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Esteri

La crisi tra la NATO e la Federazione Russa peggiora di ora in ora.

Etiopia una settimana che capovolge completamente la situazione che si aveva solo 7 giorni fa.
Crisi NATO RUSSIA
I rapporti tra gli USA e la Russia stanno divenendo davvero preoccupanti per il livello della tensione come mai si ricorda negli ultimi 40 anni almeno.

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Secretary of State Antony J. Blinken meets with Russian Foreign Minister Sergey Lavrov

Di Stefano Orsi

La situazione nel mondo non desta meno preoccupazioni di settimana in settimana, anzi, direi l’esatto opposto.

Le potenze occidentali sembrano voler innalzare sempre più la tensione con il rischio evidente che presto o tardi ne nasca un conflitto che, nella migliore ipotesi resterebbe confinato in un limitato settore per manifesta volontà dei contendenti e che nella peggiore degenererebbe in un terzo e devastante conflitto mondiale.

Etiopia

La situazione in Etiopia verrà esaminata partendo dall’analisi della settimana scorsa per poi arrivare ad un capovolgimento di fronte durante quest’ultima.

28-11-2021

26-11-2021 situazione al punto di massimo avanzamento tigrino immagine tratta da google maps e rielaborata dall’autore

Anche questa settimana registriamo i progressi del fronte tigrino in avanzata verso Addis Abeba.

Ci siamo lasciati con il fronte avanzato giunto fino a Gerbe, erano quindi arrivati a meno di 200 Km dalla capitale, in queste sette giorni siono arrivati ad un passo dallo scollinamento sull’altipiano e si attestano alle porte di Debre Sina, sono ora a 145 Km dalla capitale.

Il fatto che, come vedete in mappa, si stiano espandendo verso oest e sud ovest, indica la loro volontà di separare Addis Abeba dalle forze Amhara a nord.

Intendono infatti ricongiungersi con i ribelli Oromo dell’OLA (Oromo Liberation Army) che stanno garantendo un aiuto indispensabile nel sostenere la loro avanzata.

Ricongiungendosi con il fronte Oromo le truppe tigrine potrebbero facilmente portarsi a ridosso della capitale sia da nord che da ovest costringendo i comandi etiopi a ridispiegare le forze su un fronte più ampio e non concentrandole sul fronte tigrino di avanzata principale che è noto e permette loro di programmare i rifornimenti verso un punto certo.

Disperdendo le difese diverrebbe più complicato sostenere la loro azione di contenimento, dovrebbero muovere truppe sui punti di attacco privandone altri fronti. In parole povere, se finora hanno manifestato grosse difficoltà nel contenere l’offensiva, di fatto continuano a perdere terreno, se avvenisse questo ricongiungimento le loro capacità di resistenza si ridurrebbero in maniera esponenziale.

Aggiungiamo che la credibilità del governo del Primo Ministro Abij Hamed Ali si vada riducendo molto velocemente.

Gli arresti di massa nella capitale, il controllo su tutti i media, internet compresa, non bastano più a nasconderne le gravi difficoltà.

Alcune unità delle forze speciali Oromo dell’esercito etiope, circa 400, hanno defezionato in favore dell’OLA, finora non risulta che l’esercito li abbia attaccati pur trovandosi essi presso Laga Tafo a breve distanza dalla città di Addis Abeba.

Negli ultimi due giorni non ho trovato aggiornamenti dai fronti, segno che se dal fronte tigrino stiano recuperando le risorse dalla ormai lunga catena di approvvigionamenti, dall’altro il governo non è assolutamente in grado di organizzare quella necessaria controffensiva, la volta scorsa impiegò mesi per poi vederla fallire in pochi giorni.

Droni ed aviazione tradizionale non stanno garantendo alcun particolare vantaggio al governo centrale, i mezzi di cui dispone sono davvero pochi e non riescono a colpire sufficienti obbiettivi da fare la differenza sul campo, ne sui fronti avanzati ne lungo la catena dei rifornimenti.

In questa settimana assisteremo con ogni probabilità ad una nuova spallata tigrina, sia lungo la A2, il fronte principale, che con un possibile ricongiungimento al grosso delle forze OLA grazie al quale si porterebbero direttamente a ridosso della capitale su altri due fronti.

5-12-2021

Con l’arrivo delle forze TDF+ OLA a Debre Sina, la spinta offensiva tigrina si è esaurita, la scarpata da risalire era un muro ben difeso impossibile da valicare.

2-12-2021 mappa tratta da Google maps e rielaborata dall’autore

Li, le forze etiopi, erano ben disposte, la posizione che occupavano, in quota, ben difesa ed inespugnabile.

