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ROMA 16 LUGLIO 1999, I MISTERI DEL CAVEAU

Intorno alle 18 del 16 luglio 1999 un furgone, simile a quelli usati dai carabinieri, supera uno dei cancelli della città giudiziaria di Piazzale Clodio.
A bordo sei uomini, alcuni con la divisa dei Carabinieri. Aspettano che faccia buio. Durante la notte entrano nel Palazzo di Giustizia e si dirigono verso la filiale 91 della Banca di Roma, che si trova a pochi metri dal Commissariato di Polizia interno al Tribunale.

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Credit foto https://www.procura.roma.giustizia.it/

Credit foto https://www.procura.roma.giustizia.it/

Di Pierdomenico Corte Ruggiero

Uno dei simboli di Roma. La città giudiziaria. Tra Monte Mario e Piazzale Clodio. Ospita tutti gli uffici giudiziari penali, con poche eccezioni.

Non ha lo stile solenne ma malaticcio del Palazzo di Giustizia di Piazza Cavour, il “Palazzaccio” per i romani.

La città giudiziaria di Piazzale Clodio venne costruita tra il 1961 d il 1969. In pieno boom economico. Stile architettonico razionale, solido.

Perché la città giudiziaria deve trasmettere l’immagine di solidità, di sicurezza.

Il luogo più sicuro di Roma. Recintato, sorvegliato 24 ore su 24.

All’interno della città giudiziaria ha sede la filiale di una banca. La più sicura di Roma.

In realtà non è così sicura.

Intorno alle 18 del 16 luglio 1999 un furgone, simile a quelli usati dai carabinieri, supera uno dei cancelli della città giudiziaria di Piazzale Clodio.

A bordo sei uomini, alcuni con la divisa dei Carabinieri. Aspettano che faccia buio. Durante la notte entrano nel Palazzo di Giustizia e si dirigono verso la filiale 91 della Banca di Roma, che si trova a pochi metri dal Commissariato di Polizia interno al Tribunale.

Usando chiavi false e apparati elettronici, aprono la porta della banca e disinnescano l’allarme.

Scendono nel caveau. Ci sono 990 cassette di sicurezza, ma il capo del commando ha una lista con 197 cassette da aprire.

I ladri rubano 17 miliardi di lire e una quantità imprecisata di documenti.

Alle 4.30 del 17 luglio lasciano indisturbati la città giudiziaria usando il furgone. La rapina viene scoperta alle 6.40.

Le anomalie di questa rapina sono subito chiare. L’ingresso della banca e quello del caveau non presentano segni di scasso. Non era facile evitare la sorveglianza dei carabinieri.

I rapinatori hanno avuto sicuramente l’aiuto di basisti. Inoltre, i ladri già sapevano quali cassette aprire.

L’elenco delle vittime del furto comprende 22 magistrati, 55 avvocati, 5 cancellieri, dipendenti del tribunale, un perito, un carabiniere e 4 imprenditori.

Sicuramente un furto su commissione. Le indagini puntano ai “cassettari”, ladri specializzati nell’apertura di cassette di sicurezza.

Le indagini durano cinque mesi e nel dicembre 1999 la banda viene arrestata. Era composta da “cassettari”, un impiegato della banca e alcuni carabinieri. Soprattutto viene individuato il capo della banda. Massimo Carminati.

Massimo Carminati legato all’estremismo neofascista, alla malavita romana. Processato e assolto per l’omicidio di Mino Pecorelli; per l’omicidio di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci; per il tentativo di depistaggio legato alla strage della stazione di Bologna.

Il nome di Massimo Carminati compare in molti misteri italiani.

Perché rubare documenti custoditi nelle cassette di sicurezza? Probabilmente per ricattare, per fare pressioni.

Dovevano essere documenti di grande importanza.

Forse legati al sequestro Moro, ai legami malavita-politica-imprenditoria, alla strategia della tensione, alla P2, allo scandalo dell’Ambrosiano, a Tangentopoli, alle stragi del 1992/1993.

Rimane una domanda, questi documenti sono ancora attuali? Potrebbero essere, nel 2021, ancora strumento di ricatto?

In realtà nessuno ha cercato, ancora, la risposta.

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