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Cultura

Curati dalla cura di Franco Battiato

Una preghiera sopra le note recita la devozione all’altro, la chiave della consapevolezza che prima di me ci sei TU, da soli o insieme, TU ci sei, soltanto questo conta. Franco Battiato dà del tu al destinatario senza nome, estraneo o no averne cura è la conferma di una virtù impegnata a darsi.

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Credit by fabiogis50 CC BY-NC-SA 2.0

di Sara D’Angelo

Franco Battiato è morto. Il cantautore, il poeta, il regista, l’arte. Nato a Jonia 76 anni fa adesso è puro spirito. Corpo e anima lo siamo tutti, dal grembo alla morte, un unico canto in due strofe per preparare il letto alla coscienza, alla pietas, alla ragione di un pianto. Franco Battiato era il battito che dava linfa alla voce più bella di un uomo: la sua anima.
In cinquant’anni di carriera musicale il cantautore ha scritto migliaia di canzoni, ha pubblicato 42 album, c’è la sua firma in 4 colonne sonore, eccellenza musicale e d’arte, perché sì, Franco Battiato è anche autore di 80 tele esposte in tutta Europa, firmate con lo pseudonimo di Süphan Barzani. Musica, arte, spiritualità, sono stati il centro di gravità permanente per la sua sosta terrena, mortale ed eterna.
Tutti i giorni della sua vita ha consacrato ore alla meditazione recitata all’alba e al tramonto, il principio e la fine di uno spazio pronto a rinnovarsi al sorgere del sole.
“Pensate alla vostra evoluzione e conoscete voi stessi attraverso la meditazione, scoprirete le infinite possibilità dell’essere umano. Noi esseri umani siamo fatti per meditare e solo attraverso l’elevazione spirituale possiamo staccarci dalla nostra corporeità, raggiungendo la coscienza e non vivendo più nell’inconscio collettivo”.
Queste le sue parole.
L’intelligenza all’opera, la sintesi della sua biografia. Il cantante intellettuale ha elevato le sue canzoni con i dogmi della filosofia, trascinato da interessi itineranti frutto di prove esistenziali, laboratorio produttivo di musica classica, pop, sacra, fino alle oasi di musica commerciale.
Tantissimi gli esperimenti d’avanguardia alla ricerca di un IO consapevole della sua potenza, quindi pellegrino soggetto agli spasmi della sua vibrazione.
L’immensa produzione musicale di Franco Battiato sperimenta la diffusione veloce attraverso la musica leggera: con “La cura”, il singolo tratto dall’album “L’imboscata” pubblicato nel 1996, il suo pubblico riconosce il testo quale celebrazione dell’Amore.
Una preghiera sopra le note recita la devozione all’altro, la chiave della consapevolezza che prima di me ci sei TU, da soli o insieme, TU ci sei, soltanto questo conta. Franco Battiato dà del tu al destinatario senza nome, estraneo o no averne cura è la conferma di una virtù impegnata a darsi.
“Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore
dalle ossessioni delle tue manie
supererò le correnti gravitazionali
lo spazio e la luce per non farti invecchiare”.

La cura oltre l’amore, la cura senza l’amore, antipasto di paradiso riservato all’attenzione di ferite senza cicatrici ma assai dolorose.
Il brano è un’ode alla protezione del bene scremato dalla vanità, tollerabile solo nel tempo acerbo dell’adolescenza. Un messaggio all’universo individuale che nella cura trova la sua essenza, perché tu ci sei e io me ne sono accorto.
Note musicali e note d’accusa rivolte all’egoismo per il quale non esiste cura se non quella del distacco,
inevitabile sanzione al reato dell’indifferenza.
“Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza
percorreremo assieme le vie che portano all’essenza
i profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi
la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi”.

L’intimità del cuore si nutre di silenzio, ed ecco che la voce spirituale di Franco Battiato non tarda a occupare il suo posto prenotato dalla folla dei sensi, fragilità rapite dai profumi delle anime di luce.
Il Maestro interroga il corpo ma conquista la risposta dall’anima, l’unica in grado di ascoltare ciò che la carne sente. Melodia verso suono. L’abisso.
“La cura” è un vestito universale da indossare nel turno della luce di primavera e nelle tenebre dell’inverno, protagonista di una clessidra instancabile, l’abito della cura è confezionato su misura “perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te”.
Nel testo c’è profumo di una voce suprema, l’amore di Dio Padre, cura per le tribolazioni dei suoi figli malati in un mondo infetto. È un oltre da scandagliare nel perimetro musicale del Maestro, dimora di sensi tuffati in un pentagramma.
Franco Battiato si è spento il 18 maggio nella sua casa a Milo, in provincia di Catania, alle pendici dell’Etna.
“La morte non esiste” diceva “è solo trasformazione”.
L’ applauso corale vuole vederlo danzare sulle vette del suo regno ormai libero “dai turbamenti, dalle ingiustizie, dai fallimenti”.

Sara D'Angelo, siciliana, appassionata di lettura e letteratura, è redattrice per diversi giornali on line con cui collabora con passione e dedizione.