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La didattica a distanza per i diversamente abili

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di MICHELE PETTINATO

Intervista alla Prof.ssa Graziana Conteduca


A proposito di didattica a distanza per gli alunni diversamente abili e di come essa andrebbe vissuta e organizzata in questo delicato periodo, ospitiamo un interessante intervento della Prof.ssa Graziana Conteduca, tutor coordinatore di tirocinio nel Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria presso l’Università “Aldo Moro” di Bari e docente di ruolo specializzata nelle attività didattiche di sostegno nella scuola primaria.

La scuola italiana, in seguito all’emergenza del Covid-19, ha dovuto potenziare e rafforzare la didattica a distanza. Si tratta di un tema molto importante e delicato, considerando che, ancora oggi, molti cittadini italiani non dispongono di una rete internet e di un PC. Su quali punti strategici deve fondarsi la didattica a distanza per un insegnante di sostegno nel rapporto con l’alunno?

Sino a pochi mesi fa la parola d’ordine è stata formazione, in presenza e a distanza. La didattica comunemente intesa, invece, si è realizzata nelle aule scolastiche e universitarie, intese come laboratori fisici e virtuali, nei quali gli utenti hanno interagito in maniera diretta, utilizzando i canali comunicativi del corpo, incontrandosi, condividendo momenti di socialità, disputando su questioni condivise e non. Le TIC, promosse dal Piano Nazionale Scuola Digitale, ne hanno accompagnato il percorso di crescita, supportando la ricerca, la creazione e rielaborazione di contenuti multimediali, la comunicazione con realtà “fisicamente lontane” allo scopo di consolidare gemellaggi, diffondere e importare cultura, raccordare gli enti territoriali, accompagnare nelle più comuni funzioni corporee, logiche e mentali i soggetti con patologie certificate e, più in generale, con bisogni educativi speciali.  A Febbraio 2020, forse anche prima, l’Italia ha dovuto fare i conti con l’inaspettata quanto inarrestabile ondata di contagi da Covid19. Sull’effetto sorpresa aprirei, e chiuderei immediatamente dopo, una parentesi grande quanto il mare, perché, dal mio punto di vista, il mondo cinese ha lanciato i suoi segnali inascoltati in tempi in cui ci si dedicava alle spese natalizie e ai bagordi delle feste. Circa l’inarrestabilità confido ancora nella scienza, nella dedizione di chi sta sacrificando se stesso per restituirci un po’ di equilibrio e nella cittadinanza attiva, solidale, creativa, responsabile. Fino a pochissimo tempo fa ho “torturato” i miei studenti universitari con gli assunti dell’Agenda 2030 e “costretto” ciascuno di loro ad uno studio capillare del documento “Indicazioni Nazionali e Nuovi Scenari” del 2018. Ora so per certo che gli obiettivi enunciati dall’ONU non potranno essere conseguiti nei prossimi 10 anni. E ciò che più mi fa soffrire è che lo avevamo già capito prima del Covid, quando alcune emergenze come la fame nel mondo, la salvezza da tutte le malattie, il lavoro per ciascuno, l’istruzione per tutti già ci sembravano un’utopia.  Senza chiederci cosa ne sarà del nostro domani perché la storia ci sta insegnando a costruire il presente e a non dimenticare il passato, privandoci degli occhiali in 3D attraverso cui fantasticare e immaginare il futuro, preme capire quanto un virus potente come il Corona sia legittimato a distruggere le menti oltre ai corpi. Ecco che lo scenario cambia, le scuole si chiudono e dietro i loro cancelli si abbandonano e rimandano a tempi sconosciuti risorse, graduatorie, edilizia, sicurezza. Le nuove aule diventano le case di ciascuno, per chi ha una casa. Il nuovo e unico canale comunicativo lo strumento multimediale, per chi lo possiede. La forma privilegiata di incontro la piattaforma, per chi può connettersi. Alle scuole arrivano fondi per aiutare gli alunni in difficoltà ma dagli articoli ultimi emerge chiaramente che sono insufficienti. E poi la diatriba: DAD obbligatoria o facoltativa? Scuola primaria sì, dell’infanzia no. Sono troppo piccoli per…Sono troppo