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Editoriale

La forma della destra

Finora Giorgia Meloni, da prima donna premier del belpaese, non ha fatto altro che sottolineare la sua distanza dal fascismo e dalle sue leggi. Eppure, anche ad un esame non attento e superficiale, la forma dei suoi proclami appare orientata in direzione opposta. 

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Credit foto https://www.editorialedomani.it/politica/giorgia-meloni-destra-matteo-salvini-viktor-orban-l5v56xi6

“Tutti ci sentiamo scolari della storia, altrimenti saremmo ignoranti del presente, senza futuro”. Parole di un certo peso quelle proferite in aula dal Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni. Certo ben lontane da quelle dei suoi comizi pre elettorali, che l’hanno vista rivolgersi alle piazze da attrice consumata, osannata per quel lessico vicino al popolo, che si fregia del suo essere scevro da fronzoli (vien da domandarsi fino a che punto il linguaggio debba essere scarno,  se ha consentito la creazione della civiltà!)

Oggi Giorgia Meloni si esprime in maniera diversa: legge discorsi che ammiccano ad una platea che presume colta, per smentire la proverbiale ignoranza della destra, ma lo fa con incertezza, come se quelle non fossero parole sue ed in effetti è molto probabile che non lo siano. In tutti gli incontri istituzionali, il Presidente del Consiglio formalmente fa fatica ad essere all’altezza del ruolo che ricopre ed appare come la protagonista di una di quelle commedie, già note ed amatissime nella Grecia antica ed a Roma, in cui un uomo qualunque si trova all’improvviso a ricoprire un incarico di grande importanza suo malgrado.  Ma anche,  Giorgia Meloni mutatis mutandis, appare come uno di quegli sfortunati, scelti perché identici nelle fattezze ad un uomo politico, destinati ad officiare in sua vece cerimonie pubbliche ed essere sacrificato durante un eventuale attentato, se non fosse che nonostante le istruzioni ricevute, la Meloni appare inadeguata, rivelando così la sua natura e dunque la sua vera identità. 

Finora infatti, Giorgia Meloni, da prima donna premier del belpaese, non ha fatto altro che sottolineare la sua distanza dal fascismo e dalle sue leggi, sebbene la forma dei suoi proclami vada in direzione opposta. 

I primi provvedimenti del nuovo governo, ad onta di quanto molti credano, non sorprendono per originalità. Ciò che invece stupisce è l’intenzione di far apparire tutto come espressione di una destra moderata e moderna, rientrante appieno nell’alveo democratico. Meraviglia che il Presidente Meloni affermi che il fascismo non è mai stato il milieu politico entro cui si è formata, visto che TUTTO nel suo linguaggio rimanda esclusivamente ad esso e che sia evidente che non intenda trarre la benché minima ispirazione dalle altre destre che, fisiologicamente incarnano in ogni democrazia la conservazione. 

Se ne deduce che il Presidente Meloni, non mostrando di conoscere altro che il fascismo, non potrà che agire politicamente secondo esso. Spiace peraltro ammettere che è questo lo specchio di una fetta del paese che come lei, non crede in una destra democratica perché non la conosce e che si fa vanto di un lessico e di una cultura limitati, espressione fedelissima di un’etica altrettanto povera. Insomma, se esiste una destra colta e democratica non è quella che la Meloni rappresenta, a cui molti intellettuali conservatori, avversi alla sinistra hanno guardato e guardano nella speranza (legittima) di un cambiamento. Qualcuno potrebbe tuttavia osservare che destra “means nothing” e ne avrebbe ben donde. Quella di Fratelli d’Italia è infatti solo una delle destre possibili, quella forcaiola, che crede che all’ordine si arrivi esclusivamente attraverso l’esercizio della forza. Molti, a destra ed a sinistra, si sono dichiarati convinti che questo governo non potrà fare danno alla democrazia. Io più che esserne certa lo auspico, sebbene personalmente non mi sentirei,  se Giorgia Meloni fosse ad esempio un’insegnante, di affidarle la preparazione scolastica dei miei figli.

Ed allora non comprendo come sia stato possibile mettere nelle sue mani le sorti di un paese intero, dimenticando colpevolmente che gli italiani hanno amato il folklore del cinico razzismo della Lega ed il ventennale governo boudoir di Silvio Berlusconi.

Rosamaria Fumarola 

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Scrittrice, critica jazz, giurisprudente (pentita), appassionata di storia, filosofia, letteratura e sociologia, in attesa di terminare gli studi in archeologia scrivo per diverse testate, malcelando sempre uno smodato amore per tutti i linguaggi ed i segni dell'essere umano