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Politica

Addio a Paragone (ed altri)

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di LAVINIA ORLANDO

La dura lotta per la sopravvivenza politica colpisce, prima o poi, tutti i partiti e quanto sta accadendo al Movimento Cinque Stelle da qualche mese a questa parte non è che la dura conferma di tale teoria.


Si pensi solo all’intransigenza, mostrata dai grillini nel primo periodo di vita, progressivamente adattatasi alle contingenze via via presentatesi, percorrendo arzigogolati tracciati argomentativi la cui portata pare essere direttamente proporzionale al calo dei consensi che il Movimento continua a patire.

Valgano, tra tutti i mutamenti di regole, le numerose vicende inerenti le espulsioni, i parametri in base ai quali vengono comminate sono risultati alquanto ondivaghi – come dimenticare una delle prime cacciate celebri, quella della consigliera comunale bolognese Federica Salsi, espulsa solo per aver partecipato ad una trasmissione televisiva, nel lontano 2012, senza essere stata autorizzata dal Movimento – alla pari dell’utilizzo delle votazioni sul blog, talvolta considerate come un nulla osta imprescindibile per individuare l’indirizzo politico da perseguire, in altri casi del tutto snobbate, nonostante il rilievo della tematica.

Quanto appena elencato è di sicuro tra le ragioni scatenanti l’evidente calo di consensi patito dal Movimento, passato dal quasi 33% delle elezioni politiche del marzo 2018 agli impietosi sondaggi di fine 2019 che, stando a qualsivoglia statistica a disposizione, non lo vedono superare il 18%.

E la diaspora che sta caratterizzando il Movimento è il chiaro segnale della crisi in cui Di Maio e company versano. Un po’ causa, un po’ conseguenza del disastro di consensi dei Cinque Stelle, lo svuotamento del gruppo grillino è altresì frutto delle epurazioni decise dai vertici, l’ultima delle quali ha riguardato una tra le figure più di spicco del Movimento, quella di Gianluigi Paragone.

Ex giornalista, ex direttore de “La Padania” – circostanza che rende facilmente comprensibile quali siano le posizioni o, perlomeno, le origini politiche del senatore – Paragone aveva già minacciato le dimissioni in caso di accordo giallo – rosso, decidendo, alla fine, di astenersi in occasione del voto di fiducia al Conte II, giungendo, a dicembre 2019, a votare contro la legge di bilancio 2020, ritenuta esclusivo frutto dei diktat provenienti dai vertici europei.

Anche e soprattutto alla luce di queste ultime posizioni, l’ex giornalista è stato espulso dal Movimento, decisione a cui Paragone ha risposto in maniera estremamente piccata – “Sono stato espulso dal nulla. C’era una volta il 33%…ora…” – tuttavia promettendo battaglie legali, anche, se necessario, ricorrendo alla magistratura ordinaria, per porre in luce l’arbitrarietà delle regole vigenti nei Cinque Stelle ed il mancato rispetto del programma elettorale e ricevendo la solidarietà convinta di alcuni tra i big grillini, ad iniziare da Alessandro Di Battista.

Sebbene l’espulsione di Paragone venga giustificata dai vertici Cinque Stelle come la volontà di ritornare alle origini, è chiaro che quando gli scontri, più o meno velati, diventano all’ordine del giorno, la sopravvivenza di una forza politica non può che risultare traballante. Nello specifico, due sono, allo stato attuale, le contraddizioni del Movimento: da una parte il già visto enorme divario tra i numeri in Parlamento ed il consenso popolare e, dall’altra, quella da sempre presente contrapposizione tra le diverse anime che caratterizzano i grillini. Ed è proprio quest’ultima ragione a far sì che uno dei principali motti del Movimento, quello per cui “destra e sinistra sono morte e/o non esistono più”, gli si ritorca contro: basti pensare al contrasto tra il dissenso dell’espulso Paragone, chiaramente posizionabile a destra, e l’uscita, in questo caso autonoma e spontanea, dell’ex Ministro Fioramonti, che pare, invece, essere più a sinistra. Ed il passaggio, fin troppo repentino, dall’alleanza con la Lega alla liaison col Partito Democratico non è che la rappresentazione concreta di quanto appena affermato.

Lasciamo ai posteri l’ardua sentenza circa le conseguenze che sortiranno dalla straordinaria capacità mostrata da Di Maio di adattarsi alle situazioni, neanche fosse, sotto questo punto di vista, un democristiano consumato, senza contare l’eccessiva concentrazione di potere nelle mani di un unico soggetto, Di Maio medesimo, che continua a ricoprire incarichi fondamentali, Ministro degli Esteri e capo politico del Movimento, con tutte le problematiche che tale sovraccarico comporta.

Resta, tuttavia, un quesito, la cui risposta risulta essenziale per definire le sorti del Movimento e, soprattutto, della politica italiana: alla luce di quanto accaduto, soprattutto nell’ultimo anno e mezzo, potranno mai i grillini ritornare agli antichi splendori o saranno inevitabilmente destinati a prosciugarsi? Si potrà, di conseguenza, continuare a considerare lo scenario politico italiano come composto da tre poli – destra, sinistra e grillini – o l’attuale esperienza di governo dei Cinque Stelle è destinata ad essere ricordata come una breve parentesi tra un’era politica e la successiva, entrambe caratterizzate dal tradizionale bipolarismo destra – sinistra?