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Politica

Il Caso Gregoretti

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di LAVINIA ORLANDO

Che Matteo Salvini, colui che sembrava essere invincibile ed inarrestabile, stia iniziando a perdere colpi è circostanza abbastanza chiara.


Nonostante sondaggi che continuano a sorridere alla Lega, il “Capitano” non sembra più riuscire a trainare il suo partito verso i lidi inesplorati del 35% ed oltre di consensi, perdendo, settimana dopo settimana, diversi punti percentuali.

Che su tale riduzione di consensi incida il fatto che il leader della Lega non sia più vice Premier e Ministro dell’Interno e che, dunque, non possa più beneficiare di quei canali privilegiati che gli consentivano fino ad agosto di pontificare su tutto e tutti quasi a reti unificate è di certo una valutazione corretta – sebbene la presenza di Salvini continui ad essere di gran lunga maggioritaria rispetto agli altri politici, anche di governo, come il Presidente Conte o il Ministro Di Maio. Che la presunta riduzione di consensi dipenda, altresì, dalla decisione del leader della Lega di staccare la spina al primo esecutivo Conte è un altro elemento di valutazione da non tralasciare, insieme al venire meno dei punti considerati centrali nella narrazione del “Capitano” leghista, come l’immigrazione, solo per citare l’argomento da lui maggiormente utilizzato.

Date queste premesse, la posizione di Salvini rischia di aggravarsi alla luce delle conseguenze relative alla vicenda inerente la nave Gregoretti. Ci si riferisce all’imbarcazione della Guardia Costiera che, dopo aver soccorso in mare, nei pressi di Lampedusa, 131 migranti di varie nazionalità, è stata obbligata a rimanere in acqua, migranti inclusi, per oltre quattro giorni sotto ordine dell’allora Ministro dell’Interno Salvini. In relazione a tale vicenda, il leader leghista è sotto accusa per sequestro di persona aggravato dalla qualifica di pubblico ufficiale, dall’abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate e per aver commesso il fatto anche in danno di soggetti di minore età.

La questione, già al vaglio della Giunta per le immunità, dovrebbe approdare a breve – anche se non si sa ancora quando – al voto del Senato, che dovrà esprimersi circa l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini.

Il caso appena analizzato è del tutto simile, anche stando a quanto riferito dallo stesso “Capitano”, a quello, accaduto circa un anno prima, della nave Diciotti, imbarcazione anch’essa costretta a rimanere in mare col carico di umanità da essa recuperato per decisione del Ministro dell’Interno. Pure in tale situazione, il Tribunale dei ministri chiese alla Giunta per le immunità l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per sequestro di persona aggravato, autorizzazione negata, nel marzo 2019, essenzialmente grazie al voto contrario del Movimento Cinque Stelle, all’epoca alleato della Lega e pronto anche a rinnegare i suoi principi più sentiti pur di salvaguardare l’alleanza di governo, condividendo la decisione di bloccare i migranti sulla nave della Marina Militare ed accollandosene, in maniera collegiale, la responsabilità.

Ora che, a distanza di poco meno di un anno, il problema si è ripresentato, ma con una situazione di governo totalmente mutata, i grillini si sono posizionati in maniera diametralmente differente, convinti, in questo caso, di mandare a processo l’ex alleato di governo, in quanto la decisione sulla Gregoretti sarebbe stata assunta in maniera del tutto autonoma da Salvini, senza condivisione alcuna con gli altri membri dell’allora governo.

Al di là dell’ennesima giravolta grillina, rispetto alla quale sarebbe necessario aprire un’ulteriore lunga pagina, resta la posizione del leader della Lega, il quale rischia in questo caso, senza il parafulmine di Di Maio e compagni, di finire davvero sotto processo.

Tale circostanza, secondo qualcuno, potrebbe addirittura rafforzarlo, facendolo apparire, un po’ come accadeva nei “bei tempi” berlusconiani, un povero martire, disposto a salvaguardare l’Italia e gli italiani dagli invasori neri anche a costo delle propria incolumità giudiziaria.

Se, tuttavia, a tale vicenda se ne unisce un’altra, analogamente perniciosa, relativa ai Voli di Stato, per cui Salvini risulterebbe indagato per abuso d’ufficio, accusato di averli utilizzati per appuntamenti elettorali inframezzati da momenti istituzionali, il “Capitano”, nonostante continui a manifestare tranquillità, dovrebbe avere ben poco di cui sorridere.

Si pensi anche solamente al fatto di temere, in caso di condanna, l’applicazione della legge Severino, con il carico di sanzioni che essa reca con sé e che potrebbero condurre Salvini alla sospensione dal seggio parlamentare.

Si tratta di un rischio, quest’ultimo in particolare, che il “Capitano” ha potuto evitare una prima volta, ma che ora, rebus sic stantibus, dovrà necessariamente affrontare.