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Economia & lavoro

Il tasso di mancata partecipazione al lavoro nelle regioni italiane

Il tasso di mancata partecipazione nelle regioni italiane. L’Istat calcola il tasso di mancata partecipazione che è costituito da un rapporto che “[…] al numeratore comprende, oltre ai disoccupati, anche quanti non cercano lavoro ma sarebbero disponibili a lavorare, e al denominatore insieme a questi ultimi anche le forze di lavoro (occupati e disoccupati).”

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Credit foto ISTAT

Di Angelo Leogrande

In Campania è cresciuto del 7,8% tra il 2009 ed il 2019

Il tasso di mancata partecipazione nelle regioni italiane. L’Istat calcola il tasso di mancata partecipazione che è costituito da un rapporto che “[…] al numeratore comprende,  oltre ai disoccupati, anche quanti non cercano lavoro ma sarebbero disponibili a lavorare, e al denominatore insieme a questi ultimi anche le forze di lavoro (occupati e disoccupati).” I dati dell’Istat sono relativi al 2019. Al primo posto vi è la Sicilia con un valore pari al 40,00%, seguita dalla Calabria con un ammontare pari al 38% a parimerito con la Campania. A metà classifica vi sono la Liguria con un valore del tasso di mancata partecipazione pari a 15%, seguita dall’Umbria con un valore del 14% a parimerito con le Marche. Chiudono la classifica la Lombardia con un valore pari a 9,6%, il Veneto con un ammontare pari a 9,1% ed il Trentino-Alto Adige con un ammontare pari a 6,6%.

Nord. Il valore del tasso di mancata partecipazione al lavoro è cresciuto nel Nord Italia nel periodo tra il 2009 ed il 2019. Nel 2009 il valore del tasso di mancata partecipazione al lavoro è stato pari ad un valore di 8,80% ed è successivamente aumentato fino ad un valore di 9,60% ovvero una variazione pari a 0,80 unità pari ad un valore di 9,09%. Nel passaggio tra il 2010 ed il 2011 il valore del tasso di mancata partecipazione al lavoro è cresciuto da un ammontare pari a 9,60 unità fino ad un valore pari a 9,70% ovvero pari ad una variazione di 0,10 unità pari ad un ammontare di 1,04%. Nel passaggio tra il 2011 ed il 2012 il valore del tasso di mancata partecipazione al lavoro nel Nord Italia è cresciuto da un ammontare pari a 9,70% fino ad un valore pari a 11,70% ovvero pari ad un valore di 2,00 unità pari ad un valore del 20,62%. Nel passaggio tra il 2012 ed il 2013 il valore del tasso di mancata partecipazione al lavoro è passato da un ammontare pari a 11,70% fino ad un valore pari a 13,10% ovvero pari ad una cresci di 1,40 unità pari ad un valore di 11,97%. Nel passaggio tra il 2013 ed il 2014 il valore del tasso di mancata partecipazione la lavoro è cresciuto da 13,10% fino ad un valore pari a 13,70% ovvero pari ad un valore di 0,60 unità pari ad un valore di 4,58%. Nel passaggio tra il 2014 ed il 2015 il valore del tasso di mancata partecipazione nel Nord Italia è diminuito da un ammontare pari a 13,70 unità fino ad un valore pari a 13,40 unità ovvero pari ad una variazione di -0,30 unità pari a -2,19%. Tra il 2015 ed il 2016 il valore del tasso di mancata partecipazione al lavoro nel Nord Italia è diminuito da un ammontare pari a 13,40 unità fino ad un valore pari a 12,50 unità ovvero pari ad un valore di 0,90 unità pari ad un valore di 6,72%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore del tasso di mancata partecipazione del lavoro è diminuito da un ammontare pari a 12,50% fino ad un ammontare pari a 11,60% ovvero pari ad una variazione di -0,90 unità pari ad un valore di 7,20%. Tra il 2017 ed il 2018 il valore del tasso di mancata partecipazione al lavoro è diminuito da un ammontare pari a 11,60 unità fino ad un valore pari a 10,90 unità ovvero pari ad un valore di -0,70 unità pari ad un valore di -6,03%. Ne passaggio tra il 2018 ed il 2019 il valore del tasso di mancata partecipazione al lavoro nelle macro-regioni è diminuito da un ammontare pari a 10,90 unità fino ad un valore pari a 10,10 unità ovvero pari ad una variazione di -0,80 unità pari ad un valore di -7,34%.

