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Editoriale

La figuraccia di Salvini – e dell’Italia intera

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Credit foto www.gayburg.com/2022/03/la-figuraccia-di-salvini-in-polonia.html/amp

di Lavinia Orlando

Viviamo giorni terribili, in cui, ai timori legati alla guerra in Ucraina, si unisce la consapevolezza di vivere in un Paese che non può vantare così forte rilievo a livello internazionale. L’Italia si è riscoperta essere ciò che da tempo oramai è, ossia uno Stato di seconda linea, pur in presenza di un Primo Ministro da (quasi) tutti osannato quale salvatore della patria e dipinto quale unico italiano a godere della stima dei colleghi stranieri. Altro non si può dire a commento del vertice USA, Gran Bretagna, Germania e Francia, al quale il nostro Mario Draghi non è stato invitato. Ed è altresì inutile precisare che, se tale circostanza si fosse verificata in presenza di altro Presidente del Consiglio, sarebbe successo il finimondo, tanto politico quanto mediatico.

Non potendo raggiungere rilievo internazionale attraverso la partecipazione alle riunioni che contano, non ci resta che la meno piacevole notorietà proveniente per vie traverse, sempre per il tramite di politici, che giungono sì agli onori delle cronache, ma per ragioni ben differenti.

Laddove non è riuscita la sinistra, ha fatto centro “un Sindaco un po’ maleducato”, per parafrasare giustappunto la vittima del suddetto Primo Cittadino.

Laddove non è arrivata la politica italiana, in particolare la presunta sinistra nostrana, si è giunti fino in Polonia per avere la chiara rappresentazione di chi sia davvero Matteo Salvini: un immenso quacquaraquà.

Che, poi, tale vivida descrizione sia giunta da un Primo cittadino appartenente a quella estrema destra polacca, se possibile ancora più razzista e xenofoba della Lega nostrana, è un’ulteriore beffa che va ad aggiungersi al palmares di un Salvini che sembra oramai la brutta copia di se stesso.

La scelta di recarsi nelle zone limitrofe al teatro di guerra ucraino, non si è capito bene a fare cosa se non un (vano) tentativo di propaganda, si è rivelata un boomerang. Se da una parte non aveva alcun senso che il leader di un partito politico giungesse nelle zone più colpite dalle ondate di profughi ucraini, dall’altra il leader in questione avrebbe almeno dovuto avere il buon senso di rammentare quanto fatto e detto nel recente passato.

Così, se nel 2017 hai indossato una maglietta raffigurante il viso di Putin e ne hai tessuto le lodi, decorsi meno di cinque anni non puoi pensare che nessuno non te lo ricordi. Posto che gli avversari politici italiani ti sono oramai alleati e la stampa nostrana gode di cattiva memoria, l’unico intervento sensato non può che giungere dal Sindaco di destra di Przemysl.

Trattasi di una figuraccia su scala mondiale, che ha lasciato Salvini, in piena fase da colomba pasquale, del tutto interdetto ed incapace di rispondere, a dimostrazione di quanta costruzione mediatica ci sia dietro al personaggio. E pazienza se tale situazione abbia ingenerato l’idea che l’atteggiamento di Salvini sia, nel piccolo, il tipico comportamento degli italiani in generale. Spiace chiarire l’ovvio. È un po’ come ai tempi d’oro del berlusconismo, laddove i tanti che votavano il Cavaliere non potevano che essere anche affascinati dagli aspetti poco legalitari dello stesso – in molti casi emulandolo. Analogamente, i tanti che esprimono preferenza per Salvini, sono inevitabilmente disposti a barattare coerenza con esigenze contingenti.

Beninteso: l’accusa rivolta dal Sindaco polacco avrebbe dovuto essere estesa anche all’ulteriore passaggio incoerente del leader leghista: la piena apertura ai profughi ucraini di contro ai porti chiusi rispetto ai migranti africani. Tanto non è avvenuto poiché Paesi come Polonia, Ungheria ed altri limitrofi all’Ucraina, che stanno dimostrando estrema solidarietà nell’accoglienza dei fratelli limitrofi, non hanno il medesimo atteggiamento nei confronti di coloro che, pur giungendo dall’Ucraina, hanno la pelle nere e non l’hanno avuto negli scorsi anni, fino a poche settimane fa, rispetto a migranti provenienti da altre parti del mondo.

Trattasi di un atteggiamento da sottolineare e stigmatizzare, anche considerando la non secondaria circostanza per cui, se la pressione migratoria dovesse proseguire incessantemente, le spinte di chiusura dei confini non potranno che riaffacciarsi prepotentemente, tanto negli Stati dell’Europa dell’Est, quanto in tutto il continente che tanta solidarietà sta ora dimostrando.

Trattasi di film già visto, da ultimo col Covid, che ci ha portati in pochi giorni dai canti sui balconi alla negazione totale della malattia.

Historia magistra vitae est, occorre sempre ricordarlo.

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