I Tigrini invece avevano una posizione svantaggiosa, sotto il fuoco nemico e difficilmente avrebbero potuto risalire la strada per scollinare.

Situazione al 4-12-2021 immagine tratta da google maps e rielaborata dall’autore

Il Presidente Abij Amhed Ali si è presentato quindi al fronte appena dopo che l’offensiva era cominciata una settimana fa circa.

Situazione Etiopia fronte avanzato fianco destro schieramento tigrino immagine presa e rielaborata da Google maps dall’autore.

Le forze tigrine hanno resistito un po’ per dare il tempo alle retrovia di invertire la marcia dei mezzi e retrocedere dalle loro posizioni verso nord.

La lunga strada percorsa lungo la A2 era divenuta l’unica via di salvezza per i tigrini, ritirarsi o essere catturati o uccisi.

Il 4 si erano già ritirati di molte decine di chilometri attestandosi su Kemise.

La mattina del 5 le mappe riportano la posizione aggiornata, con la presenza tigrina attestatasi poco a sud di Dessie.

Dessie diviene ora un punto di svolta, se le truppe tigrine riescono a stabilirvi una linea di difesa per arginare l’avanzata etiope, allora possono tentare una controffensiva, ma dipende da quanto materiale, mezzi e soldati abbiano lasciato lungo la strada. Impossibile stabilire con esattezza le loro condizioni operative.

Di certo la loro ritirata è stata fulminea più di quanto lo fosse stata l’avanzata.

Fronte principale della controffensiva etiope, 5-12-2021 la ritirata tigrina appare evidente. immagine presa da Google Maps e rielaborata dall’autore.

I casi sono due o stanno tendendo una qualche trappola per le forze etiopi lanciate al loro inseguimento, lasciate magari avanzare per poi chiuderle in sacca dai fianchi, e sarebbe una manovra da studiare nei manuali di guerra, oppure hanno tentato una mossa azzardata arrivando tanto a sud, fino a Debre Sina, ed ora ne stanno pagando le conseguenze.

Ad ogni modo siamo ad una svolta in questa guerra, chi commette ora un errore, che siano i tigrini o i comandi etiopi, rischierebbe veramente di perdere il conflitto e dover scendere a patti.

Crisi tra NATO e Russia

È stata una settimana impegnativa per la diplomazia internazionale.

Gli importanti vertici atteri nei primi giorni di dicembre hanno riscaldato ulteriormente il clima europeo.

Il 30 di novembre si è tenuto un importante vertice NATO durante il quale l’Alleanza atlantica ha discusso della situazione in Ucraina.

La posizione espressa dal segretario Stoltemberg è stata a dir poco shoccante.

Hanno presentato una situazione surreale, con indicazione di movimenti di truppe russe ai confini ucraini, lasciando intendere che fossero in vista del confine, per poi correggere il tiro indicando che fossero a decine di chilometri di distanza.

Il fattore che causa grande apprensione in queste ore è dato dal carattere di crescendo che contraddistingue la comunicazione della Casa Bianca, attraverso le dichiarazioni della portavoce Jen Psaki, la Segreteria di Stato USA per bocca di Antony Blinken e infine le posizioni prese dalla NATO, tramite il suo Segretario Generale Jens Stoltemberg.

Durante tutto questo anno da aprile in avanti i toni usati dall’Alleanza atlantica sono andati via via peggiorando.

La diplomazia è andata scemando fino a scomparire del tutto.

Non se ne trova più traccia alcuna.

Il giorno 30 Stoltemberg affermava: “La Nato non conosce le intenzioni della Russia nei confronti dell’Ucraina, ma si prepara alla possibilità di un uso della forza militare da parte della Russia contro l’Ucraina “

“La NATO considera inaccettabile anche l’idea che la Russia possa avere una propria sfera di influenza”

Il medesimo concetto verrà espresso il giorno 4 dallo stesso Presidente americano Joe Biden.

Blinken: “Gli Stati Uniti sono profondamente preoccupati per il fatto che la Russia stia cercando di destabilizzare la situazione in Ucraina dall’interno “

“Gli Stati Uniti, in coordinamento con i loro alleati occidentali, stanno preparando un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Bielorussia” Blinken.

Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha confermato il trasferimento di informazioni di intelligence a Kiev con l’obiettivo di “rafforzare le capacità di difesa dell’Ucraina”.

“I paesi della Nato sono pronti a punire la Russia in caso di aggressione all’Ucraina, la Nato è pronta a rafforzare la sua presenza sul “fianco orientale” – Segretario di Stato Usa Blinken.

