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Esteri

Esistono i diritti umani, o sono solo scritti?

Scarse informazioni, poca chiarezza, molta influenza politica, il conflitto arabo-israeliano è passato attraverso tante fasi, la maggior parte delle quali estremamente controverse. Nel mentre l’opinione pubblica occidentale evita l’argomento, in un totale atteggiamento di disonestà intellettuale, come se a morire non fossero esseri umani.

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Manifestanti in piazza chiedono di "restare umani". Credit foto Pedro Fanega, licenza CC BY 2.0

Manifestanti in piazza chiedono di “restare umani”. Credit foto Pedro Fanega, licenza CC BY 2.0

di Alessandro Andrea Argeri

Quanto accade nel vicino Oriente ha dell’incredibile. Non è una guerra, è un massacro. Se l’Unione Europea non interviene, del popolo palestinese non resteranno reduci.

Nella storia non esistono buoni o cattivi, altrimenti sarebbe un film hollywoodiano, tuttavia da una settimana in Asia si consuma un genocidio. Un conflitto, probabilmente il più sanguinoso dal secondo dopoguerra, di cui forse si vede la fine, ma con lo sterminio anziché con un trattato di pace. Nel mentre però l’opinione pubblica occidentale evita l’argomento, in un totale atteggiamento di disonestà intellettuale, come se a morire non fossero esseri umani.

Scarse informazioni, poca chiarezza, molta influenza politica, il conflitto arabo-israeliano è passato attraverso tante fasi, la maggior parte delle quali estremamente controverse.

La “questione palestinese” affonda le sue radici nella Prima Guerra Mondiale, quando a seguito della caduta dell’impero Ottomano, Inghilterra e Francia cominciano a vedere importanti possibilità economiche nel Medio Oriente, un’area ricca non solo di petrolio, ma anche di importanti tratte commerciali, tra cui la “via della seta”. Gli inglesi quindi, legittimati dalle Nazioni Unite, ideano l’ambizioso progetto di creare una “grande Palestina”: un immenso stato comprendente Israele, Gaza, Cisgiordania, Giordania, parte dell’Iraq. In pratica un territorio pari all’attuale Siria, ma con un numero di abitanti relativamente basso, circa un milione.

Cartina geografica del Medio Oriente.

Gli ebrei europei allora, già vittime di razzismo in Europa, iniziano a migrare verso il monte Sion (da qui il termine “sionismo”) per creare uno Stato ebraico nei territori della Palestina, appoggiati dalla Corona britannica, oltre che mossi da un’ondata di fervente nazionalismo. Ovviamente, fin dai primi istanti gli arabi non accettano di cedere territori a loro appartenenti, così si originano i primi scontri. L’antisemitismo contagia anche il mondo arabo, nascono movimenti nazionalisti islamici ostili alla presenza ebraica, con atti di violenza molto diffusi. Di conseguenza entrambe le parti decidono di armarsi per difendersi, l’occidente assiste ad attacchi terroristici persino contro le sue stesse istituzioni.

Per eliminare gli invasori, sul finire degli anni trenta alcuni leader del mondo arabo decidono di allearsi con Germania e Italia, con Hitler e Mussolini. Il risultato è atroce, oltre che barbarico: sei milioni di ebrei vengono sterminati. Così al termine della Seconda Guerra Mondiale le Nazioni Unite votano per la nascita di uno Stato ebraico, tuttavia territorialmente più piccolo rispetto all’iniziale progetto inglese. I Palestinesi, espropriati “legalmente” delle loro terre si rifiutano di riconoscere il nuovo ordine.

Scoppia allora la guerra arabo-israeliana, la quale vede contrapporsi da una parte Egitto, Libia, Giordania, Siria, Iraq, Palestina, contro un unico Stato, che tuttavia non solo è appoggiato dalle potenze occidentali, ma è pure ben armato. Infatti dopo un anno di conflitto Israele vince, la diaspora questa volta è dei palestinesi, si chiamerà “Nakba”, grazie alla quale il nuovo Stato ebraico nasce, si rafforza, si consolida, diventa uno Stato sovrano a discapito di un altro.

Il mondo arabo riattacca Israele nel 1967, ma non per una convivenza tra le due nazioni, bensì per distruggere gli invasori senza compromessi. La guerra dura sei giorni. Gli israeliani distruggono l’aviazione egiziana persino prima che quest’ultima possa partire, poi in risposta occupa tutta la Cisgiordania, oggi non più sotto il controllo israeliano, sebbene ci siano ancora militari stanziati nel territorio.  

