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Politica

LE FATIDICHE TREDICI DOMANDE

Tutti interrogano, nessuno risponde. Il Movimento Cinque Stelle propone tredici domande in un dibattito pubblico a Matteo Renzi, il quale a sua volta ne prepara altrettante per l’avversario Giuseppe Conte. A questo punto anch’io avrei delle domande, per “l’avvocato del popolo”, per “il senatore semplice”, o per chiunque altro abbia le risposte, nella piena consapevolezza di non riceverne.

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Palazzo Montecitorio, lato posteriore su piazza del parlamento. Immagine presa da Wikimedia Commons, pertanto è di dominio pubblico.

Di Alessandro Andrea Argeri

Andiamo per gradi. “Dopo la pubblicazione di alcuni documenti del Partito Democratico, due cronisti scoprono qualcosa che cambierà le sorti della Nazione”, agli occhi più esperti questa sembrerà la trama di “Tutti gli Uomini del Presidente”, celebre film del 1976 diretto da Alan J. Pakula, tuttavia è solo un generale riassunto di un po’ di sana attualità italiana, sempre contraddistinta da quell’inconfondibile corruzione pubblica ormai simbolo del “made in Italy”.

Effettivamente, “le fatidiche tredici domande”, sembra il titolo di una pellicola dei primi anni ottanta, magari con la regia di Scorsese: immagino le famiglie al botteghino a comprare i biglietti per vedere Renzi in versione De Niro quando recitava ne “Gli Intoccabili”, anche se sembra più il “Toro Scatenato”, considerato la condizione di forte stress psicologico in cui oggettivamente versa il “senatore semplice” in questo periodo di scazzottate mediatiche, mentre Conte veste i panni di Eliott Ness o di Dustin Hoffmann ne “La Giuria”, in fin dei conti al capo dei pentastellati la professione di avvocato si addice pure.

Insomma, come sempre la politica italiana regala un thriller giudiziario da Oscar, non sia mai dovessimo candidarci il prossimo febbraio. Chissà a chi andrebbe il merito per la sceneggiatura…sempre se Italia Viva non decidesse di cambiare il cast a metà film. Veniamo allora alle domande per chiarire la trama.

Matteo Renzi in una riunione del partito democratico nel 2013. Immagine presa di Wikimedia Commons, pertanto è di dominio pubblico.

– Nel 2013 il governo Letta abolisce i finanziamenti pubblici ai partiti, da lì in poi finanziabili solo con forme di contributi indiretti, come ad esempio le donazioni private chiamate “erogazioni liberali”, somme il cui ammontare deve essere inferiore ai cento mila euro. Il taglio dei fondi pubblici ai partiti ha creato la nascita di fondazioni collegate a politici o compagini politiche, inoltre la legge spazza-corrotti ha equiparato ai partiti le fondazioni legate a forze politiche. (Per visionare la legge: https://www.diritto.it/dalla-legge-spazzacorrotti-al-decreto-semplificazioni-in-medio-stat-virtus/#:~:text=La%20legge%20Spazzacorrotti%2C%20legge%209,contrastare%20il%20fenomeno%20della%20corruzione). Ora, dal 2016 al 2018, vengono registrati circa 2,6 milioni per conferenze giudicate “fittizie” dalla Procura di Firenze sulla Fondazione Open, grazie alla quale l’ex sindaco di Firenze sarebbe riuscito a scalare la politica fino all’approdo a Palazzo Chigi. Nel 2021 si apre quindi un’inchiesta su tali finanziamenti ricevuti, appurati fin da subito come entrate legittime, non per altro sono tutti tracciati. Tuttavia il problema non è sulla regolarità delle transizioni bancarie, ma sulla natura della Fondazione Open, giudicata dal procuratore Luca Turco e dal PM Antonino Nastasi “un’articolazione di partito utile a raccogliere finanziamenti per la propaganda politica dell’ex premier, una cassa spesa, una creatura simbiotica con Renzi”. Dunque, siccome ci sono soldi utilizzati da Renzi per la propria attività politica, oltre che per “La Leopolda”, come si può non vedere nella fondazione Open la cassa fondi personale di un capo partito?

