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I FACTANONVERBA TORNANO CON “TEMPI PERSI”, TRA RITMO, RICERCA, RIFLESSIONE E VERITÁ

Intervista a Factanonverba, duo rock sassarese composto da Paolo Vodret (basso e arrangiamenti) e Marco Calisai (voce, chitarra, synth e arrangiamenti).

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In copertina, cover del brano "Diversi da Chi" (Immagine fornita dall’ufficio stampa degli artisti)

di Alessandro Andrea Argeri

Reduci da una lunga gavetta iniziata nel ‘98 il duo sassarese Factanonverba torna nei digital store con l’EP “Tempi Persi”, un’imperdibile raccolta di brani scelti tra le oltre 30 scritte e composte dai due musicisti sardi nel solo periodo della pandemia. La loro scrittura nasce da una penna versatile capace di intingersi nella dimensione più intima dell’immaginario collettivo, per estrarre a suon di rock concetti, sentimenti e tematiche in ombra. Un invito a prestare attenzione alla qualità di ogni nostro attimo, a ritagliarci il giusto spazio per comprendere la direzione in cui avanziamo per modificandola, se necessario, affinché sia una meta personale e soggettiva, anziché il mero frutto di un’imposizione sociale travestita da raccomandazione.

Nella foto, i componenti del duo rock Factanonverba (Immagine fornita dall’ufficio stampa degli artisti)
  • Dal ’98 sono passati 24 anni. Come vi siete formati e qual è il segreto di una collaborazione così duratura?

C’è sempre un’incomprensione su questa data, ovvero il ’98 rappresenta un anno in cui ognuno di noi, sebbene con esperienze diverse, ha iniziato la lunga gavetta del rock che poi ha portato ad unire le nostre strade nel 2012 (The Scunned Guests). Dopo una serie di vicissitudini, nel 2018 abbiamo dato vita al progetto Factanoverba perché volevamo sperimentare qualcosa di differente dal rock che avevamo sempre suonato, e che certamente non rinneghiamo, mischiandolo con sonorità più pop, con un importante uso di synth e altri suoni elettronici. Speriamo di essere riusciti nell’esperimento…Il rapporto così duraturo nasce dalla reciproca stima e amicizia che c’è tra di noi e dalla passione che condividiamo per la musica.

  • I videoclip come li realizzate?

I videoclip sono interamente ideati, girati e montati da noi, tranne l’ultimo di Strane idee in cui ci siamo avvalsi della collaborazione con il fumettista Joachim Tilocca per le vignette, e per l’editing e il montaggio del giovane editor Alessio Dalerci. La qualità è data giusto dalla cura dei particolari, in quanto essendo completamente autoprodotti, non possono disporre della tecnologia tale da renderli di alta qualità.

  • In cosa consiste il vostro tentativo di innovare il rock?

È il tentativo di miscelare le sonorità rock presenti da sempre nel nostro DNA con sonorità più pop ed elettroniche, il tutto accompagnato con dei testi che cercano di non essere banali nell’affrontare tematiche che sono parte della nostra realtà e quotidianità.

  • Quali suoni hanno ispirato l’Ep?

Tempi persi è la selezione tra circa una trentina di tracce nate poco prima e durante il lockdown. Abbiamo scelto quelle che meglio potessero esprimere quell’idea di miscela sonora rock-pop-elettronica, e che dunque potessero essere il nostro biglietto da visita in attesa del prossimo lavoro discografico, la cui uscita è in progetto per l’estate 2023. Per quanto riguarda influenze o ispirazioni ci siamo sforzati di essere il più originali possibile, anche perché abbiamo dei gusti musicali che spaziano in vari generi, dunque non saremo in grado di individuare un modello di riferimento particolare in relazione alla nostra musica.

  • Descrivereste l’EP traccia per traccia?

“Strane idee” è una seria riflessione sulla malvagità “banale” dell’essere umano, che arriva a compiere le peggiori atrocità in nome di valori assurdi, di credi fanatici e in difesa di pseudo tradizioni e di falsi concetti identitari.
“Leggero” è l’analisi di come spesso le parole servano a creare malintesi e malumori e di come siano in grado di costruire verità ad hoc, utili a perorare questa o quella ragione grazie più al potere persuasivo che alla veridicità delle parole stesse.
“Limiti” rappresenta uno spaccato non troppo ironico dell’assoluto bisogno di apparire ad ogni costo dei tempi moderni, di quel condividere ogni parte più intima della propria vita con la speranza di ottenere un qualche tipo di consenso da uno dei pubblici più pericolosi e influenzabile, ovvero quello virtuale dei social network.
In “Impossibile” c’è un momento della nostra vita in cui iniziamo a guardare indietro, comprendendo tutti gli errori che abbiamo fatto. E la vera sfida è quella di non rimpiangere nulla, andando avanti concentrandosi sul presente.
“Vivere o pensare” esprime in musica l’eterna lotta tra istinto e ragione, che nel lato pratico, si traduce nelle due attività principali dell’essere umano, delle quali però, spesso, è difficile trovare la vera sintesi, quella che ci permette di comprendere il nostro vero ruolo nel mondo
“Diversi da chi” è un vero e proprio inno contro ogni forma di discriminazione, a partire da quelle di genere, razza, ceto; un invito a mettere da parte tutti i pregiudizi in favore di empatia e condivisione in un mondo sempre più individualista.

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Pongo domande. No, non sono un filosofo (e nemmeno radical chic).