Parallelamente nasce l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), guidata dai socialisti democratici, laici capeggiati da Arafat, il quale sarà estromesso dall’islamismo radicale, ovvero dai gruppi di terroristi islamici dell’estrema destra nazionalista di Hamas, incentivato a prendere il potere nientemeno che dagli Stati Uniti, contrari alla proclamazione di una Palestina indipendente, ridotta a un terzo del territorio originario dagli accordi di Oslo, ma comunque autonoma.

Con gli attentati kamikaze il Movimento di Resistenza Islamico esporterà la guerra interna nel mondo, poi assumerà il controllo del Governo nel 2006, attraverso un’abile propaganda rivolta a ogni palestinese ridotto in miseria.

In verità però, Hamas per il suo popolo è un gruppo politico-religioso, forse non può nemmeno essere considerato un dittatore, siccome a causa dello stato di assedio in cui versa la Palestina delle votazioni sono impossibili da tenere. Tuttavia per l’Occidente è un terrorista, a causa dei continui attentati, molti dei quali suicidi.

Veniamo dunque ai giorni nostri. Nelle ultime settimane il Governo israeliano ha sfrattato, o meglio, espropriato le abitazioni di cittadini palestinesi per soddisfare la necessità di insediamento dei coloni ebraici. Hamas allora ha lanciato razzi verso Israele, con una tattica pressoché suicida, perché in tal modo non solo ha fornito il pretesto di combattere a un gigante molto più avvantaggiato, ma si è pure ulteriormente inimicato l’Occidente. Ad ogni modo, nessuna delle due parti è intenzionata a deporre le armi. L’estrema destra israeliana vuole la cancellazione dei palestinesi, esattamente come quest’ultimi vogliono lo sterminio degli invasori.

Il Governo di Israele sa di essere più forte, è consapevole di vincere, di essere in una posizione di vantaggio poiché oltretutto supportato sia dall’Europa sia dagli Stati Uniti, per questo è intenzionato a portare fino in fondo la guerra, a concludere un sanguinario circolo vizioso in cui Gaza lancia i razzi come protesta, ma Hamas è alleato con iraniani, siriani, sciiti, tutti i nemici degli americani. In tal modo ogni ribellione si ritorce contro.

Quindi: la politica di israeliana è aggressiva, ma la risposta della Palestina è suicida. Per questo i razzi continuano ad arrivare ad Hamas, il quale continua ad acquistare consenso patriottico, mentre Israele attacca con la scusa di difendersi. Ci sono obiettivi coloniali nella politica israeliana, per relegare i palestinesi in una condizione di apartheid. Gaza infatti è ormai una prigione a cielo aperto, sottoposta non solo al confinamento ma anche al controllo marittimo. Vengono abbattute persino le redazioni stampa, perché “i panni sporchi si lavano in casa, meglio se in silenzio”.

Difronte a tutto ciò abbiamo un Occidente muto. Il mondo della politica supporta Israele per paura di essere nuovamente incolpato di antisemitismo, come se si nutrissero dei sensi di colpa verso un popolo che nel secolo scorso ha passato lo stesso inferno di cui ora è carnefice. Essere antisionisti però è diverso da essere antisemiti.

L’Europa è l’unica veramente capace di non esportare con le armi una democrazia razzista, di porre fine a una tale atrocità, eppure preferisce spostare l’attenzione dell’opinione pubblica sui migranti, sui quali gli stati membri non sono nemmeno capaci di trovare un punto d’accordo. Nel nostro atteggiamento di indifferenza, di omissione di soccorso, dimostriamo di essere fragili.

Esseri umani bombardati, costretti a vivere in povertà assoluta, in baracche, in campi profughi, eppure non viene riconosciuta loro una dignità nemmeno in quanto esseri viventi. Se non ci si vuole preoccupare “dei terroristi”, si guardi almeno ai civili, ai bambini. Ma nel ventunesimo secolo, è necessario avere confini? Ha ancora senso parlare di popolo anziché di esseri umani? L’influenza delle religioni è troppo potente per vivere in uno stato laico. La soluzione migliore risulta allora quella di creare due nazioni, ma l’Unione Europea è troppo debole per imporsi fermamente in politica estera. Tuttavia, deve comunque cercare di intervenire.

Bambini, gli unici davvero innocenti. Credit foto Liberthinus, licenza CC BY-SA 2.0

Abbiamo inventato l’habeas corpus, l’inviolabilità della persona, il diritto, la carta dei diritti umani, ma esistono questi “diritti umani”, o sono solo scritti su un foglio di carta?