– Nel 2018 viene approvato sotto il Governo Conte I il “Decreto Sicurezza”, ora il Movimento Cinque Stelle ne chiede l‘abolizione. Ancora, cinque anni fa il leader dei pentastellati diceva “no” alla lottizzazione della Rai, ora si lamenta per l’iniquità della ripartizione degli incarichi. Perché Conte critica il suo stesso operato?

L’ex presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte. L’immagine è presa da Wikimedia Commons, pertanto è di dominio pubblico.

– Lo scontro più recente è quello sulle nomine Rai, approvate, ma senza l‘unanimità. Insoddisfatto del risultato, Conte dice ai suoi di non andare più di fronte alle telecamere del servizio pubblico, da sempre simbolo dell’equilibrio tra i partiti, accusato di “non aver rispettato la maggioranza rappresentante undici milioni di elettori”. Ma non si può accettare ufficialmente quanto già è noto a tutti, ovvero una RAI subordinata alla politica, le cui nomine sono per l’appunto politiche? Dopo tutto parliamo di un servizio pubblico dipendente dal Parlamento.

– Le nomine Rai, sono state divise così: Maggioni al Tg1, Sangiuliano (Lega) resta al Tg2, Sala al Tg3, Alessandro Casarin (Lega) al Tgr, Paolo Petrecca (centrodestra) a RaiNews24. Considerata una netta prevaricazione del centrodestra, questa divisione dei ruoli serve a preparare la propaganda per la giustificazione di un Presidente della Repubblica di destra?

– Ci sono sospetti su possibili reati di peculato sugli appalti Covid relativi a produzione, stoccaggio, distribuzione dei dispositivi di prevenzione sanitaria quali mascherine, banchi a rotelle, materiale igienizzante. Ebbene, perché in materia di illeciti si indaga solo su Renzi? (rimando a un articolo de IlGiornale.it https://www.ilgiornale.it/news/politica/commissione-dinchiesta-sul-covid-senato-respinge-richiesta-1986592.html)

“Col due percento ho mandato a casa Salvini, ho fermato Conte, ho messo Draghi alla presidenza”. Quando è in difficoltà, o semplicemente non ha voglia di rispondere a una domanda, il senatore Renzi rivendica i diritti d’autore per l’“oltreuomo” della politica: Mario Draghi. Tuttavia, la Lega è al Governo, lo sfida pure, detiene la maggioranza, si arroga il potere di bloccare a sua discrezione le riforme chieste dai cittadini attraverso i quesiti referendari. Dunque, a quale casa è stato mandato Salvini? Ma soprattutto: è un merito aver sfruttato la pandemia per designare un governante, a cui lo stato di emergenza consente oltretutto un’estensione dei poteri, senza il consenso dei governati? O si è voluto dribblare il pericolo del taglio dei parlamentari con le elezioni anticipate con la nobile scusante di “limitare i contagi”? Infine, è coerente gridare al pericolo assembramenti, se poi i capi partito sono su un palco a tenere comizi davanti a una moltitudine accalcata di sostenitori, tanto da sembrare Rick Ross in concerto?

– Il 14 agosto 2018 Crolla a Genova il ponte Morandi costruito nel 1967. Il bilancio è disastroso: 43 vittime, 566 feriti. In Parlamento Renzi è l’unico a schierarsi contro la revoca dell’appalto ai Benetton voluta dal Governo Conte I. Ad oggi, tra i vari bonifici ricevuti dal senatore ne compare uno proveniente proprio da loro. Premesso come non ci sia un regolamento del Senato atto ad impedire ai suoi membri di avere attività di conferenzieri, o comunque di essere pagati da terze parti, come ad esempio le amministrazioni private, non paghiamo con retribuzioni ingenti i nostri rappresentanti proprio per evitare conflitti tra gli imprenditori e la politica, affinché non integrino le entrate con possibili finanziatori?

– Ok le attività private come le pubblicazioni dei libri o i discorsi vari, ma è compatibile sotto l’aspetto costituzionale che un parlamentare percepisca soldi da un governo straniero, i cui principi sono assolutamente contro gli articoli fondamentali della Costituzione?

– “Nel Paese di cui stiamo parlando si è registrato nell’ultimo periodo un cammino faticoso, ancora non concluso, di progressivo riformismo, che ha portato un mondo diverso rispetto a quello che era fino a qualche anno fa, un esempio è la possibilità per le donne di poter guidare”, con queste parole il senatore Renzi in un intervista rilasciata a Report il 30 aprile 2021 giustificava la sua attività come conferenziere all’estero (fonte: https://www.youtube.com/watch?v=qATKUSi6YM4 dal minuto 27:45). L’Arabia saudita è ai primi posti per l’oppressione delle minoranze etniche, politiche, religiose, infatti da quando è salito al potere il principe ereditario Mohammed bin Salman, molti attivisti sono stati arrestati o condannati a lunghe pene detentive semplicemente per aver esercitato pacificamente il loro diritto alla libertà d’espressione, d’associazione, d’assemblea. Amensty International definisce il più grande stato dell’Asia Occidentale “il regno della crudeltà” (fonte: https://www.amnesty.it/dieci-cose-da-sapere-arabia-saudita/), in cui ogni anno “vengono emesse moltissime condanne a morte, spesso eseguite con macabre decapitazioni pubbliche dopo processi gravemente iniqui”. Solo nel 2018 sono state giustiziate ben 108 persone. Le corti dell’Arabia Saudita continuano a imporre condanne di flagellazione, è sistematico l’uso della tortura come strumento punitivo. Il sesso femminile è notoriamente discriminato, nonché legalmente subordinato a quello maschile. Sotto il sistema di tutela, una donna non può prendere decisioni per conto proprio, bensì è un parente maschio a decidere tutto a suo nome. Ma in politica estera i sauditi sono ancora più “estroversi”, infatti in Yemen hanno contribuito al massacro di civili, disabili, donne, bambini, hanno devastato ospedali, scuole, case. Infine c’è il barbarico omicidio di Jamal Khashoggi, simbolo, riassunto, emblema di quanto spiegato finora. Ebbene: quali diritti umani vede il senatore Renzi in Arabia Saudita?

– In Arabia Renzi siede fiero nell’advisory board del Future Investiment Initiative Institute, fondazione saudita creata nel 2020 per decreto del Re Salman, nomina da cui il senatore percepisce fino a ottanta mila dollari l’anno. Se le conferenze sono parte di attività private, redditizi “speech” inneggianti ad un “nuovo rinascimento arabo”, perché un senatore in carica di una repubblica democratica ha avuto una nomina onoraria in un altro Stato?

– Renzi siede inoltre nella Commissione di Difesa del Senato per la fornitura d’armi all’Arabia Saudita, sospesa dal governo Conte. Come sarà l’operato del senatore quando si troverà a regolare i rapporti tra Italia e Arabia? Siamo sicuri non saranno perseguiti gli interessi di Riad a Roma?

– Nel corso della sua lunga attività politica Renzi ha chiesto le dimissioni di vari ministri, molte volte per casi a cui non appartenevano o non erano nemmeno indagati. Allo stato attuale, quale dovrebbe essere il comportamento del senatore di Italia Viva?

– 2018, viene indetto il famoso referendum costituzionale. È storia la dichiarazione dell’ex Premier: “se perdo me ne vado, lascio la politica”. Gli italiani votano no all’approvazione, il governo crolla, alla Presidenza del Consiglio sale Paolo Gentiloni fino al termine del mandato. 2021, perché Renzi anima ancora i dibattiti, oltretutto con un esiguo due percento in Parlamento?

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