“Gli Stati Uniti in caso di aggressione russa contro l’Ucraina saranno pronti a prendere misure economiche che in passato hanno preferito non introdurre” – Blinken.

Persino in una cena informale offerta dal Ministro degli esteri svedese Ann Linde Blinken e Lavrov arrivano ad insultarsi a causa del contegno irrispettoso di Blinken.

Il giorno dopo al vertice dei Paesi OSCE: “la Russia purtroppo continua a violare i Principi di Helsinki e ostacola ripetutamente il lavoro di questa organizzazione.

È responsabile dei pericoli affrontati ogni giorno dalla Missione speciale di monitoraggio dell’OSCE in Ucraina.

Il sequestro forzato della Crimea ha provocato abusi implacabili contro i tartari di Crimea, gli ucraini di etnia e altri che si oppongono pacificamente a questa occupazione.

E come ho detto ieri alla riunione dei ministri degli esteri della NATO, siamo profondamente preoccupati dall’evidenza che la Russia abbia pianificato un’ulteriore significativa aggressione contro l’Ucraina, quindi esortiamo la Russia a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale del paese, l’Ucraina, per ridurre l’escalation, invertire il recente accumulo di truppe, ripristinare le forze nelle normali posizioni pacifiche e attuare gli impegni di Minsk, la diplomazia è l’unico modo responsabile per risolvere questa crisi e noi siamo pienamente pronti a sostenerla”.

“Se la Russia sceglierà di agire incautamente, risponderemo”, parlando con alcuni giornalisti. Blinken ha anche elencato gli impegni che Mosca non avrebbe rispettato:

“Cessate il fuoco non attuato dalla Russia, ritiro di tutte le armi pesanti non attuate dalla Russia, consentendo il monitoraggio dell’OSCE non attuato dalla Russia, approvare una legge sullo status speciale attuata dall’Ucraina, approvare una legge di amnistia in corso , scambio di prigionieri politici universali non attuati dalla Russia, garantire la fornitura di assistenza umanitaria basata su un meccanismo internazionale non attuato dalla Russia, ripristino dei legami socio-economici non attuati dalla Russia. Potrei andare avanti. Penso che tu abbia colto il punto. (rivolto a Lavrov) Bisogna essere in due per ballare il tango “.

Queste ultime accuse in particolare, sono del tutto gratuite, è possibile infatti, leggendo gli accordi di Minsk 1 e 2 :

https://it.wikipedia.org/wiki/Protocollo_di_Minsk

https://it.wikipedia.org/wiki/Minsk_II

comprendere come, per la sua parte, la Russia abbia sempre rispettato gli accordi e abbia operato in modo che anche le 2 Repubbliche di Doneck e Lugansk facessero altrettanto.

Per alcuni anni i carri armati e le armi pesanti sono state effettivamente allontanate dai fronti per esempio, da ambo i lati, salvo poi che gli Ucraini le hanno riportate al fronte causando analoga mossa dalle forze di difesa delle repubbliche del Donbass.

Gli stessi ispettori OSCE lo hanno verificato e scritto nei loro rapporti.

Eppure nelle parole di Blinken non c’è nulla di quanto gli ispettori dell’OSCE, hanno scritto e verificato nei loro rapporti.

Tutta la parte legata agli impegni legislativi da parte di Kiev è rimasta lettera morta.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/12/ucraina-dal-15-cessate-fuoco-i-13-punti-dellaccordo-minsk/1420251/

Basti solo pensare ai punti legati alle leggi sulle amnistie, mai approvate da Kiev o sulle pensioni ed il Welfare, Kiev non ha più pagato le pensioni dei suoi “cittadini” residenti nel Donbass, e da allora fu Mosca a farsene carico.

Relativamente al punto 10, l’OSCE certificò che mai forze militari straniere avessero preso parte ai combattimenti o entrate nei territori delle Repubbliche.

Al punto 11 era prevista una riforma della Costituzione dell’Ucraina, mai ha visto la luce nemmeno l’inizio dei lavori per scriverla.

Sono poi proseguite le discriminazioni linguistiche e delle minoranze etniche sotto il governo di Kiev come ampiamente denunciato dalle comunità Rom.

Di quanto ha asserito Blinken non vi è traccia, se non nel mancato conferimento del controllo dei confini ad un esercito armato e in stato di perenne conflitto con le milizie delle repubbliche, cosa che ha reso impossibile l’applicazione di diversi punti da parte russa.

Tutta la strategia statunitense di riassume nella menzogna e nelle accuse gratuite.

Cosa c’è di diplomatico in un tale atteggiamento tenuto non solo dal Segretario di Stato USA ma anche dal vertice della NATO stessa, essendo la NATO un’organizzazione che controlla eserciti non è di secondaria importanza i toni ed le parole scelte per dialogare o rivolgersi ad un interlocutore.

Ciò che si può osservare è una strategia ben delineata e scoperta, per imporre ai media una linea da seguire, la Russia DEVE essere indicata come responsabile di quanto sta per accadere, qualunque cosa accada.

Questa linea va mantenuta da parte loro, e di tutti i media occidentali anche contro la logica, contro le evidenze e contro ogni buonsenso.

I continui riferimenti a truppe ammassate, che non si vedono da nessuna parte, meno che mai nelle foto mostrate dagli USA alla stampa, l’indicare intenzioni o piani attribuendoli alla Russia sono ripetuti in maniera ossessiva da tutte le fonti e dai portavoce.

Troppo esasperante questa comunicazione per essere addirittura credibile.

Ad marzo di quest’anno, quando l’Ucraina iniziò a portare al fronte centinaia di carri armati e blindati, decine di migliaia di soldati, non si udì alcun avvertimento da parte della NATO o degli USA o della UE nei confronti di Kiev in quanto stava agendo in aperta e totale violazione degli accordi di Minsk.

Le stesse voci, mute nei confronti di Kiev, iniziarono a denunciare i movimenti che Mosca avviò in risposta ai primi, tra marzo ed aprile, spostò molte unità e furono viste e registrate in molti filmati come pure quelli di Kiev.

Ma non inviò le truppe, si limitò a parcheggiare i mezzi e le attrezzature nel settore occidentale, badate, non a ridosso del confine, ma a decine o centinaia di chilometri dal confine ucraino, sarebbe come se posizionando delle truppe presso Torino, si ritenesse di minacciare Modena. Non mi pare una cosa seria.

Importante la dichiarazione del ministro della Difesa ucraina che ha indicato il numero delle forze russe per l’”Invasione” in 175.000 soldati, ma che poi ha precisato che solo la metà di essi sarebbe al momento presente nel settore.

La assurdità di questa linea è che circa 90.000 soldati sono quelli da sempre in servizio in quel settore della Russia, dalla Crimea fino ad arrivare al confine con la Bielorussia.

Non hanno nemmeno il senso del ridicolo di ciò che affermano.

Ancora più ridicolo è il fatto che nessun giornalista televisivo o di quotidiani cartacei o digitali, si faccia questa domanda davvero semplice.

Dove mai sarebbero le forze di invasione? Semplice, nelle loro caserme a centinaia o migliaia di chilometri di distanza.

È una farsa.

La verità è una ed una soltanto, alla Russia non serve invadere l’Ucraina perchè questa torni sua, le basta attendere che imploda per la drammaica situazione occupazionale, per l’aumento del costo della vita insostenibile, per i debiti che non saranno in grado di pagare.

Non serve a loro invadere ciò che tornerà spontaneamente al periodo in cui stava meglio.

Le ragioni di un conflitto saranno attinenti alla sicurezza del Paese.

La Russia non può permettere che le forze della NATO vengano schierate in altri Paesi ai suoi confini eliminando i Paesi cuscinetto, che garantiscono di non arrivare a un confronto diretto e che la NATO sta di fatto eliminando, portando truppe in Ucraina, armandola sempre più, spingendola verso una aggressione che sarà lei stessa ad operare, invadendo nuovamente i territori delle Repubbliche secessioniste, come fece nel 2014, causando la morte di migliaia di civili.

Allora si, la Russia risponderebbe, le truppe uscirebbero dalle loro caserme e raggiungerebbero i mezzi nel settore delle operazioni, portati li ad aprile, nel giro di pochi giorni e da li si porterebbero in breve al punto di attacco.

Questo è uno scenario credibile e possibile con l’attuale situazione sul campo, il resto sono chiacchiere.

Martedì avremo il confronto virtuale tra Biden e Putin, organizzato molto velocemente dato il fallimento dell’incontro tra Blinken e Lavrov il giorno 2 dicembre, presso Stoccolma, a margine dell’incontro OSCE.

Durato poco più di 30 minuti, è stato del tutto inutile, in quel poco tempo non possono che essersi scambiati le loro inconciliabili posizioni, rendendo non solo necessario, ma anche urgente, un chiarimento ai vertici.

Non immagino cosa possa scaturire da questo, se useranno un atteggiamento pacato o se manterranno gli USA l’aggressività finora mostrata, di certo ci accorgeremo in breve dai toni dei loro collaboratori se qualche speranza di distensione ci sarà stata o se, al contrario, sarà da temere il peggio.

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