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Cultura

L’attualità di Esiodo: le Muse sanno dire anche cose false

In una celebre coppia di esametri contenuti nel proemio alla Teogonia Esiodo fa dire alle Muse che sono capaci di raccontare menzogne simili al vero, ma di sapere quando lo vogliono, cantare cose vere. Nell’ incertezza interpretativa creata dai versi, la critica attuale si è orientata nel senso che in quelle “menzogne simili al vero” siano da riconoscersi i poemi cantati da altri autori e che Esiodo voglia presentare sé stesso come il solo vero interprete e depositario della verità delle Muse. È davvero questo ciò che il poeta voleva intendere?

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In una celebre coppia di esametri contenuti nel proemio alla Teogonia Esiodo fa dire alle Muse che sono capaci di raccontare menzogne simili al vero, ma di sapere quando lo vogliono, cantare cose vere.  Nell’ incertezza interpretativa creata dai versi, la critica attuale si è orientata nel senso che in quelle “menzogne simili al vero” siano da riconoscersi i poemi cantati da altri autori e che Esiodo voglia  presentare sé stesso come il solo vero interprete e depositario della verità delle Muse.

Tale lettura non è fuori luogo, ha anzi elementi di ragionevole fondatezza che ne motivano il favore incontrato. Tuttavia la grandezza di Esiodo mi induce a credere che con quelle parole il poeta avesse voluto intendere altro, che anzi proprio il suo genio fosse incompatibile con la volontà di propaganda di sé che la critica gli attribuisce e che con quell’espressione intendesse sottolineare che le Muse SANNO mentire.

Chi mi legge si starà chiedendo la ragione per la quale,  in un momento tanto difficile per il nostro paese e per il mondo intero abbia ritenuto essenziale scrivere un articolo sul pensiero di Esiodo. Il perché è presto detto: il mio scritto non ha ad oggetto esclusivamente la questione di critica letteraria su menzionata,  ma qualcosa di più ampio, di cui Esiodo è solo uno spunto non troppo fuori luogo. Certo è possibile che i versi esiodei avessero un intento esclusivamente propagandistico, ma se invece riflettessero un dubbio più profondo che il poeta esprime sulle cose, anche su quelle suggerite dalle Muse? 

Un dubbio altrettanto profondo, non lontano da quello espresso molto tempo dopo da Shakespeare e  nel 900 da tutta la drammaturgia, lo troviamo nel VI secolo a.C. in Pindaro. Sua è infatti la frase “un sogno d’ombra è l’uomo” il cui contenuto è così simile a tanti versi che J.L.Borges scriverà secoli e secoli dopo.

L’esperienza del vuoto, della vertigine data dall’assenza  di riferimenti certi accompagna da sempre la riflessione poetica, non appartiene solo a circoscritti contesti storici ma alla condizione umana di sempre e non è dunque improbabile che Esiodo se ne sia voluto fare portavoce. 

La questione di cui il poeta parlava presumibilmente nell’ VIII secolo a.C. solleva degli interrogativi che non riguardano però solo una dimensione estetica, ma anche quella della responsabilità morale. Se agisco in buonafede infatti, da poeta facendomi portavoce delle Muse o da uomo qualunque agendo per il bene,  nella convinzione nell’uno come nell’altro caso che una verità esista mentre invece quella verità è menzogna,  anche la mia responsabilità non sarà più tale, almeno non fino in fondo e ne uscirà inevitabilmente ridimensionata.

Il peso della colpa è centrale in tutta la cultura greca ed in particolare nella tragedia. Eschilo fa ricadere sull’ individuo le colpe della stirpe di appartenenza, nonché il peso della volontà degli dei e pertanto in lui la responsabilità individuale non è mai piena. Sofocle sottolinea che l’uomo quando sbaglia lo fa per la sua incapacità di conoscere l’essenza della volontà divina ed è convinto sempre di agire per il meglio. Solo Euripide ricondurra` tutto ad una dimensione compiutamente umana.  

I tre poeti tragici esprimono le istanze del loro tempo è vero, né potrebbe essere altrimenti, eppure leggendone i versi si ha l’impressione che sia così solo in apparenza, che l’etica arcaica di Eschilo ad esempio abbia in sé ancora elementi di straordinaria attualità, così come il concetto del limite della conoscenza della volontà divina che troviamo in Sofocle. E allo stesso modo non possiamo non condividere l’umanità dei personaggi di Euripide, con tutti i  dubbi e ripensamenti che hanno rispetto al proprio agire.

Dopo Omero, l’attualità del modo di guardare il mondo dei greci  sta dunque nell’avere  individuato e proposto al pubblico gli aspetti problematici dell’essere umano ed il primo a farsi portavoce dell’ambiguità e della contraddittorietà persino della dimensione che trascende l’ uomo è proprio Esiodo. Ne troviamo traccia anche nel mito del vaso di Pandora che il poeta colloca ne “Le opere e i giorni”.

Pandora era stata inviata sulla terra dagli dei con una giara, aperta la quale il mondo si riempì di ogni male. Sul fondo della giara restò solo la speranza. Il poeta non chiarisce cosa sia la speranza, se essa sia cioè per l’uomo un bene oppure un male. 

Anche in questo caso gli studiosi hanno cercato di dare una spiegazione, sciogliendo il dubbio creato dalle parole del poeta e considerando la sua strana sospensione di giudizio come un limite dovuto alla trasmissione ancora orale dei poemi epici. Altri poeti però, partendo dallo stesso mito, chiariranno cosa sia per loro la speranza e non si comprende la ragione per la quale non avrebbe dovuto farlo il poeta di Ascra, qualora lo avesse voluto. È così improbabile ipotizzare che l’ambiguità che il poeta aveva già attribuito alle Muse possa riguardare anche il valore della speranza nel mito di Pandora e che ciò che la critica definisce limite ed aporia nell’epica esiodea sia invece la testimonianza più tangibile di un genio capace di attraversare il tempo e di apparirci moderno ancora oggi proprio grazie ad una lettura del mondo che non lascia fuori alcuna contraddizione?

 Rosamaria Fumarola              

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Giornalista pubblicista, scrittrice, critica jazz, autrice e conduttrice radiofonica, giurisprudente (pentita), appassionata di storia, filosofia, letteratura e sociologia, in attesa di terminare gli studi in archeologia scrivo per diverse testate, malcelando sempre uno smodato amore per tutti i linguaggi ed i segni dell'essere umano