grandi per…Promuoviamo tutti e…non studiamo più…Siamo tracciabili o no…e mentre la piattaforma è accesa magari giochiamo a carte o facciamo una doccia. STOP! La didattica è una cosa seria. È il motore della nostra mente. È l’unica garanzia di sopravvivenza per gli uomini. Attraverso l’insegnamento/apprendimento troveremo la cura a questo male, cresceremo come esseri umani, impareremo a modificare i punti di vista, a sentirci più solidali, a custodire meglio ciò che abbiamo e a rispettare ciò che non ci appartiene. Basterebbe questa premessa per rendere non obbligatoria ma imprescindibile una pratica della quale non si può fare a meno. Stiamo imparando ad essere più flessibili, anche se le menti di chi ha deciso di rispettare pienamente i termini della quarantena stanno per scoppiare. Qualcuno ci ha lasciato prima ancora di un eventuale contagio perché non ha retto il peso dell’incertezza, l’enigma del nulla. Ma come per tutti i settori nei quali, se da un lato ci si impegna a far bene, dall’altro c’è chi puntualmente rovina tutto, anche nella didattica la flessibilità non deve confondersi con la riduzione dell’impegno, con il riconoscimento a prescindere di un titolo, con lo sconto ore nel tirocinio. Le DAD richiedono una riorganizzazione tout court del modo di fare scuola. Cambia il setting, cambiano i tempi, cambiano gli strumenti. E non solo…utilizziamo i nostri strumenti, i nostri spazi, la nostra connessione, condividendo attrezzature, sedie e giga con compagni e figli, sapendo di essere ascoltati anche da chi in genere non vede quello che facciamo: genitori e famiglie. Questo vuol dire attrezzarsi per superare quel senso di inadeguatezza, incertezza, inadempienza che qualcuno si porta dietro semplicemente per la paura di essere giudicato. Per i più piccoli significa insegnare nuove forme di abbraccio, piangere in diretta sapendo che le lacrime dovranno asciugarle da soli, sorridere sentendo l’eco dei microfoni o l’intermittenza dei suoni. I più grandi diventeranno ingegneri di emoticon…perché nulla deve rimanere inascoltato e perdersi nella sfera del non detto. Ecco cosa vuol dire prima di ogni cosa imparare e insegnare ad apprendere a distanza: ripensare le nostre emozioni, i nostri modi di comunicare che saranno sempre più carichi, densi di significato, festeggiare un compleanno in diretta Zoom, condividere storie e materiali  su Classroom, incontrare le proprie famiglie su Skype, dialogare con gli studenti su Teams, pensarsi e salutarsi su Whatsapp. Nei giorni che hanno preceduto la Pasqua il Ministero ha fornito indicazioni a Dirigenti scolastici e Direttori di Dipartimento affinché fosse garantita l’attivazione di forme funzionali di DAD. Sono state messe a punto varie ipotesi sino a promuovere canali il più possibile uniformi. Tuttavia ci sono ancora situazioni di vero e proprio standby. Un’altra componente che crea non pochi ostacoli è la privacy per interpretazioni sbagliate o eccessivamente rigorose e timore di ritorsioni. Stiamo combattendo contro il Coronavirus e contro i virus online. Insomma, il percorso è assimilabile ad una Spartan Race ad ostacoli. Quale deve essere la stella polare da non perdere di vista per non naufragare? Per me il punto cardine è la comunicazione. Non importa il come e il quando, se c’è rete oppure no, se la piattaforma è quella giusta o meno. Bisogna arrivare agli altri, anche quando questo significa scegliere vie più veloci e meno istituzionali. Cosa fare in caso di disabilità? Io non mi farei questa domanda, per un semplice motivo: siamo un Pianeta con BES, siamo tutti in difficoltà, abbiamo tutti bisogno di attenzioni, anche noi operatori. Motivo per cui tutte le volte che mi attrezzo  per caricare gli altri cerco disperatamente un modo per farmi ricaricare: basta una parola gentile, un gesto di presenza, un faccino sorridente, un cuoricino rosso, un semplicissimo “Ci sono!”.

Alla luce del percorso avviato con la didattica a distanza, in che modo deve prendere forma il rapporto tra insegnante e genitori? In che modo i genitori possono e devono agevolare il lavoro dell’insegnante di sostegno?

