Mettiti in comunicazione con noi

Economia & lavoro

La Trasformazione dei Lavoratori da Instabili a Stabili nelle Regioni Italiane

Tra il 2013 ed il 2019 la trasformazione dei lavoratori da instabili a stabili in Italia è cresciuta di un valore pari a 1,65 unità.

Pubblicato

su

DI ANGELO LEOGRANDE

Credit foto  Fillea Roma e Lazio licensed  CC BY-NC-ND 2.0

Ranking delle regioni per trasformazione dei lavoratori da instabili a stabili. L’Istat calcola la trasformazione dei lavori instabili in lavori stabili nelle regioni e macro-regioni italiane.Al primo posto per valore della trasformazione dal lavori instabili a stabili vi è il Veneto con un ammontare pari a 32,50, seguito dalla Lombardia con un ammontare pari a 31,40 e della Toscana con un ammontare pari a 27,20. A metà classifica vi sono Friuli-Venezia Giulia con un ammontare pari a 21,00, Sardegna con un valore pari a 19,90 e Liguria con un valore pari a 19,00. Chiudono la classifica la Puglia con un valore pari a 11,20, la Valle D’Aosta con un valore pari a 10,70 e la Calabria con un valore pari a 9,20 unità.

Variazione della Trasformazione dei Lavori Instabili in Stabili tra il 2013 ed il 2019. Se si prende in considerazione la variazione assoluta tra il 2013 ed il 2019 è possibile riformulare la classifica sulla base della trasformazione dei lavoratori instabili in stabili. Al primo posto vi è il Veneto con un ammontare pari a 12,2 unità, seguito dalla Toscana con un valore pari a 9,1 unità e la Lombardia con un ammontare pari a 8,2 unità. A metà classifica vi sono Umbria con un valore pari a 1,3 unità seguita dalla Cambia con un ammontare di 1,2 unità e dal Piemonte pari a 1,1 unità. Chiudono la classifica la Sardegna con un valore pari a -4 unità, seguita dal Lazio con un ammontare pari a -4,3 unità e dalla Valle D’Aosta con un valore pari a -9,1 unità.

Veneto. Il valore delle trasformazioni da lavori instabili in stabili in Veneto è cresciuto nel periodo tra il 2013 ed il 2019 di un ammontare pari a 12,2 unità ovvero pari ad un valore del 60,09%. Nel 2013 il valore della trasformazione di lavori instabili in stabili in Veneto è stato pari ad un ammontare di 20,3 unità. Successivamente tra il 2013 ed il 2014 tale valore è diminuito da un ammontare pari a 20,3 unità fino ad un valore pari a 19,1 unità ovvero pari ad una variazione di -1,2 unità pari a -5,91%. Nel passaggio tra il 2014 ed il 2015 il valore della trasformazione dei lavoratori instabili e stabili è cresciuto da 19,1 unità fino ad un valore pari a 19,2 unità ovvero pari ad un valore di 0,1 unità pari ad un ammontare di 0,524%. Tra il 2015 ed il 2015 il valore delle trasformazioni da lavori instabili a lavori stabili è cresciuto da un ammontare pari a 19,2 unità fino ad un valore pari a 22,9 unità ovvero pari ad una variazione di 3,7 unità pari ad un ammontare di 19,27%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore delle trasformazioni da lavori instabili a lavori stabili è diminuito, in Veneto, da un ammontare pari a 22,9 unità ovvero di un valore pari a 3,7 unità fino ad un valore di 19,27%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore della trasformazione dei lavori instabili e stabili è diminuito da un ammontare pari a 22,9 unità fino ad un valore pari a 17,7 unità ovvero pari ad una variazione di -5,2 unità pari ad un ammontare del 22,71%. Nel passaggio tra il 2017 ed il 2018 il valore della trasformazione dei lavoratori instabili in lavoratori stabili è cresciuto da un ammontare pari a 17,7 unità fino ad un valore pari a 23,4 unità ovvero pari ad un ammontare del 5,7 unità pari ad un valore del 32,2%. Nel passaggio tra il 2018 ed il 2019 il valore delle trasformazioni dal lavori instabili a lavori stabili è cresciuto da un valore pari a 23,4 unità fino ad un valore pari a 32,5 unità ovvero pari ad un valore di 9,1 unità pari ad un ammontare del 38,89%.

