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Politica

Quel velo che inizia, lentamente, a spostarsi

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di Lavinia Orlando

Lo scambio di battute a distanza che ha visto protagonisti il Segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, ed il Primo Ministro, Mario Draghi, fornisce un ulteriore indizio circa la reale attitudine del tanto osannato “governo dei migliori”.

La vicenda ha preso avvio con una straordinaria – da intendersi come fuori dall’ordinario – dichiarazione del leader Pd. Non sappiamo se per bilanciare quella vergognosa partecipazione alla manifestazione pro – Israele, o se per farsi perdonare anni ed anni di scelte poco attente ai bisogni dei più deboli, o, ancora, se per aver subito un’inspiegabile quanto repentina “folgorazione sulla via di Damasco”, Letta ha proposto qualcosa di estremamente innovativo, considerati fonte di provenienza e Paese – il nostro – a cui tale progetto viene rivolto.

Trattasi di un’idea che, parafrasando Nanni Moretti, si potrebbe definire “anche non di sinistra, ma perlomeno di civiltà”: l’incremento progressivo della tassa di successione a partire dai patrimoni pari ad cinque milioni di euro per finanziare un tesoretto da donare ai giovani con ISEE inferiore ad una certa somma come ausilio nello studio o per l’avvio di un’attività imprenditoriale.

Va da sé che le risposte degli alleati di governo afferenti alla destra tradizionale – Forza Italia e Lega, per intenderci – e di chi a destra si sta spostando progressivamente – Italia Viva, sempre per intenderci – siano state estremamente negative. Nessuna sorpresa al riguardo: le reazioni scomposte della politica rappresentano la nuova normalità, poiché sono anni che chi siede in Parlamento fa tanto rumore per nulla, mantenendo il rigoroso – se non omertoso – silenzio, al contrario, su ciò che veramente conta.

La reale notizia, in effetti, si riferisce alla risposta del Presidente del Consiglio che, in maniera estremamente sintetica, ma assertiva, ha precisato non essere questo il momento di prendere i soldi ai cittadini, ma di darli.

Tale esternazione descrive un Draghi che va al di là di ciò che ha mostrato di essere da quando è al governo. Il nostro Primo Ministro non è solo breve, chiaro e conciso, ma è anche, chiaramente, un convinto conservatore. Le tasse non si alzano, neanche se trattasi di ceti abbienti, neanche se questo servisse a tutela delle giovani generazioni, neanche se tale incremento avvicinasse il nostro Paese agli omologhi europei, neanche se una modifica del genere consentisse il raggiungimento dell’ulteriore intento di attuare un principio costituzionale.

Che sia chiaro: per il nostro Presidente del Consiglio non avrebbe senso colpire in misura maggiore coloro che ricevono in eredità patrimoni dal valore molto importante. E non lo avrebbe nemmeno considerando il fatto che, grazie ad una misura del genere, si eviterebbe un incremento dell’indebitamento nostrano, che, tra l’altro, andrebbe a ricadere sui medesimi giovani che la proposta di Letta vorrebbe tutelare. E non ci sarebbe senso alcuno neanche facendo riferimento alla palese circostanza per cui l’Italia è, numeri alla mano, un vero e proprio paradiso per i trasferimenti d’eredità, con tassazione nettamente inferiore rispetto a quella prevista dagli altri Stati. E, infine, il senso continuerebbe a scarseggiare nonostante l’articolo 53 della Costituzione definisca il nostro sistema tributario come informato a criteri di progressività.

Nonostante l’idea del Segretario Pd non abbia nulla a che vedere con una dirompente rivoluzione di stampo comunista ed a fronte di una proposta così modesta e parziale, che toccherebbe una platea limitatissima, l’invito è quello di ragionare attentamente sulla risposta data dal Primo Ministro osannato e sostenuto anche a sinistra. Quel “dare, invece che togliere, i soldi ai cittadini” è frase dal sapore propagandistico, che fornisce, tuttavia, la chiara misura delle reali intenzioni di un Draghi che continua ad essere narrato quale unico possibile salvatore della patria, ma che, nei fatti, dimostra una chiara ed inequivocabile attitudine conservatrice.