ottocento.


Jane nasce il 16 dicembre 1775 a Steventon, in Inghilterra e lascerà il mondo il 18 luglio 1817 nella località di Winchester.

L’incipit di “Emma” è la trasparente presentazione della protagonista del romanzo.
«Emma Woodhouse, bella, intelligente e ricca, con una casa confortevole e un carattere allegro, sembrava riunire in sé il meglio che la vita può offrire, e aveva quasi raggiunto i ventun anni senza subire alcun dolore o grave dispiacere».

Emma Woodhouse è una giovane donna bella e intelligente, vive con il padre, un uomo buono, costantemente preoccupato per la sua salute. Il focolare domestico in cui vive con la figlia è arricchito dalla presenza della signorina Taylor, governante e istitutrice di Emma, ma soprattutto la sua più intima confidente. Arriva però il giorno in cui la signorina Taylor decide di sposarsi con Mr. Weston, l’annuncio in casa di essere prossima al matrimonio getta nello sconforto Emma, la ragazza teme che i suoi giorni futuri siano colmi di una solitudine ineluttabile.

Eppure le linee del disegno di questa felice unione sono state tracciate proprio da Emma durante le sue lunghe passeggiate e le visite di cortesia alle signore del villaggio a lei care. È dietro suo suggerimento che il signor Weston viene convinto a prendere moglie una seconda volta, essendo lui vedovo da molti anni.

Fiera e orgogliosa di aver contribuito alla felicità della sua governante, Emma, sempre più sicura di sè e della sua attitudine a intrecciare mani con promesse d’amore, decide di combinare un altro matrimonio, individuando stavolta come sposa la sua nuova amica Harriet Smith, una giovinetta di 17 anni molto ingenua, senza alcuna ambizione, ben consapevole della sua inferiore condizione sociale, naturale conseguenza dei suoi natali oscuri. Tuttavia Emma si ostina a fare di lei una ragazza meritevole di attirare l’attenzione di uomini facoltosi, instillandole piccole dosi quotidiane di persuasione, fino a indurla a rifiutare la proposta di matrimonio di Mr. Martin, un agricoltore di umili origini e provvisto di nessuna dote, se non quella di una devozione sincera.
Emma veste perfettamente il ruolo di un’eroina, è giovane, bella, ereditiera, tutta Hartfield la considera perfetta e preziosa per la comunità intera, mai un’ombra ha unto il suo rispettabile nome. L’unica persona che ha l’ardire di punzecchiarla con parole e allusioni è Mr. George Knightley, amico di famiglia e spesso ospite in casa Woodhouse.

Mr. Knightley è il proprietario della tenuta di Donwell Abbey, un uomo colto, maturo, intelligente quanto Emma, ma dall’indole molto più quieta della ragazza di cui a tutte le ore del giorno, in qualità di vicino di casa, ama goderne la compagnia.

Ostinata a coltivare la sua fantasia di unire amare solitudini, Emma riconosce nella persona di Mr. Elton, il vicario del villaggio, un “ottimo partito” per la sua giovane amica Harriet, ma il giovane e affascinante Mr. Elton al contrario di lei ha molta ambizione ed è deciso a contrarre un matrimonio facoltoso, cosicché, incoraggiato da un momento propizio per dichiararsi, chiede inaspettatamente la mano di Emma che, quasi offesa del suo personale abbaglio per non aver compreso le sue reali intenzioni, lo rifiuta lasciandolo partire per Bath.

Soltanto molto tempo dopo assisterà al matrimonio tra Harriet e Mr. Martin, rinunciando a trasformare la sua pupilla in una donna affascinante, ricca e piena di sè.

La grigia atmosfera di Hartfield viene colorata dall’arrivo di Mr. Frank Churchill, figliastro della signora Weston. Egli è un bel giovane i cui modi gentili non tardano a catturare soprattutto le simpatie della componente femminile del villaggio.