Italia. La trasformazione dei lavori instabili in lavori stabili in Italia è cresciuta nel periodo tra il 2013 ed il 2019 di un valore pari a 3,3 unità ovvero pari ad una variazione del 17,83%. Nel 2013 il valore della trasformazione dei lavori instabili in Italia è stato pari ad un valore del 18,5 e nell’esercizio successivo è diminuito fino ad arrivare ad un valore di 16,6 unità ovvero pari ad una riduzione di -1,9 unità pari a -10,27%. Tra il 2014 ed il 2015 il valore della trasformazione dei lavori instabili in lavori stabili è cresciuto da un ammontare pari a 16,6 unità fino ad un valore pari a 18,4 unità ovvero pari ad una variazione di 1,8 unità pari ad un ammontare del 10,84%. Tra il 2015 ed il 2016 il valore della trasformazione dei lavori instabili in lavori stabili in Italia è cresciuto da un valore pari a 18,4 unità fino ad un valore pari a 21,3 unità ovvero pari ad una variazione di 2,9 unità pari ad una variazione del 15,76%. Tra il 2016 ed il 2017 il valore della trasformazione dei lavoratori instabili a stabili è diminuito da un ammontare pari a 21,3 unità fino ad un valore pari a 15,8 unità ovvero pari ad una variazione di -5,5 unità pari ad un valore di -25,82%. Tra il 2017 ed il 2018 il valore delle trasformazioni da lavoratori instabili a lavoratori stabili in Italia è diminuito da un valore pari a 15,8 unità fino ad un valore pari a 15 unità ovvero pari ad una variazione di -0,8 unità pari ad un ammontare di -5,06%. Tra il 2018 ed il 2019 la trasformazione dei lavori instabili in lavori stabili è cresciuto da un ammontare pari a 15 unità fino ad un valore pari a 21,8 unità ovvero pari ad una variazione di 6,8 unità ovvero pari ad una variazione del 45,3 %.

Conclusioni. La trasformazione dei lavoratori instabili in stabili è una misura dell’efficienza e del dinamismo del mercato del lavoro locale. Tale valore è elevato nel Nord Italia, ovvero pari a 5,4 unità, basso nel Mezzogiorno ovvero pari a 1,6 unità, e nel Centro pari a 0,6 unità. La bassa capacità di trasformazione dei lavori instabili in lavori stabili indica un grado elevato di precarizzazione. L’eccesso di flessibilità del lavoro può comportare una crescita del numero dei poveri e dei working poors. I working poors sono lavoratori aventi un reddito basso persistenti nella povertà pure in mancanza di disoccupazione. I lavoratori instabili sono parte del fenomeno della fragilità finanziaria che colpisce anche gli occupati. Il peggioramento della condizione degli occupati riduce la fiducia della popolazione nella possibilità di emancipazione attraverso il lavoro. Le politiche economiche del lavoro attraverso l’incentivazione fiscale di forme di lavoro stabili devono anche essere accompagnate da un’adeguata crescita del reddito. Infatti, la crescita del reddito fa del lavoro uno strumento di elevazione economico-sociale e può aumentare l’attivismo della popolazione con effetti positivi sul PIL, sulla riduzione della diseguaglianza, e sulla coesione sociale.

Ho un Ph.D. in Economics. Ho studiato all’Università “Aldo Moro” di Bari , all’Università “Federico II” di Napoli , all’Università “Tor Vergata” di Roma e alla University of Glasgow (UK). Iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti e Degli Esperti Contabili di Bari –ODCEC Bari. Attualmente ricercatore presso LUM Enterprise s.r.l. Nel novembre 2020 ho ricevuto la nomina di “Scholar in the Discipline of Economics” presso l’Università LUM-Giuseppe Degennaro di Casamassima (BA).