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Cyberbullismo nella scuola a distanza… così la scuola perde di valore

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di BARBARA MESSINA

Se la didattica a distanza (Dad) ha salvato l’anno scolastico, permettendo ai docenti di proseguire le lezioni interrotte dal coronavirus, la stessa DAD ha svelato anche un suo lato oscuro: accanto alla missione educativa, sono infatti aumentati i casi di cyberbullismo. Moltiplicati, nel numero e nella gravità, dalle ore trascorse dai ragazzi ogni giorno sul web. Gli studenti, sempre molto educati e persino “carini” quando sono in collegamento con i propri docenti si sono spesso trasformati in cyberbulli, crudeli e scurrili quando invece si disconnettono per chattare fra loro. La scuola on line ha svelato il lato oscuro della DAD se, infatti, i tecnici nominati dal Ministro che hanno “salvato” consigliando di trasferire online l’anno scolastico 2020 dove ci si è preoccupati esclusivamente della parte nozionistica della scuola, gli stessi hanno trascurato totalmente la missione educativa della stessa favorendo così di fatto i casi di cyberbullismo. Moltiplicati, con il proseguo della quarantena, nel numero e nella gravità, con l’aumentare delle ore trascorse dai ragazzi sul web. Diverse sono le denunce inoltrate ai Dirigenti Scolastici e alla Polizia Postale,  da parte di genitori ed insegnanti, fra le più gravi quella segnalata da una professoressa brianzola, fra l’altro referente della legalità, al Corriere della Sera:  “mentre eravamo collegati per una video lezione di musica, racconta la docente, dove oltre ad aver ascoltato la Nona Sinfonia di Beethoven, ho spiegato ai ragazzi del messaggio di fratellanza universale racchiuso nell’Inno alla Gioia, alcuni studenti chattavano tra loro con gli smartphone, bullizzando una loro compagna disabile. Nel gruppo WhatsApp, dal quale erano esclusi gli insegnanti, i giovanissimi studenti, tra i 13 e i 14 anni, offendevano la loro compagna, con insulti pesantissimi e irriferibili soffermandosi sui i suoi difetti fisici”. Ad accorgersi di quanto stava accadendo è stata la mamma della ragazzina, che ha scoperto la figlia in lacrime di fronte al computer collegato per la video conferenza. Quando ha letto alcuni insulti giunti sul telefono della figlia, conditi di bestemmie e di riferimenti alla sua sfera intima, si è precipitata a scuola e ha segnalato tutto al Dirigente Scolastico.  A lasciare turbati i docenti è il linguaggio scurrile dei ragazzi: “Insulti e parolacce irripetibili, pensieri e sentimenti che mai avremmo sospettato di trovare nei nostri allievi”. Ancor più grave è che l’episodio è avvenuto in una classe ritenuta modello e che gli studenti coinvolti sono sempre stati fra i più bravi della classe, i più brillanti e preparati sempre con ottimi voti.  Secondo gli esperti il web, amplifica le azioni di bullismo, amplificando le negatività della  personalità degli studenti. Nel Web è più facile sdoppiarsi, è più facile nascondersi, è più facile per i ragazzi per dar sfogo al dottor Jekyll e mister Hyde che convivono nelle loro giovani menti. I ragazzi sono come creta che sta prendendo forma. Personalità in costruzione ancora fragili, capaci di comportarsi in modo perfetto quando sono di fronte ai genitori, ai prof, all’allenatore o al parroco che  si trasformano in bulli spietati quando si confrontano con gruppi di coetanei, dal quale non vogliono essere esclusi. La cosa ancora più deprimente è che, nonostante le offese dirette siano state dirette sia ai compagni di classe che ai professori, gli strumenti di repressione in mano al Dirigente Scolastico, che ha iniziato l’iter di valutazione per punire gli abusi, siano molto ridotte. Con le scuole chiuse, infatti, è impossibile la sospensione, così, le possibili sanzioni applicabili dovranno essere valutate dal Consiglio di Classe e da quello di Istituto che dovranno decidere se è possibile applicare una sanzione pecuniaria oltre ad un percorso di recupero educativo e interiore o procedere in altro modo sempre considerando la funzione educativa della scuola. Quello che più preoccupa i professori e il Dirigente Scolastico è la facilità con cui gli abusi, sono stati commessi. Gli studenti, infatti, hanno veicolato immagini dei docenti scaricate da Facebook e diffuse a centinaia di telefonini zeppi di insulti e filmati girati nel corso delle video lezioni con una facilità ha del disarmante, senza che ci fosse una possibilità da parte delle Istituzioni Scolastiche di stoppare la pubblicazione sul web. Ecco, forse, in un momento in cui il Ministro Lucia Azzolina, titolare del Ministero dell’Istruzione, sta pensando di lasciare a casa gli studenti anche a settembre, queste domande dovrebbero essere sul tavolo delle trattative. La scuola merita di essere valutata nel modo giusto mediando fra funzione d’insegnamento e funzione educativa, i giovani hanno necessità di confrontarsi con insegnanti e compagni di classe in ambienti dove il docente può e deve insegnare e reprimere, quando necessario, comportamenti scorretti che troppo spesso, al di fuori degli istituti scolastici, vengono tollerati. Un buon cittadino nasce nelle famiglie ma viene educato al vivere civile nelle scuole che, Covid o non Covid, non possono rimanere chiuse in eterno.

Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo