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Il processo Mollicone e il giornalismo di parte

Processo Mollicone: il giornalismo di parte e l’alibi che non è stato smontato perché non è mai esistito.

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Credit foto Pierdomenico Corte Ruggiero

Di Pierdomenico Corte Ruggiero

Venerdì scorso nuova udienza del processo per l’omicidio di Serena Mollicone.

Udienza con quattro importanti testimonianze.

Quella di Laura Ricci. All’epoca fidanzata di Marco Mottola. Che ha confermato quanto detto nelle sit precedenti. Il 1/06/2001 era a scuola. Come aveva già dichiarato nel 2002.

Poi la testimonianza di Elisa Santopadre, che ha confermato le sue dichiarazioni. La mattina del 1 giugno, dalle 12 alle 13, era in piazza ad Arce con Marco Mottola e altri.

Sentita anche Alessandra Fraioli, cugina di Serena Mollicone.  La Fraioli dichiara che il 29 maggio 2001 aveva visto Serena preoccupata. Inoltre aggiunge una circostanza inedita che viene così riportata dalla testata online Temporale Quotidiano:

“Mia cugina – ha concluso la Fraioli rivelando che la parente tra gli 8 e 10 anni avrebbe subito un tentativo di avance sessuale da un familiare nella sua abitazione di Arce – era una persona sensibile, altruista, generosa ma anche coraggiosa nel senso che, pur fidandosi di tutti, era capace di andare a scuola la mattina facendo l’autostop”.

Infine ha reso testimonianza Giuseppe D’Ammasso, che nel 2018 aveva dichiarato in una sit di aver visto Marco Mottola e Serena Mollicone litigare. Dichiarazioni però non confermate innanzi alla Corte d’Assise. La Procura ha intenzione di indagare il D’Ammasso per falsa testimonianza.

Questa la sintesi delle dichiarazioni.

Da notare come alcune testate giornalistiche abbiano dato una particolare versione di quanto dichiarato venerdì 24 scorso.

«Processo Mollicone, l’ex fidanzata di Marco Mottola smonta l’alibi». Questo quanto riferito da diverse testate. Omettendo poi le altre testimonianze, tra cui quella di Elisa Santopadre e Alessandra Fraioli.

L’alibi è stato veramente smontato? No.

Il 22 maggio 2002, alle ore 19.45, presso i locali della Procura della Repubblica di Cassino Marco Mottola così dichiara « Non escludo di essere stato in quel bar in quel giorno ed a quell’ora ma non ricordo con chi fossi. Forse era Laura Ricci, la mia attuale fidanzata».

Nessuna affermazione certa. Inoltre pochi giorni dopo Laura Ricci dichiara che era a scuola.

Già dal 2002 era noto che quella ragazza non era la Ricci. Quindi nessun alibi smontato. Perché non è mai stato considerato tale.

Più interessante una dichiarazione spontanea resa da Marco Mottola il 30 maggio 2002. «…ribadisco di non essere stato io ad uccidere Serena, tantomeno non ho assistito direttamente all’aggressione della ragazza». Perché specificare che non ha assistito direttamente?

E’ accettabile che un giornalista prenda posizione nel dare conto di una determinata vicenda?

In realta sì. Il lettore cerca un determinato punto di vista. Come ha magistralmente spiegato Gian Maria Volontè nel film «Sbatti il mostro in prima pagina».

In molte occasioni i giornali italiani hanno dato e danno resoconti di parte di fatti di cronaca. Omettendo questo e sottolineando quello.

Scorretto e punibile è diffondere notizie false. Essere di parte, invece, è discorso diverso.

L’importante è che il giornalista sia chiaro con i lettori. Dichiarando le proprie posizioni.

Se un giornale e un giornalista vogliono acriticamente sostenere le tesi della Procura della Repubblica di Cassino è legittimo. Basta dirlo chiaramente.

Stesso discorso vale se qualche giornalista sostiene le posizioni della difesa della famiglia Mottola.

Essere portatori di un proprio punto di vista è rispettabile. Censurabile è invece presentarlo come la verità accertata.

Spesso il lettore sceglie la testata che presenta i fatti non per come sono ma come lui vuole che siano.

Una partigianeria che si estende anche al processo penale.

Dobbiamo ricordare , però, come il fine ultimo del processo sia dare giustizia. Supportata da prove.

Giustizia che Serena Mollicone attende da anni. Troppi anni.

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