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Morisi vs Lucano

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di Lavinia Orlando

Come un disco rotto, ogniqualvolta una vicenda giudiziaria irrompa nel panorama politico italiano, coinvolgendo rappresentanti nazionali o locali o gente ad essi vicina, ci si ritrova costretti a precisare pochi, semplici, banali, ma evidentemente difficilmente comprensibili, concetti.

Da un lato è la vicenda di Luca Morisi, mago della comunicazione politica, artefice dell’ascesa elettorale di Matteo Salvini, oltre che componente dimissionario della Segreteria nazionale della Lega, ora indagato per detenzione e cessione di stupefacenti.

Dall’altro, a distanza di pochi giorni, ritorna la questione riguardante Mimmo Lucano, ex Sindaco di Riace, Comune modello di accoglienza e multiculturalismo, condannato a più di tredici anni per (tra gli altri) associazione a delinquere finalizzata a commettere una serie di reati contro la Pubblica Amministrazione, truffa aggravata allo Stato e peculato.

Le due faccende, per quanto notevolmente differenti, presentano numerosi punti in comune, proprio a partire dagli enormi risvolti politici ad esse connessi.

Che il responsabile social del segretario della Lega utilizzi droga – come da lui stesso ammesso – o frequenti escort rumeni del suo stesso sesso non sarebbe un problema di rilievo pubblico e nazionale, se solo il suddetto spin doctor non fosse l’artefice delle più becere campagne di odio che il nostro Paese abbia vissuto dai tempi del fascismo. 

Come dimenticare le incursioni citofoniche di Salvini con l’intento di colpire, rigorosamente a favore di telecamere, il presunto spacciatore di turno, o le tante sortite velenose riservate dal leader leghista al povero Stefano Cucchi. Basterebbero anche solo questi esempi per spiegare le ragioni per cui l’affaire Morisi e, ancora di più, la reazione al miele di Salvini assumano un rilievo politico.

Il rigore spiattellato mainstream rispetto a determinate tematiche, come, ad esempio, le sostanze stupefacenti, l’immigrazione e l’omosessualità, stride pesantemente col perdono pubblico che Salvini ha riservato al suo guru comunicativo. Trattasi di quello stesso guru che, non più tardi di qualche mese fa, sparava, per il tramite dei social che fanno capo alla Lega, i peggiori strali all’indirizzo di “clandestini drogati”, altresì garantendo il più ampio spazio ad omofobi patentati, che utilizzano internet per dare sfogo alle peggiori cattiverie e violenze verbali che un essere umano possa pensare e scrivere. Fermezza e sicurezza, dunque, vengono per la Lega prima di tutto e tutti, ma valgono solo per gli altri.

Esattamente agli antipodi, la vicenda di Mimmo Lucano racconta di un Sindaco che ha ideato e realizzato un autentico modello di accoglienza per migranti, peraltro favorendo il ripopolamento di un territorio oramai quasi disabitato e rendendo possibile ciò che in molti credono o vorrebbero assolutamente improponibile. Nel fare ciò, secondo le accuse della Procura prima e la sentenza di condanna ora, Lucano avrebbe adottato modalità alquanto flessibili, non rispondenti – in parte o in toto – alla normativa che disciplina l’utilizzo dei fondi per l’accoglienza, così meritandosi, in primo grado, una condanna addirittura raddoppiata rispetto a quanto richiesto dal Pubblico Ministero e solitamente riservata a mafiosi.

Le centinaia di migliaia di voci levatesi per esprimere solidarietà piena ed incondizionata all’ex Sindaco, ora candidato consigliere alle elezioni regionali in Calabria, ma, all’esito della sentenza, addirittura ritenuto dalla Commissione antimafia l’unico impresentabile nella sua Regione, dicono molto di quanto le realizzazioni amministrative di Lucano siano state efficaci.

Le vicende giudiziarie di Lucano riaprono l’enorme voragine, peraltro già più volte percorsa, riguardante il contrasto tra legge ed umanità e che sarebbe auspicabile ricomporre attraverso un intervento legislativo che dal modello Riace dovrebbe prendere molti spunti.

È significativo constatare come la remissività che Salvini ha mostrato rispetto alla vicenda dell’amico Morisi sia stata totalmente soppiantata, nel giro di poche ore, quando, discorrendo di Lucano, il leader leghista ha riassunto la vicenda nei termini che seguono: “Il Sindaco che sfruttava i migranti per fare quattrini”, con ciò dimostrando che le tecniche manipolative dell’ex spin doctor non vengono abbandonate.

Estrapolare notizie ed utilizzare solo le informazioni che fanno comodo alla causa continuano ad essere i fari della comunicazione leghista e neanche una vicenda personale sicuramente dolorosa è valsa a rendere meno velenosa l’azione di Salvini. Dall’altra parte, Mimmo Lucano dà dimostrazione di signorilità e, pur definendosi in totale disaccordo con la sentenza che lo condanna, attenderà con ansia il secondo grado di giudizio, senza sparare a zero su nessuno, bensì rivendicando un modus agendi che, sin dal suo avvio (parliamo della fine degli anni ‘90), ha consentito quella piena e totale accoglienza dei migranti che, se attuata diffusamente nel nostro Paese, toglierebbe alla Lega – ma anche ad altri partiti – la loro prevalente ragione di esistenza.

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