Nello stesso periodo fa il suo ritorno ad Hartfield anche Jane Fairfax, nipote di Miss Bates che vive con la sua anziana madre, vedova, entrambe rispettate da ogni abitante del villaggio. La casa di Miss Bates funge spesso da piacevole sosta durante le passeggiate pomeridiane e le tazze di tè tintinnano e si confondono con un ricco sottofondo di poche nuove notizie e molti pettegolezzi.
La vita di Jane non è stata facile fin dalla sua tenera età quando, ad appena nove anni rimane orfana, ma la Provvidenza ha compassione per lei e non passa molto tempo che viene accolta in casa del colonnello Campbell, amico del padre.

Straordinaria bellezza e indiscusso talento musicale sono i suoi pregi, Jane cresce in una famiglia benestante con il privilegio di avere accanto una “sorella acquisita”, la figlia del colonnello, ma quando quest’ultima si sposa, Jane viene tenuta lontano dalla giovane coppia perché è chiaro il suo amore per Mr Dixon, il marito della figlia del colonnello Campbell.

“L’affetto della famiglia tutta, e in particolare il caldo attaccamento della signorina Campbell, era reso ancor più degno di stima dal particolare della netta superiorità di Jane tanto in bellezza quanto in qualità acquisite”.

La sequenza delle circostanze è evidente nonché inevitabile.

Quando Jane fa il suo ritorno ad Hartfield, il suo è quasi un esilio, la comunità l’accoglie con gioia, assistendo ad un mistero quando le viene spedito un pianoforte da un donatore anonimo.
Emma, che per tutta la sua vita ha difeso la sua ferma volontà di non sposarsi,
“Che io sia affascinante non basta per indurmi al matrimonio; bisogna che, a mia volta, trovi affascinanti altre persone… o almeno una”, si scopre innamorata di Frank Churchill o almeno crede di esserlo, fino al momento in cui risoluta alla sua non tanto segreta promessa di non privarsi mai della sua libertà e di mai allontanarsi dall’amato padre, decide d’indirizzare le attenzioni del giovane nella persona di Harriet. L’ennesimo abbaglio è rivelato al mondo, presto si scopre che la signorina Jane Fairfax e Frank Churchill sono in segreto fidanzati da un anno. È lui il benefattore misterioso che ha fatto recapitare lo strumento musicale alla sua promessa sposa.

Mr. Knightley intanto assiste piacevolmente divertito al susseguirsi di equivoci che travolgono Emma, ogni giorno sempre più impegnata a districare matasse in cui lei stessa rimane sempre avvolta e coinvolta.

Non ultima la sua tormentata consapevolezza di aver sempre amato Mr. Kinghtley, l’unico uomo a non essere mai caduto nella sua ragnatela di bizzarre fantasie, assemblate con l’unico scopo di sfuggire alla monotonia della sua vita noiosa consumata nel piccolo villaggio di Hartfield.

Emma cede a se stessa, per tutta la vita è stata fervente sostenitrice del suo nubilato, forte della sua intelligenza e indipendenza ha sempre sostenuto la tesi di non aver bisogno di avere un uomo accanto. Mr. Knightley, come succede sempre fino ai giorni nostri, è sempre stato lui l’uomo accanto, pari a lei per intelligenza e orgoglio, per aver atteso tanto, troppo tempo per dichiararle il suo amore.
“Io non so far discorsi, Emma”, riprese egli subito; e in un tono di tenerezza così sincero, deciso ed evidente da riuscire abbastanza convincente: “Se io vi amassi meno, sarei capace di parlarne di più. Ma sapete come sono. Da me non udite altro che verità. Dio sa, io sono stato un un innamorato molto mediocre. Ma voi mi capite. Sì, vedete, voi capite i miei sentimenti… e li ricambierete se potrete. Per il momento, non chiedo che di udire, di udir di nuovo la vostra voce”.

