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Cultura

“Le parole sono finestre (oppure muri)”

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di MARIAPIA METALLO

Mi sento così condannata dalle tue parole,
mi sento giudicata e allontanata,
prima ancora di aver capito bene.
Era questo che intendevi dire?


Prima che io mi alzi in mia difesa,
prima che parli con dolore o paura,
prima che costruisca un muro di parole,
dimmi, ho davvero compreso bene?

Le parole sono finestre, oppure muri,
ci imprigionano o ci danno la libertà.
Quando parlo e quando ascolto,
possa la luce dell’amore splendere attraverso me.

Ci sono cose che ho bisogno di dire,
cose che per me significano tanto,
se le mie parole non servono a chiarirle,
mi aiuterai a liberarmi?

Se sembra che io ti abbia sminuito,
se ti è parso che non mi importasse,
prova ad ascoltare, oltre le mie parole,
i sentimenti che condividiamo.

Ruth Bebermeyer

Nella poesia di R. Bebermeyer, che apre questo libro, c’è tutta la sostanza del lungo percorso per imparare la comunicazione non violenta.

Nei rapporti interpersonali la prima cosa che proponiamo all’interlocutore è il nostro corpo, la nostra presenza fisica. Ma sarà solo quando parleremo che gli altri ci percepiranno, saranno le parole ad avere la funzione di ponte nei rapporti. Così nella comunicazione quotidiana ognuno di noi ha sperimentato lo scambio verbale che ci ha fatto trovare l’aria fresca dell’apertura delle finestre e il dolore di sbattere contro un muro.

L’autore ha voluto cercare e trovare proprio quel ponte che costruito con le parole può avvicinarci al nostro prossimo, sia esso un parente, un amico, un conoscente e ancor di più un perfetto sconosciuto. Ma quanta fatica costruire quel ponte! Il primo lavoro è da fare su se stessi, imparando a controllare le reazioni, i giudizi affrettati, allenandosi all’ascolto empatico sia dei propri bisogni, sia delle esigenze degli altri. In questo percorso si deve riuscire a dare sfogo alla rabbia, sentimento importante che va espresso e incanalato nella giusta strada, ed avviare l’introspezione che porti in superficie i sentimenti e con essi l’espressione dei bisogni.

Infatti solo se si conoscono i propri bisogni si potranno comunicare all’altro e non temere così l’incomprensione e l’insoddisfazione che ne deriva. La consapevolezza di ciò che si è e si desidera porterà chiarezza nei nostri rapporti e in questo modo il confronto e lo scambio con l’altro non sarà superficiale e approssimativo ma scenderà nel profondo per toccare corde che prima non si conoscevano. Questo percorso evolutivo nella comunicazione ha come obiettivo quello di arrivare a relazionarci, sia con se stessi che con gli altri, con empatia. Empatia è la capacità di immedesimarci nell’altro che parla e tale immedesimazione ci porterà all’ascolto di quello che ci viene detto. Prestare attenzione a chi ci parla, senza interromperlo, senza prevaricarlo con osservazioni e giudizi affrettati richiede una forte presenza ed è veramente difficile ascoltare senza farsi travolgere dall’impulso di rassicurare, dare consigli ed esprimere i nostri sentimenti. L’autore ci dice che l’empatia genera empatia, contrastando così i potenziali conflitti, aiutando a superare i momenti negativi e dolorosi.
Questo libro porta a pensare quanto è sedimentato in noi il modo di comunicare che ci porta a parlare, parlare e quasi niente ascoltare, mentre l’altro parla già avere in bocca una risposta. Ma poi siamo sicuri che l’altro voglia una risposta? La lettura di queste pagine permette di rivedere il proprio modo di proporsi nella comunicazione e costringe ad una introspezione dolorosa che fa capire che non sarà facile impadronirsi di uno strumento così complesso, solo apparentemente scontato. La quotidianità che ci travolge nel suo flusso continuo rende difficile concentrarsi per operare un cambiamento così radicale e profondo e i nostri sentimenti spesso ci rendono vittime di reazioni esagerate e male incanalate. Eppure dovrebbe bastarci vedere quanta incomprensione permea la nostra società, quanto le relazioni siano diventate complesse per stimolare un livello di comunicazione efficace con se stessi e con gli altri. Nei diversi ruoli che ogni giorno dobbiamo rivestire come genitori, coniugi, figli, amici, lavoratori, possiamo imparare a porci in ascolto, ad esprimere con coerenza i nostri bisogni e ascoltare gli altri in modo che le parole non siano soltanto udite, ma comprese fino in fondo. La comprensione profonda smorzerà l’aggressività, forse eliminerà la violenza di certe risposte, di tanti giudizi gratuiti, restituendoci un modo di relazionarci soddisfacente, pieno, appagante.

Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo