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Scuola

CAMBIANO I MINISTRI, MA NON LA MINESTRA

Azzolina o Bianchi, la scuola chiude comunque, come se fosse normale…

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di Alessandro Andrea Argeri

Bianchi come Azzolina. Il mondo della scuola è nella stessa identica situazione dello scorso anno, quando nonostante una pandemia il Governo non aveva un piano valido per consentire agli alunni il rientro in aula in sicurezza. Il Ministro dell’Istruzione infatti è già entrato in crisi ancora prima dell’inizio delle lezioni. In pratica: cambiano i ministri, ma non la minestra.

Patrizio Bianchi, Ministro dell’Istruzione. Credit foto European Week of regious and cities. Licenza CC BY-NC-SA 2.0

Lo scorso anno c’erano i banchi a rotelle, quest’anno il green pass. Il Governo ha stilato il piano per il rientro a scuola in presenza per l’anno scolastico 2021-2022, con l’auspicio di ricorrere il meno possibile alla didattica a distanza. Una prima soluzione si intravede nella totale immunizzazione obbligatoria del mondo della scuola, composto da docenti, personale, studenti, dei quali il Cts spera di vaccinarne almeno il 60% tra i 12 e i 19 anni. Inoltre nel decreto sostegni bis sono previsti 450 milioni per potenziare il sistema dei trasporti per i pendolari, mentre gli alunni risultati positivi al Covid-19 saranno costretti a seguire le lezioni da casa, tramite computer, secondo quanto già introdotto in Francia.

Chi invece sarà fisicamente in aula dovrà indossare la mascherina chirurgica, con i banchi distanziati anche a meno di un metro di distanza. Tuttavia il piano, la cui ufficializzazione è programmata per la prima settimana d’Agosto, esclude “test diagnostici o screening preliminari all’accesso a scuola”, tra cui la misurazione della febbre, non ritenuta più necessaria dal Cts.

Infine nelle palestre scolastiche sarà possibile svolgere sport di squadra solo se la Regione di appartenenza sarà classificata zona bianca, mentre per i colori giallo, arancione, rosso o rosso scuro saranno previste esclusivamente attività individuali con l’uso della mascherina chirurgica.

Credit foto PxHere. Licenza CC0.

Secondo i dati, dal 28 luglio siamo ufficialmente entrati nella “quarta ondata pandemica”, caratterizzata dalla variante Delta, molto più aggressiva rispetto alle precedenti mutazioni del coronavirus. È innegabile allora come le modalità di svolgimento delle lezioni dipendano dall’andamento della campagna vaccinale, ragion per cui la maggioranza dei virologi ritiene il Green Pass necessario per scongiurare il ritorno alla Dad.

A parte i “temuti” vaccini, quindi, tanta fretta, poca innovazione, molte polemiche: niente di nuovo. L’obiettivo è sicuramente quello di tornare in presenza al 100%, tuttavia il piano, più simile a un escamotage per tenere a bada i sindacati quanto a una reale soluzione delle problematicità della scuola italiana, non tiene in considerazione una serie di ricorrenti problematiche quali: le classi pollaio in aule troppo piccole, l’orario delle corse dei mezzi pubblici da conciliare con quello delle lezioni, la mancanza di adeguati sistemi di areazione nella maggior parte degli istituti.

Il piano infine chiede ai dirigenti di istituto di andare oltre le proprie competenze, con l’introduzione del mobility manager, incaricato di “predisporre un piano degli spostamenti casa-scuola-casa del personale scolastico e degli alunni, attraverso iniziative di mobilità sostenibile, incluse iniziative di pedibus, di car pooling , car sharing, bike pooling e bike sharing”. L’Associazione dei Presidi si è già lamentata in merito, poiché le richieste sono comunque difficili da soddisfare in poco più di un mese. Perciò le semplici intenzioni potrebbero non bastare. Insomma, la già fatiscente scuola italiana è uscita a pezzi dalla pandemia, non resta che confidare nelle sue capacità di “resilienza”.