La vanità frivola di Emma incontra e si scontra con la piatta perseveranza di Mr. Knightley.
Egli è testimone delle sue romantiche macchinazioni, destinate a pianificare felicità dietro un attento calcolo. La lascia fare. Ma George Knightley è il più accorto dei personaggi maschili del romanzo. Sa già che i disegni di Emma la condurranno a una processione di delusioni, ma non le impedisce d’imbattersi di errore in errore, uno dopo l’altro.

Sogghigna nel suo ruolo di testimone.

Scoprirsi innamorata è un turbamento nuovo per Emma, il suo affetto per Mr. Knightley le dà l’impressione di nascere una seconda volta, e quando le sue primitive certezze crolleranno all’improvviso, la nuova Emma sarà fresca sposa di sé stessa ancor prima di unirsi in matrimonio con George Knightley.

Il lieto fine è appunto la virtù di tutti i romanzi di Jane, ma prima del fausto evento ogni personaggio combatte una guerra privata con la ragione e il sentimento. È l’amore autentico il sogno, ma solo se porta con sè la dignità di una morale ben protetta.

Quasi tutti i romanzi di Jane Austen condividono la peculiarità della scrupolosa descrizione dei tratti caratteriali dei personaggi. In Emma il lungo elenco di soggetti che animano l’opera narrativa è un variegato ventaglio di personalità in cui si distinguono non una ma tre eroine:
Emma Woodhouse, Jane Fairfax e Harriet Smith. Tre giovani donne differenti per età e posizione sociale, tutte accomunate da una verità malcelata a sè stesse, ritrovarsi un giorno identificate in un matrimonio che le renda intellettualmente indipendenti dal mondo e teneramente dipendenti da un uomo.

“Nessun incanto è pari alla tenerezza del cuore”.

E se Emma fosse Jane? È azzardato insinuare che la ragazza giovane, tanto affettuosa con il padre, sia una fantasia concreta del suo ritratto? I più illustri studiosi dell’era vittoriana condividono l’esito che l’opera narrativa di Jane Austen sia lo specchio della sua esistenza. La sua biografia è trasparente come la sua vita. Jane, figlia del reverendo George Austen e di Cassandra Leigh, trascorre i primi 25 anni della sua vita nella sua casa di provincia. Dopo la morte del padre fu costretta a spostarsi di città in città alla ricerca di una condizione economica favorevole per sè, la madre e la sorella Cassandra.
È certo che Jane non abbia mai avuto una vera vita sentimentale, a parte una breve confidenza con un giovane avvocato che venne presto allontanato da lei a causa della sua mediocre condizione sociale.
Jane scrive, scrive ad ogni ora delle sue lunghe giornate nel salotto della sua modesta casa, le sue eroine vivono in piena epoca vittoriana, un tempo che pone la donna come centro del focolare domestico, niente di più. Non avevano diritti e quando prendevano marito venivano relegate allo stato di madri e mogli. Lo studio era garantito soltanto alle signorine più fortunate perché tanto facoltose da poter disporre di un’istitutrice per impartire loro le nozioni che una signorina di buona società era bene che conoscesse.

Le vicende di Emma, Lizzie, Marianne, Elinor, rappresentano il desiderio della scrittrice di essere “vista” dal mondo. Jane è Emma nella sua determinazione a non sposarsi, Jane è Lizzie nel suo comportamento ribelle ai precetti del suo tempo. L’aspetto psicologico di ogni personaggio è approfondito, i dialoghi sono fitti e frequenti, il matrimonio è la meta da raggiungere senza però sottovalutare la posizione sociale e le rendite disponibili.

I sentimenti sono importanti tanto per Jane quanto per tutte le sue eroine. Le donne dei suoi romanzi sono tutte complici, l’aspirazione è univoca, tutte sono unite dal richiamo della felicità, intesa solo nel matrimonio. L’eroina assoluta delle opere è senza dubbio Jane Austen, determinata ad affidare alla penna le sue aspirazioni sopite, il desiderio di far germogliare la sua linfa vitale in un profumatissimo fiore.

Sara D'Angelo, siciliana, appassionata di lettura e letteratura, è redattrice per diversi giornali on line con cui collabora con passione e dedizione.