Centro e Sud Italia. L’andamento del tasso di mancata partecipazione nel Centro e nel Sud Italia ha avuto nel periodo tra il 2009 ed il 2019 un andamento assai simile a quello del Nord in termini di variazioni percentuali anche se con delle significative differenze in termini di valori assoluti. In modo particolare anche per il Centro e per il Mezzogiorno l’andamento della variabile afferente al tasso di mancata partecipazione al lavoro è cresciuto fino al 2014 e successivamente tra il 2014 ed il 2019 ha avuto un andamento decrescente. Tuttavia, occorre considerare che il valore del tasso di mancata partecipazione nel Centro Italia è stato in media pari a 4,39 unità più elevato del corrispettivo valore del Nord ovvero un valore mediamente più alto del 39,08%. Nel caso del Mezzogiorno il valore del tasso di mancata partecipazione al lavoro nel periodo tra il 2009 ed il 2019 è stato in media pari a circa 23,36 punti più elevato rispetto la corrispondente valore del Nord ovvero un valore in media circa doppio.

Le variazioni del tasso di mancata partecipazione al lavoro nelle regioni italiane tra il 2009 ed il 2019. Inoltre, nel periodo tra il 2009 ed il 2019 il valore del tasso di mancata partecipazione al lavoro è cresciuto significativamente per la Campania che ha fatto segnare un +7,8%, seguita dalla Sicilia con +7,7% e dalla Calabria con un valore pari a +7,2. A metà classifica vi sono Piemonte con un valore pari 3,2%, Friuli-Venezia Giulia con un valore pari +2,9%, e Molise con un valore pari a +2,8%. Chiudono la classifica Lazio e Basilicata con un valore pari a +1,6 unità seguiti dal Veneto con un ammontare pari +1,1 unità. Con riferimento alle macro-regioni occorre considerare che nel Mezzogiorno il tasso di mancata partecipazione al lavoro è cresciuto del 5,9% tra il 2009 ed il 2019, mentre nel Nord è cresciuto del 2,5% e nel Centro del 2,3%.

Conclusione. Il tasso di mancata partecipazione al lavoro tende ad essere strettamente connesso alla distribuzione del reddito. Nelle regioni dove il reddito pro-capite è più alto il tasso di mancata partecipazione al lavoro tende a diminuire. Tale condizione manifesta la presenza di mercati del lavoro regionali ad efficienza divergente. Occorre implementare delle politiche economiche del lavoro che siano in grado di ridurre il tasso di mancata partecipazione al lavoro attraverso anche dei percorsi formativi rivolti anche all’innovazione tecnologica ed alla digitalizzazione. Occorre inoltre considerare che soprattutto nel Mezzogiorno è ancora molto rilevante l’emigrazione della popolazione soprattutto giovanile ed in età lavorativa, la quale circostanza alla lunga potrebbe portare ad un ulteriore peggioramento del divario Nord-Sud. Ovviamente tale sperequazione diventa grave soprattutto in relazione alla sostenibilità dei sistemi pensionistici e dei bilanci delle regioni meridionali. Infatti, qualora nel post-covid, dovesse essere posta la questione del federalismo fiscale, e qualora questa dovesse in un qualche modo essere attuata, certamente il Mezzogiorno potrebbe essere relegato indefinitamente tra le aree scarsamente produttive d’Europa. Occorre quindi un patto tra  imprenditori, funzionari pubblici, banchieri e politici per il rilancio dei mercati del lavoro regionali ed interregionali nel Mezzogiorno.

Ho un Ph.D. in Economics. Ho studiato all’Università “Aldo Moro” di Bari , all’Università “Federico II” di Napoli , all’Università “Tor Vergata” di Roma e alla University of Glasgow (UK). Iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti e Degli Esperti Contabili di Bari –ODCEC Bari. Attualmente ricercatore presso LUM Enterprise s.r.l. Nel novembre 2020 ho ricevuto la nomina di “Scholar in the Discipline of Economics” presso l’Università LUM-Giuseppe Degennaro di Casamassima (BA).