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CARATTERE ED EGO CRATIVO, VINA ROSE SI RACCONTA.

Intervista a Vina Rose, musicista.

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Nelal foto di copertina, l’artista Vina Rose. Autorizzazione al trattamento dell’immagine concessa dal proprietario.

di Alessandro Andrea Argeri

Vina Rose, musicista catanese diplomata in Musica e Arti Performative all’Accademia “M.A.S”. Recentemente ha pubblicato “Sweet Denial”, il suo nuovo singolo disponibile su tutte le piattaforme digitali. In questa intervista, l’artista si racconta, dalle origini alle collaborazioni coi più grandi nomi della musica italiana.

Autorizzazione al trattamento dell’immagine concessa dal proprietario.
  • Qual è stato il tuo primo approccio con la musica?

Ho cominciato a cantare da piccolissima, essendo nata in una famiglia di musicisti, quindi la
mia prima esibizione è stata all’età di 4 anni.

  • “Sweet Denial”, “dolce negare”, puoi descriverci la canzone?

Sweet Denial descrive le dinamiche di una relazione noir intrisa di complicazioni. Una sorta di
dipendenza emotiva ma non per questo meno desiderabile perché caratterizzata da una forte
passione e desiderio, come descritto nel testo dove si parla di “attrazione fatale”. Quel dolce
negare può essere paragonato ad una droga della quale non si riesce a fare a meno, anche
sapendo quanto può essere nociva per la propria salute a lungo termine. Ci sono momenti
nella vita in cui anche la persona che ami di più non è in grado di soddisfare a pieno i tuoi
bisogni più profondi, a causa di un rifiuto a rendersi disponibili emotivamente o più in
generale all’interno della coppia. Quel preciso momento durante il quale non riesci a lasciare
andare colui che ami, nonostante il dolore e la sofferenza che la stessa persona ti provoca, è ciò che viene descritto come “Sweet Denial”, ovvero il “Dolce Negare.

  • Il videoclip del singolo come rispecchia la canzone?

Il videoclip descrive le dinamiche di coppia in un modo un pò metaforico, puntando l’attenzione sull’aspetto di dipendenza emotiva dalla quale risulta difficile staccarsi , e tale aspetto è raffigurato attraverso l’utilizzo di tre colori principali: il nero , rosso e bianco. Il nero e il rosso sono due opposti, c’è il contrasto tra quello che fa bene e quello che fa male, il nero è dark, il rosso è l’energia e istintività e necessità di esprimere il sentimento. Il bianco è la via di mezzo, perché in fondo parlo di amore e di sentimenti reali.

  • Cosa per te conta di più in una canzone? L’elemento autobiografico o le capacità musicali?

Personalmente un aspetto non esclude l’altro, perché se si parla di un’esperienza vissuta è poi
anche più facile immedesimarsi ed esprimerla al meglio, però credo che l’esecuzione e le
capacità musicali siano altrettanto importanti.
In primis la musica per me è un sentire, quindi se si riesce ad emozionare e a farlo con grande
capacità vocale, per me è il massimo.

  • Hai collaborato con Giorgia, Alexia, Andrea Bocelli, grandi nomi nel panorama musicale italiano ed internazionale, in più hai partecipato a varie trasmissioni televisive nazionali come “Ballando con le stelle”, “Vietato Funari”, “Che tempo che fa”, “Festivalbar”, “Top of the Pop”. Hai anche collaborato con l’Orchestra di Sanremo, Radio Italia, Radio 105 e Radio 2. Da musicista già navigata, e affermata, cosa ti ha spinto ad iniziare questa nuova carriera come “Vina Rose”?

Vina Rose non è altro che il prosieguo di tutte queste esperienze che hai appena elencato e che mi hanno poi permesso di maturare come musicista. La mia scelta artistica nasce dalla necessità di esprimere la mia personalità e il mio ego creativo in maniera più aperta e libera, senza dover uniformarmi al lavoro degli altri o rendermi un elemento di ensemble con tutto il resto. E’ desiderio di raccontare la mia storia e la mia versione degli eventi.

  • Dal 2006 al 2016 sei stata nel cast del grandissimo Maurizio Crozza in “Crozza Italia/Crozza nel paese delle meraviglie” come vocal coach dello show televisivo. Curiosità personale. Com’è stato collaborare nello show di Crozza?

Crozza è un gigante nel suo mestiere e personalmente ho imparato l’arte dello stare sul palco e
di fare spettacolo. Porterò per sempre quell’esperienza con me, anche perché la più duratura e significativa dal punto di vista del mio percorso lavorativo. E’ stato come allenarsi in palestra, ma io l’ho fatto in televisione, e quindi ho raggiunto una consapevolezza e una sicurezza che arrivano solo quando hai la possibilità di lavorare così ad alti livelli.

  • Un anno dopo, nel 2007, ti trasferisci a Londra. Da lì in poi che succede?

Da lì mi sono concentrata sulla mia carriera solistica, ed è così che dopo due anni un pò
di assestamento, nel 2019 è uscito il mio primo singolo di debutto “Breathe Again”. Nel
frattempo ho iniziato ad esibirmi in vari locali della scena inglese, riscuotendo molto successo
e accoglienza di pubblico. In contemporanea, sono stata protagonista di vari set cinematografici e televisivi, come la BBC o ITV, cosa che continuo a fare anche adesso.

  • Due anni dopo ancora, nel 2019 esordisci con “Breathe Again”, brano che è stato masterizzato negli Abbey Road Studios di Londra dal leggendario Geoff Pesche. Puoi parlarci anche di questo brano?

“Breathe Again”(Respirare nuovamente)  è un brano che sento a me molto vicino,
poiché appunto è stato il mio singolo di debutto: parla di una rinascita spirituale ed
emozionale, e descrive il desiderio di voler fuoriuscire da una “gabbia” emotiva e di
trasformare le paure ed insicurezze in punti di forza e azione, necessari per un cambiamento.

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Pongo domande. No, non sono un filosofo (e nemmeno radical chic).