Mettiti in comunicazione con noi

Società

Magnifiche sorti e progressive

Una lettura univoca e semplificata della storia come teleologica è falsa: la storia non va in una direzione sola: con Napoleone gli ebrei godevano finalmente degli stessi diritti dei cristiani eppure questo principio sappiamo bene come nelle epoche successive sia stato messo in discussione, al punto tale da ritenere legittimo lo sterminio di ciò che si credeva essere la razza ebraica. 

Avatar photo

Pubblicato

su

Credit foto Pinterest

di Rosamaria Fumarola

Già durante i primi anni delle scuole elementari, sfogliando il libro di storia, i giovani alunni hanno la sensazione che il cammino che gli esseri umani hanno compiuto sia stato una sorta di salita verso il miglioramento di tutte le loro condizioni di vita. L’uomo delle caverne viene loro presentato infatti come ben lontano dalla civiltà di un greco del V secolo a.C. e men che meno da quella di un europeo contemporaneo. Siamo abituati dunque ad una lettura teleologica della storia, che può apparire in gran parte giustificata, soprattutto se si guarda alla capacità degli uomini di imparare e mettere a frutto ciò che sanno per migliorare la loro esistenza, rendendola agevole quanto più possibile. 

Tuttavia la valutazione delle azioni umane e delle dinamiche sociali che ne hanno fatto da tessuto nelle diverse epoche è cosa ben più complessa e contraddittoria di quanto non possa essere l’interpretazione superficiale che una sintesi impone.

Ad esempio,  in tema di welfare fino a quando non si affrontano gli studi universitari permane in noi l’idea che nei secoli le masse siano state solo sfruttate e non sottoposte ad alcuna forma di sostegno da parte di chi di volta in volta le ha governate. Ovviamente questo è in larga parte vero ma non lo è esclusivamente. I governanti infatti da sempre hanno avuto bisogno del sostegno delle masse, anche solo per sfruttarle ed anzi a ben guardare, il principio che “chi ha più da`” è stato più operante ed oserei dire cogente in epoche da noi molto lontane, come nella Roma antica o durante il Rinascimento. L’ Anfiteatro Flavio a Roma, racconta meglio di tante parole il legame del potere con le masse, visto che per esse fu costruito, così come le strutture destinate ad accogliere e curare gli ammalati disseminate in ogni città a partire almeno dal medioevo, che dunque non fu poi tanto oscuro come siamo abituati ad immaginarcelo. Peraltro, se in queste ultime le cure farmacologiche somministrate non potevano che essere molto lontane da quelle che la moderna scienza ci mette a disposizione, quanti abbiano la fortuna di visitarle  resteranno colpiti dalla raffinatezza estetica che contraddistingue questi luoghi, molti dei quali affrescati come le dimore nobiliari o papali del cui potere erano diretta espressione. Il consenso delle masse è stato ed è imprescindibile per chi governa, al punto tale che nel vastissimo impero di Alessandro Magno o in quello romano, esercitare un potere dispotico e di esclusivo sfruttamento dei popoli non è mai stata ritenuta il frutto di una politica lungimirante. I poteri più longevi sono stati quelli più tolleranti ad esempio da un punto di vista religioso e quanto poi alla condizione delle donne, se ad Atene non godevano della libertà riservata agli uomini non lo stesso si può dire per quelle etrusche. Esempi di questo tenore potrebbero farsi a decine e porterebbero tutti alla stessa considerazione e cioè che una lettura univoca e semplificata della storia come teleologica è falsa: la storia non va in una direzione sola: con Napoleone gli ebrei godevano finalmente degli stessi diritti dei cristiani eppure questo principio sappiamo bene come nelle epoche successive sia stato messo in discussione al punto tale da ritenere legittimo lo sterminio di ciò che si credeva essere la razza ebraica.  Indubitabilmente da un punto di vista scientifico e tecnologico la nostra epoca può considerarsi la più avanzata che fino ad ora sia avuta, eppure molti cambiamenti in materia di giustizia sociale non si sono realizzati o almeno non quelli che ci si aspettava. La povertà dilaga dovunque con la differenza che oggi tutti, ricchi ed indigenti hanno uno smartphone,  che usano secondo le proprie necessità. La rete e la tecnologia della quale oggi disponiamo sono strumenti potentissimi ma non ci hanno assicurato il radicale cambiamento che tutti ci aspettavamo, sebbene essi abbiano dato ottima prova di sé in tempi recenti, nei quali l’emergenza creata dalla pandemia di Covid 19 ci ha costretti all’ isolamento forzato ed al mutamento di tutte le nostre abitudini. La burocrazia ad esempio ci è sembrata meno ostile e persino l’istruzione pubblica, attraverso la tanto discussa DAD ha impedito che milioni di studenti perdessero anni importanti del loro percorso scolastico. Attualmente queste esperienze sembrano parentesi, eccezioni da lasciarsi alle spalle per un ritorno alla normalità, fatta però di tanti disservizi che il Covid ci ha dimostrato potersi superare,  ma che invece non vi è l’intenzione che si verifichi. La tecnologia è uno strumento di grande potenza ma comunque un mezzo, che ha bisogno di una volontà, di una intenzione per essere usato.

Sono persuasa che la portata del cambiamento che la rete ci ha consentito potrà essere valutata solo col tempo, eppure una prima idea, attraverso le piccole esperienze della vita quotidiana è possibile farsela. La tecnologia migliora moltissimo la vita degli esseri umani ma può essere uno strumento che chi governa consente che venga utilizzato solo secondo finalità proprie, talvolta diverse da quelle legate agli interessi del cittadino e questo diverrà sempre più evidente col trascorrere degli anni, nei quali il possesso dei suddetti strumenti sarà l’obiettivo fondamentale del potere, per il quale si sarà disposti a scatenare guerre così come negli anni del dopoguerra i paesi più potenti si sono scontrati per il possesso dello spazio. 

RIPRODUZIONE RISERVATA ©

Giornalista pubblicista, scrittrice, critica jazz, autrice e conduttrice radiofonica, giurisprudente (pentita), appassionata di storia, filosofia, letteratura e sociologia, in attesa di terminare gli studi in archeologia scrivo per diverse testate, malcelando sempre uno smodato amore per tutti i linguaggi ed i segni dell'essere umano