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Ambiente

Puglia seconda regione d’Italia per reati ambientali: continuano i traffici illegali dei rifiuti.

la Puglia, con quasi 4.000 infrazioni ambientali totali accertate, risulta essere al secondo posto tra le regioni italiane per reati ambientali

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Credits  guarracino.69 license CC BY-NC-SA 2.0

Secondo quanto riportato dal “Rapporto Ecomafia” pubblicato lo scorso gennaio da Legambiente, nel 2020 la Puglia, con quasi 4.000 infrazioni ambientali totali accertate, risulta essere al secondo posto tra le regioni italiane per reati ambientali, con Bari e Lecce fra le prime dieci province d’Italia a contendersi questo preoccupante quanto triste primato. I crimini ambientali effettuati nel territorio pugliese svariano dal racket degli animali (corse clandestine di cavalli, combattimenti clandestini di varie specie, traffico di animali da compagnia, commercio illegale di specie protette, macellazione clandestina, abigeato, bracconaggio e pesca di frodo) al furto di opere d’arte e reperti archeologici, alle pratiche agromafiose (su tutti la vendita illegale di pesticidi fuori commercio in quanto pericolosi per l’uomo e l’ambiente) sino ai reati legati al ciclo del cemento, per i quali solo nel 2020 sono state denunciate circa 1.300 persone e sequestrati oltre 300 immobili per abusivismo edilizio. Ma rimane il ciclo illegale dei rifiuti, l’attività criminale maggiormente rilevante ai danni dell’ecologia in Puglia, in quanto molto remunerativa per le organizzazioni specializzate nei reati ambientali. Infatti, dal 2002 all’2020, le Procure pugliesi hanno aperto 81 inchieste contro varie organizzazioni criminali dedite al traffico illecito dei rifiuti. Indagini che hanno portato a circa 220 ordinanze di custodia cautelare emesse, 645 persone denunciate, coinvolto 94 aziende e confiscato oltre 6 milioni di tonnellate di rifiuti. In quest’ultima direzione si colloca l’operazione condotta la scorsa settimana dalle Fiamme Gialle di Taranto assieme ai Carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) di Torino e Lecce. Dopo diversi mesi di indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, le forze dell’ordine hanno smascherato l’esistenza di una vera e propria “filiera corta” del traffico illecito dei rifiuti. I rifiuti arrivavano nelle campagne delle provincie di Taranto e Lecce, direttamente dal luogo di produzione in Piemonte, trasportati tramite autotreni durante le ore notturne. Giunti sul posto, venivano immediatamente sepolti o spesso bruciati per fare posto ad altri carichi di veleni. Secondo i verbali degli inquirenti, sarebbero una trentina le ex cave o le masserie abbandonate interessate da questa attività criminale nel sud della puglia, per un totale di oltre 600 tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi smaltiti illegalmente, tra cui scarti urbani e provenienti da cicli industriali ma anche plastiche, gomme, ingombranti di vario tipo, guaine catramate e fanghi. Pertanto su richiesta del PM Milto De Nozza, sono stati disposti dal gip Alcide Maritati, ben tredici arresti, tra i reati contestati quelli di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti su tutto il territorio nazionale e riciclaggio di ingenti somme di denaro provenienti da attività illecite. Mentre risultano44 in tutto, gli iscritti nel registro degli indagati, tra questi anche una società, la N.D.N. Ecorecuperi srl di Caserta. Tra gli arrestati e indagati, risultano molti incensurati, professionisti e imprenditori al di sopra di ogni sospetto, un dato preoccupante sia per l’alto livello di organizzazione e penetrazione raggiunto nella società pugliese dai sodalizi criminali specializzati in reati ambientali, ma anche per il bassissimo livello di consapevolezza dei pugliesi rispetto a queste pratiche delittuose che nel volgere di pochi decenni stanno arrecando danni inestimabili all’ambiente e ai cicli ecologici di moltissime località pugliesi. Conseguenza di un quindicennio in cui le istituzioni si sono accontentate esclusivamente della insulsa narrazione delle tarante o del buon vino o peggio ancora della stucchevole retorica del mare, del sole e del vento.