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FANTAPOLITICA, CHI SONO GLI ELETTORI?

Il clima elettorale in Italia non è mai cambiato, la propaganda non si è mai fermata, gli slogan continuano imperterriti a dilagare su ogni possibile canale di comunicazione. Oggi cerchiamo di capire chi sono gli elettori dei partiti, un po’ di “fantapolitica”.

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Immagine presa da Wikimedia Commons, pertanto è di dominio pubblico.

di Alessandro Andrea Argeri.

Un meticoloso lavoro dell’IPSOS di Nando Pagnoncelli riporta lappeal dei vari partiti sui rispettivi elettorati divisi per genere, età, area geografica, ampiezza del centro urbano, residenza, titolo di studio, tipo professione esercitata. Con un po’ di fantapolitica” cerchiamo di capire chi sono gli elettori in una società italiana dove quattro intervistati su dieci dichiarano di non essere né informati né in grado di esprimersi.

Prima di addentrarci nello studio è bene precisare come “i risultati delle analisi vanno guardati con opportuna cautela, tenendo in conto tutta una serie di caveat” quali: “i limiti nella comparabilità dei dati, la variabilità nella geometria delle coalizioni, le caratteristiche peculiari del voto amministrativo influenzato soprattutto dalle liste civiche, quindi diverso rispetto al quadro nazionale o alle elezioni europee. Inoltre, prima di prendere per assolutamente certi questi sondaggi, bisogna considerare inoltre l’effetto “bandwagon”, ovvero l’aumento dell’indice di popolarità del partito uscito appena vincitore da uno scontro politico. Attualmente infatti, le elezioni comunali nei principali capoluoghi italiani potrebbero aver postato qualche numero di troppo.

Il PD è il primo partito in Italia con il 22,5% dei consensi, seguito dalla Lega 20% al secondo posto, Fratelli d’Italia 18,5% al terzo, protagonista di una vertiginosa perdita del consenso. Quarta posizione per il Movimento 5 Stelle, crollato al 16,5%. Fanalino di coda Forza Italia, scesa all’8%, secondo molti statisti ormai destinata a scomparire con le prossime elezioni. Apparentemente dunque, sembrano dominare, seppur di misura, i partiti di sinistra, eppure, se sommate fra loro, le tre compagini di centrodestra con il 46,8% prevalgono largamente su quelle di centrosinistra, ferme al 31,9%. Ma analizziamo i gruppi singolarmente, con particolare importanza alla geografia dei consensi, ovvero le aree geografiche della penisola dove i vari partiti sono risultati più o meno forti rispetto ai rivali.

Il PD è solido nel Centro Italia, resiste nel Nord Ovest, tuttavia non riesce ad acquisire il favore degli elettori sia al Sud sia nelle isole. Nelle città più grandi con popolazione superiore ai cento mila abitanti ottiene il 26,5%. Particolarmente marcato è il taglio dell’età degli elettori: se votassero solo gli over 65 il Pd avrebbe il 36,4% dei consensi, mentre se a esprimersi fossero solo i 35-49enni crollerebbe al 13,5%. Ancora, i voti provengono prevalentemente da un consenso maschile, oltre che dai laureati, nettamente in maggioranza rispetto alle licenze medie. Non proviene il consenso dagli operai (8.2%), a differenza di quanto invece si registra tra gli imprenditori (25.5%). Insomma, se volessimo riassumere queste le statistiche, potremmo affermare come la sinistra resti un partito di pensionati appartenenti alla “classe dirigente”.

La Lega, favorita nei piccoli comuni con meno di dieci mila abitanti, rimane attaccata al settentrione, dove acquista consensi prevalentemente tra gli elettori più anziani, licenze medie, operai, casalinghe (23.2%). Nel complesso, aumenta di 7,5 punti al Nord Italia, mentre al Centro avviene un radicale calo fino al 12,9%, al Sud 15,6%. Il partito di Salvini può vantare di godere tra le “tute blu” del doppio dei consensi di tutte le sinistre sommate tra di loro (Pd, Sinistra Italiana, Articolo Uno e Italia Viva): 27,8 contro 12,4 per cento. Forse rispetto al novecento si sono ribaltati i ruoli, dunque, la sinistra è di destra o viceversa?

Fratelli d’Italia sbanca al Nord Ovest (21%), Nord Est (23.1%), Centro (20.9%), ma Crolla al Sud (13.7%) , con maggior consenso nei centri urbani con popolazione non superiore ai trenta mila abitanti. Giorgia Meloni guadagna preferenze tra le partite iva, lavoratori autonomi, così come tra gli imprenditori (21.0%), provati dalle ricadute della pandemia, scontenti, allontanatisi dalla Lega a causa dell’atteggiamento contraddittorio di quest’ultima. Il programma del partito è riassumibile con una frase rilasciata a Controcorrente dallo stesso segretario: “Devo vaccinare mia figlia di cinque anni con un vaccino che non ha mai terminato la sperimentazione per consentire agli immigrati di sbarcare illegalmente in Italia?”. Insomma, il classico scetticismo scientifico vagamente Medievale per strizzare l’occhio ai no-vax, razzismo mischiato con disinformazione, il tutto condito con (mal)sano odio gratuito.

Il Movimento 5 Stelle sbanca nel mezzogiorno (25,1%), ma non al nord (10%). I voti provengono principalmente da un’elettorato femminile (17.9%), oltre che dalle città con popolazione fino a cento mila abitanti, sebbene rimanga comunque sotto al Pd. Per quanto riguarda le professioni, scarseggiano i possessori di licenza media ed elementare in favore di laureati e diplomati. Tuttavia, tra gli studenti i pentastellati crollano all’8.8%, mentre tra i disoccupati riscuotono il 19.5%, sicuramente grazie al solito cavallo di battaglia del reddito di cittadinanza.

Menzione “onorevole” per Forza Italia, più forte al Sud, tra laureati, imprenditori, i soliti scontenti della Lega. Le altre formazioni politiche raggiungono al massimo il 2% di consenso, pertanto non è necessario approfondirne l’elettorato.

Per quanto riguarda i capi partito a livello individuale, Enrico Letta (PD) vince tra i pensionati, Matteo Salvini (Lega) tra le divise, mentre Giorgia Meloni (FDI) tra gli imprenditori. Conte scende giù di otto punti percentuali, probabilmente a causa della perdita della presidenza del consiglio, tuttavia resta ancora il più amato tra i leader. Matteo Renzi invece rimane il politico meno popolare, ma più discusso, d’Italia.

Il leader di Italia Viva non spopola dunque nella nuova immagine di “Machiavelli” della politica. Diviene invece un incompreso, un “outsider”, un “genio romantico” potremmo definirlo se si parlasse veramente di un intelletto innovativo troppo avanti per il suo tempo, come cerca di dipingersi. Non per altro il DDL Zan non ha avuto l’appoggio del suo partito perché era necessario continuare a mediare altri due mesi, sui temi cruciali per i quali il disegno di leggere non sarebbe più stato lo stesso se modificato, mica siccome non si chiamava “Scalfarotto”, assolutamente! La domanda però sorge spontanea: come può un uomo così ammirevolmente lungimirante, uscire sempre mediaticamente sconfitto dalle sue battaglie, senza mai nessuno capace di cogliere l’importanza della visione politica improntata “sulle idee” tanto fieramente decantata?

Forse siamo difronte a un gigantesco complotto, oppure siamo dinanzi al peggior comunicatore della storia moderna, o più semplicemente il “senatore semplice” ha perso il contatto con la realtà. Perché infatti il vero vincitore del sondaggio è il “partito del non voto”, o degli astenuti, fra i quali figurano anche gli indecisi in un preoccupante atteggiamento di indifferenza nei confronti delle istituzioni, ancor più in un paese democratico: sintomo di un distacco sempre più marcato della politica dai cittadini.

In tutto questo, mentre si discute per il Presidente della Repubblica, il Enrico Letta tenta di risolvere le problematiche tra gli almeno venti sottogruppi da cui è composto il Pd, Matteo Salvini pianifica per dicembre l’assemblea programmatica della lega, Fratelli d’Italia organizza Atreju versione natalizia, Giuseppe Conte gira l’Italia per ricompattare il partito, infine Matteo Renzi da il via a un’altra edizione de “La Leopolda”, chissà non ci scappi un altro redditizio “speech”…

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