Sono un’insegnante di sostegno da 15 anni e so bene che il rapporto con i diversamente abili è speciale perché oltre le convenzioni. Si è sempre più disponibili allo strappo alla regola, all’interruzione della disconnessione, allo scambio del numero di telefono con i genitori, alla costruzione di percorsi estremamente creativi, in alcuni casi alla sofferenza fisica e mentale. In linea generale quello che si chiede ai genitori di un bambino con bisogni speciali è massima disponibilità, apertura al dialogo, collaborazione concreta, condivisione di percorsi comuni, sincerità  comunicativa, sospensione del giudizio e del pregiudizio, volontà di affidarsi. In questo momento storico tutti i genitori sono in difficoltà, divisi tra lavoro agile, lavoro in presenza per chi è operativo sul campo, gestione della famiglia, dei figli, coordinamento della didattica. Già, perché viene loro chiesto di fare fisicamente quello che in genere fanno gli insegnanti nelle aule: incoraggiare allo svolgimento delle attività, discutere le problematiche, premiare la creatività e, prima ancora, garantire che il tutto si svolga in una condizione consona all’apprendimento.  Immaginiamo cosa può voler dire colorare una scheda per un bimbo iperattivo, autistico o con problemi comportamentali: bisogna avvicinarlo, dissuaderlo, distrarlo dalle manie, colmarne le fobie, garantirgli la presenza fisica, utilizzare rinforzi gratificanti, fare attenzione ai gesti inaspettati, gestire e contenere reazioni oppositive. L’insegnante di sostegno, prima ancora che alla didattica comunemente intesa,  fa attenzione a questi aspetti. Il problema è come essere fisicamente presenti attraverso una piattaforma. Bene, abbiamo cinque organi di senso, spettacolarmente interconnessi, capaci di fare miracoli. Lavoriamo con la voce, registriamola così che i nostri piccoli possano riascoltarla ogni volta che per loro è necessario, anche solo per un senso di compagnia. Usiamo gli occhi sulle piattaforme, facciamo parlare i bambini, diamo loro un spazio per le confidenze, gli stati d’animo, costruiamo cartoni per chi comunica con le immagini, sentiamoci vicini anche nei momenti in cui generalmente siamo altrove. Ma sia chiaro: i bambini potranno fare da soli solo quando saranno sicuri di farcela. Altrimenti ai genitori si chiede di essere il nostro corpo: quell’alter ego fisico che rassicura e garantisce serenità. La didattica a distanza poggia sull’accordo con le famiglie, già sottoscritto nel Patto di corresponsabilità educativa.  Ai genitori si chiede collaborazione nella gestione  emergenziale del Covid19.  Agli insegnanti di concordare orari, entrare nelle case in punta di piedi, patteggiare modalità funzionali di insegnamento/apprendimento, accogliere e condividere richieste di aiuto, monitorare i processi, valutare la crescita dei bambini e dei ragazzi attraverso nuovi parametri, nella consapevolezza che quello che saremo dopo questa epidemia dovrà essere sfrondato di ferite e paure e incanalato, per quel buono che sarà in noi, in forme di vita nuova.

Nel percorso di didattica a distanza, in che modo l’insegnante di sostegno dovrà rapportarsi con i compagni dell’alunno disabile e con i colleghi insegnanti?

Quanto ai colleghi di lavoro, si dice che il Team vincente non si cambia. Io dico che il Team rispetto al modo in cui nasce non cambia. Lì dove ci sono difficoltà nella vita scolastica in presenza è probabile che tali difficoltà siano visibili anche nel virtuale. Credo sia fondamentale aprire a tutti i colleghi di team le aule di lavoro per condividere azioni, percorsi, valutazioni, evitando connubi ristretti e selettivi. Ciascuno deve poter avere uno spazio, senza soprusi da parte di alcuni e atteggiamenti remissivi di altri. Ogni cosa va condivisa, studiata previa comunicazione, accordata e monitorata. Ciascuno metterà a disposizione il proprio talento e le proprie competenze specifiche, agevolando le azioni del gruppo. Sarà auspicabile che gli alunni non perdano mai il contatto visivo con i docenti. Per ogni fascia di età si sceglieranno le modalità di interazione più consone, anche per la scuola dell’infanzia. L’insegnante di sostegno farà da supporto alla classe intera perché, come dicevo prima, il COVID rende tutti bisognosi di aiuto. Naturalmente farà attenzione a non trascurare modalità di intervento individuali per i bambini con certificazione.

Che tipi di benefici potrà cogliere l’alunno disabile dagli strumenti della didattica a distanza?

Rafforzamento sensoriale, logico e cognitivo, oltre che sviluppo di modalità comportamentali nuove. Piuttosto che di benefici per alunni disabili parlerei di un unico vero beneficio per tutti: SENTIRCI ANCORA PROFONDAMENTE VIVI!

Graziana Conteduca