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Economia & lavoro

Operatori Sanitari, eroi dimenticati

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di FABRIZO RESTA

Si fa presto a dire che nei periodi di emergenza bisogna evitare le polemiche, essere uniti e fare qualche sacrificio.

Lo scrittore catalano Joan Fuster diceva sempre : ““Diffidate di coloro che predicano l’idea del sacrificio. Ciò che in realtà vogliono è che qualcuno si sacrifichi per loro.” La tragedia del Coronavirus mette in luce il continuo de finanziamento del sistema sanitario nazionale e il depotenziamento delle reti territoriali di assistenza che oggi sarebbero serviti più che mai per fronteggiare l’emergenza e i tagli sul personale.

L’Italia ha meno infermieri che dottori; gli stessi che oggi sono chiamati a sostenere quelli che vanno ben oltre i sacrifici: riposi inesistenti, stress, turni massacranti (spesso bisogna essere operativi h24), la lotta contro il tempo per garantire i posti letto, riconvertendo aree degli ospedali e persino l’adeguatezza di servizi di prima necessità come gli spogliatoi per gli infermieri, denunciati recentemente dai dipendenti del Policlinico di Bari. Come se non bastasse il numero limitato di personale, molti medici ed infermieri sono morti contagiati dal virus. Sono in pochi, per via dei tagli al personale sì ma anche perché date le condizioni precarie in cui vengono lasciati a lavorare, giustamente qualcuno preferisce mettersi in malattia (298 casi di malattia in un giorno nel solo Policlinico riportati da un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno).  Questa situazione rischia di far vedere la situazione da un punto di vista sbagliato. Chi resta a casa non è una persona indegna, non è da redarguire. Giovanni Falcone, a proposito della Mafia diceva che “Bisogna rendersi conto che la mafia è un fenomeno terribilmente serio e grave, e che va combattuto non pretendendo l’eroismo di inermi cittadini, ma coinvolgendo nella lotta le forze migliori delle istituzioni”. Sul tema del Covid19 è la stessa cosa: non ci si può affidare all’eroismo di alcuni lavoratori per sconfiggere la pandemia.

Assumere personale? Si certo dato che manca soprattutto al Sud ma non basta.  È necessario tutelare gli operatori (che non sono solo i medici o infermieri ma anche tecnici di laboratorio, biologi e ausiliari che garantiscono la sanificazione dei reparti) che sono coloro sui cui si basa la lotta contro la diffusione del virus. Si parla tanto di garantire il diritto alla salute dei cittadini (e giustamente) ma non si parla di come garantire la sicurezza e la salute ai lavoratori. Ricordiamo che in molti ospedali non si riescono a garantire i tamponi e le mascherine a tutto il personale e che molti di loro lavorano con camici non professionali, utili a proteggerli dal contagio ma dei camici prestati da altri settori, non altrettanto efficaci; cosicché molti infermieri lavorano con il terrore, non tanto di essere stati contagiati ma di trasmettere successivamente il virus ai propri cari. Ci sono infermieri che hanno figli con disabilità che dovrebbero essere seguiti e che invece vengono trascurati, per motivi più che giustificabili ma che non per questo assolvono uno Stato che non riesce a fare lo Stato. Una corretta politica di contenimento dell’infezione non può prescindere da queste precauzioni. Se il compito è quello di non diffondere il virus lasciar tornare a casa gli operatori sanitari senza dare loro la possibilità di proteggersi e senza neanche la possibilità di fare il tampone per essere sicuri di non essere stati contagiati significa diffondere il virus all’interno delle loro famiglie. Le soluzioni fino ad ora messe in opera, come l’automonitoraggio dei sintomi, l’allontanamento dal servizio e l’esecuzione del tampone a 7 giorni dall’esposizione, non possono essere sufficienti.

A Perugia il Direttore Generale dell’azienda ospedaliera hanno addirittura tagliato lo stipendio agli infermieri di quasi 100 €, in seguito alla cancellazione di un’indennità (la cosiddetta indennità di sub-intensiva). Interrogata dai sindacati, la Regione Umbria ha dichiarato di non poter intervenire fino alla prossima contrattazione collettiva. Follia etica ma anche la cosa più sbagliata da fare nel momento più sbagliato, nonché un controsenso infinito tra la decisione di Conte che destinato 100 € in più a tutti coloro che stanno affrontando l’epidemia. Questo è il rispetto e la solidarietà di cui godono gli infermieri? Eroi ieri, dimenticati già oggi. C’è quasi da applaudire chi ha deciso di restare a casa.

Certo noi non viviamo a Perugia e non sappiamo probabilmente valutare la situazione che ha portato a questa decisione, tuttavia ritengo che in un momento così tragico, anche allo scopo di garantire la salute dei cittadini, il Ministro della Salute debba intervenire in maniera forte per trovare un compromesso ed evitare che gli “eroi” dell’Umbria vengano così penalizzati, aggiungendo il danno alla beffa. Sicuramente il Sud ha pagato di più le conseguenze dei piani di rientro ma adesso non è il momento di pensare all’economia, ai fatturati e alle perdite. C’è bisogno di garantire un servizio adeguato ed efficiente ai cittadini, senza tuttavia penalizzare coloro che in questo momento non hanno più una vita perché l’hanno dedicata a salvare i pazienti. Per questo motivo credo che dove non arrivino le Regioni, ci debba pensare lo Stato, destinando risorse lì dove veramente servono. Dopo questa esperienza l’unica cosa evidente è che il decentramento decisionale della Sanità alle Regioni ha fallito clamorosamente. Lo Stato ha il dovere morale di intervenire oggi e pensare a quello che verrà, quando l’emergenza Covid19 non ci sarà più, riformarmando il SSN in modo da renderlo più efficiente, possibilmente riducendo il differenziale tra Nord e Sud che ogni anno aumenta sempre di più.  Dice bene Michele Emiliano quando afferma che “la Sanità dopo il Covid19 non potrà più essere quella che era prima. Dovrà cambiare per forza”.

Fonte foto: Nurse24.it

Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo