Mettiti in comunicazione con noi

Esteri

I Russi ottengono una importante vittoria sul campo.

con la caduta di Soledar i Russi riprendono a guadagnare terreno invertendo la fiammata che da settembre li aveva messi sulla difensiva, le minacce di un intervento NATO si fanno più concrete nei timori e preparativi di Russia e Bielorussia, le dimissioni della ministra tedesca Lambrecht.

Pubblicato

su

Aree di crisi nel mondo n. 141 del 15/1/2023

Fronte di Artemosk (Bakmut)

Dopo alcuni mesi, le forze armate russe tornano a segnare un importante punto a loro vantaggio.

In questo fronte i combattimenti durano da diversi mesi e tutti ad elevata intensità di fuoco.

Tale è l’intensità di questo fuoco, principalmente di artiglieria, che questo fronte, che va da Soledar alla zona sud di Artemosk, viene soprannominato “Il Tritacarne”.

Si tratta di una intensità molto elevata di fuoco di artiglieria sulle posizioni degli ucraini e di controbatteria rivolta al fuoco che gli ucraini mettono in campo.

L’azione combinata di entrambe ha generato un tasso elevatissimo di perdite tra le fila ucraine in questi mesi.

La strategia ucraina adottata fin dai primi giorni in cui il fronte era giunto qui, era luglio se non erro, è stata quella di continuare ad inviare rinforzi per compensare le elevate perdite.

Ai Russi non è rimasto che alternare piccole puntate offensive seguite da opportune ritirate per stanare di volta in volta il nemico e causare loro molte più perdite.

Mesi in cui gli Ucraini, soddisfatti del mantenimento delle posizioni, non si sono posti alcuna domanda.

Di settimana in settimana, di mese in mese, i battaglioni qui inviati si accumulavano.

Sulla carta sono più di 40, almeno 30 di combattenti in prima linea, per un totale che va dai 30 ai 40.000 soldati.

Sulla carta sono un numero superiore a quello delle forze armate delle due repubbliche di Donetck e Lugansk messe assieme.

Qualcosa però non torna affatto.

Sulla carta queste unità sono dispiegate qui, ma dove si trovano?

L’offensiva che ha avuto luogo su Soledar, ha visto protagoniste le unità russe presenti da tempo nel settore, non ho annotato alcuna unità aggiuntiva, questo sta a significare che quanto spiegato nella scorsa puntata n. 140 fosse corretto.

Le perdite ucraine erano effettivamente aumentate, questo le ha progressivamente portate fino al collasso.

Ad un certo punto, la scorsa settimana le forze russe sono riuscite ad avanzare in città, hanno raggiunto in un paio di giorni il centro cittadino e in altrettanto tempo lo hanno conquistato.

I comandi ucraini hanno mandato due battaglioni, o quanto rimaneva di questi, il 77° paracadutisti e la 46a brigata motorizzata separata, la martoriata 128a è stata lasciata poco più a ovest in quanto non ancora in grado di operare essendo a ranghi estremamente ridotti.

Entrambe le unità inviate però non sono riuscite ad arginare l’avanzata russa ma dopo aspri combattimenti, ciò che di loro rimaneva in vita e non si era ritirato ad ovest è stato circondato prima e in seguito si è arreso o è stato eliminato.

Da un paio di giorni operano in città diversi reporter russi, tra questi un e x militare di lunga esperienza Alexander Sladkov, uomo di grande capacità di lettura dei fronti.

Sladkov ha mostrato diverse zone della città e in tutte impressiona l’elevato numero di cadaveri in rigor mortis, segno che non sono li da tempo, ma sono recenti, massimo 3 giorni.

L’operazione è stata condotta da un battaglione della PMC Wagner, i cosiddetti “Musicisti”, che hanno bloccato da nord e da sud le unità ucraine all’interno della città, impedendo la lor evacuazione e l’arrivo di rinforzi, fermati sulla strada ad ovest.

Era il 10 gennaio e fino al 12 mattina c’è stata resistenza da parte di alcune unità ucraine, altre si sono arrese.

Il 12 pomeriggio ogni resistenza era cessata, Soledar era per intero in mano russa e i combattimenti erano presso Sol una frazione poco ad ovest della cittadina lungo una ferrovia, dove si trova una stazione e vicino all’ingresso della miniera di sale n. 7.

Le miniere di sale sono un aspetto importante di questa cittadina, sono enormi, chilometri di gallerie a più di 100 metri sotto la superficie, al loro interno sono stati filmati importanti depositi di munizioni stoccati dagli Ucraini e non rimossi durante la ritirata.

Il video ritraeva il patron della PMC Wagner Evgenij Prigozhin che passeggiava ispezionando le miniere per dimostrare di averne il controllo.

Ho trovato disdicevole il tentativo di minimizzare la sconfitta da parte dei vertici ucraini, da un lato il portavoce Arestovich dichiarava che la cittadina non avesse valore, il che insultava tutti i caduti ucraini per difenderla da un lato e dall’altro accusava i vertici per aver causato la morte di tanti per difendere una posizione che ora dichiaravano senza valore.

Dall’altro lato il Presidente Zelensky, invece, si faceva filmare mentre ordinava al comandante dell’esercito di riprendere la cittadina.

Il valore strategico di Soledar invece c’è.

La cittadina era un perno essenziale nella difesa del fronte nord della città di Artemosk.

Cadendo Soledar i Russi sono avanzati fino a trovarsi esattamente sulla verticale della città.

Da qui se avanzano ancora superano le difese ucraine e possono aggirarle bloccando ogni arrivo di rinforzi e munizioni per i combattenti al suo interno.

Chiaramente senza medicinali, senza poter evacuare i feriti, o sostituire i caduti, la resistenza dell’intera Artemosk diverrebbe impossibile, nella migliore ipotesi quindi gli Ucraini si ritireranno sulla linea di Kramatorsk-Toreck, nella peggiore riceveranno l’ordine di resistere fino all’ultimo uomo come a Mariupol e sappiamo che alla fine si sono arresi anche gli “irriducibili” nazisti dell’Azov.

Le perdite ucraine

E arriviamo quindi al conteggio dei soldati presenti.

Se sulla carta quindi abbiamo tra i 30 e i 40.000 soldati, nella realtà di questi ne rimarranno attualmente attivi non più di 10.000 su questo fronte, ovvero molte unità hanno subito perdite tra il 70% degli effettivi e oltre.

Questo spiegherebbe come mai sia stata dispiegata qui la 46a brigata che si trovava a Zaporije ed è stata spostata in fretta e furia a tamponare l’attacco, o la presenza in loco di una brigata corazzata, la 17ma, che non ha potuto mettere in campo che due soli carri armati, andati immediatamente distrutti.

La battaglia ora si sta spostando verso alcuni villaggi limitrofi, ultimi ostacoli che se superati causeranno l’arretramento ucraino di almeno due – tre chilometri a ovest di Artemosk, rendendone così impossibile la difesa.

I comandi ucraini dovranno scegliere se preservare i loro soldati e perdere territorio, o se proseguire come fatto finora, scegliendo di sacrificare i soldati per poi alla fine perdere comunque il territorio.

Mao era solito ripetere che se salvi gli uomini e cedi territorio, il territorio potrai un domani riprenderlo, ma se sacrifichi gli uomini per mantenere il territorio alla fine perderai entrambi.

Evidentemente Zelensky e i suoi comandanti avrebbero fatto meglio a leggere MAO o SUN TZU al posto di “Kant”.

Le nomine dei vertici russi.

Ha tenuto banco per alcuni giorni la vicenda della nomina di Valery Gerasimov a Comandante dell’Operazione Militare Speciale.

Alcuni quotidiani, e telegiornali, hanno dapprima errato nell’indicare la sostituzione di questo con il Generale Lapin, divenuto non Capo di Stato Maggiore, ma Comandante delle forze di terra, carica prima ricoperta dal generale Oleg Salyukov, ora vice comandante della OMS, assieme al generale con incarico di seguire il fronte Bielorusso, altro vicecomandante è stato nominato il generale di etnia coreana Alexei Kim, infine, resta a capo delle operazioni in corso nel sud dell’Ucraina il generale Sergei Surovikin.

Quindi Gerasimov diviene formalmente capo di tutte le operazioni in vista di una estensione del conflitto e di una modifica degli obiettivi ad esso assegnati.

L’unica prerogativa che mancava a Surovikin per guidare una operazione più estesa e con differenti obiettivi è solo una, non ha il controllo sull’arsenale atomico, che spetta a sole tre persone in condivisione, il Presidente della federazione, il Ministro della Difesa e il Capo di Stato maggiore delle Forze Armate russe, Gerasimov per l’appunto.

La Russia teme un allargamento del conflitto, o forse lo da per certo, si prepara dunque a combattere una guerra vera e propria su fronti più ampi e con tutto l’arsenale di cui può disporre.

L’annuncio della nomina è coinciso con la notizia dello sbarco in Olanda di una intera Brigata della 1a Divisione Corazzata dello US Army, 1200 mezzi sono stati sbarcati e sono ora in viaggio verso la Germania, forse verranno spostati poi in Polonia, c’è di che sospettare un attacco da parte dei Russi viste le centinaia di carri consegnati alla Polonia, Abrams M1 e M1 A1 in attesa dei nuovi M1A2, dei 180 K2 Black Panther appena arrivati dalla Corea del sud nuovi di zecca.

Evidentemente qualcuno pensa di giocarsi il tutto per tutto sulla nostra pelle.

Della mobilitazione russa vociferata

Si vocifera, specialmente in ambienti ucraini, di una nuova mobilitazione da parte russa, ritengo che, se dovesse avvenire, questa non sarebbe affatto rivolta alla risoluzione del conflitto in Ucraina, ma all’affrontare un pericolo ben maggiore.

Ho esaminato i filmati delle esercitazioni congiunte tra Russi e Bielorussi in Bielorussia, per ora sono schierati a difesa del territorio e non sembrano disporsi per un prossimo attacco in Ucraina, la loro presenza pertanto potrebbe essere finalizzata ad affrontare un attacco da ovest da parte o della NATO stessa o da parte di una “coalizione di volenterosi” che ritenessero di essere in grado di affrontare l’esercito di Mosca.

A far parte di questa coalizione probabilmente troveremmo Gran Bretagna, Polonia, Paesi Baltici e sicuramente gli Usa ed il Canada.

Non è un caso se proprio in questi giorni siano giunte inattese le dimissioni della Ministro della Difesa tedesco Christine Lambrecht, lei si è da sempre opposta alla consegna di armamenti particolarmente offensivi, come i carri armati Leopard 2, anche da parte di altri Paesi che li possiedono, è comunque richiesta l’autorizzazione del Paese produttore per farlo.

Non si conoscono esattamente le motivazioni di queste dimissioni, ma la concomitanza con la probabile decisione del governo di Berlino credo siano da ritenere assolutamente legate alle scelte di coscienza della Lambrecht.

I ricatti posti dalla Polonia che minaccia ormai apertamente la Germania per avere 1300 miliardi di euro quale risarcimento per i danni dell’occupazione durante la 2a Guerra Mondiale, sono un ricatto ai danni della Cancelleria per spingerla a sostenere un possibile allargamento del conflitto.

Un futuro cupo e tenebroso di profila all’orizzonte dell’Europa, e non porta nulla di buono.