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Luana Zaratti, vittima di guerra

Roma è la Capitale d’Italia. Elementare nozione scolastica. Roma è anche un maxischermo che ci mostra le tante realtà, anche drammatiche, di questa nostra Italia. In particolare il sistema di trasporto pubblico romano ci restituisce, più di una qualsiasi indagine sociologica, un ritratto fedele delle problematiche sociali.

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Credit foto www.sindacatosul.it

Credit foto www.sindacatosul.it

Di Pierdomenico Corte Ruggiero

Roma è la Capitale d’Italia. Elementare nozione scolastica. Roma è anche un maxischermo che ci mostra le tante realtà, anche drammatiche, di questa nostra Italia. In particolare il sistema di trasporto pubblico romano ci restituisce, più di una qualsiasi indagine sociologica, un ritratto fedele delle problematiche sociali. Prendete un bus o la metropolitana a Roma. Sentirete parlare di ospedali troppo pieni, della mancanza di scuole, della solitudine degli anziani. Dei tanti problemi sociali e quotidiani. Vedrete i giovani con la loro vitalità e problematiche. La nostra classe politica è distaccata dalla realtà anche perché, tranne poche eccezioni, non viaggia e non suda con i cittadini sui mezzi pubblici ma si isola su esclusivi mezzi di trasporto.

Sui mezzi Atac viaggia anche il lato emarginato e violento.  Sulla metropolitana e sui bus di Roma Capitale  si crea spesso una zona franca. Dove tutto diventa lecito. Aggressioni al personale viaggiante. Aggressioni a passeggeri. Atti vandalici. Ogni giorno.

Un lato emarginato e violento contro il quale si scontra Luana Zaratti. Il 5 agosto 2011. Luana Zaratti ha 26 anni ed è un controllore Atac. Per essere precisi è un verificatore. Verifica il possesso del titolo di viaggio da parte dei viaggiatori. Detta così sembra facile. Chiedi il biglietto e in caso negativo fai una multa. Qui però siamo a Roma. L’evasione è alta, molti il biglietto non lo pagano. E molti non reagiscono bene davanti ad una multa. Fare il controllore a Roma significa essere pronti a prendere insulti. Affrontare tentativi di aggressione. Insomma ad andare in guerra.

Venerdì 5 agosto 2011, sono circa le ore 13, su un bus della linea 314 diretto a Colle Prenestino due controllori verificano i titoli di viaggio. Uno dei due è Luana Zaratti.

Chiede il biglietto ad un viaggiatore. Apparentemente uno come tanti. Una semplice richiesta «favorisca il biglietto». La risposta cambierà per sempre la vita di Luana. Perché l’uomo colpisce con una forte testata al volto la dipendente Atac. Il colpo è tremendo. Devastante. Luana cade a terra, svenuta. Perde molto sangue. La reazione di passeggeri e dell’autista è rapida. L’aggressore viene bloccato e consegnato ai carabinieri. Si tratta di un cittadino egiziano con precedenti penali. Viene giudicato per direttissima per l’aggressione di Luana Zaratti e condannato a 14 mesi di reclusione. Che non sconterà.

Luana Zaratti viene trasportata in ospedale. Viene riscontrata una frattura cranico-facciale. Viene dimessa. I dolori, però, sono forti e continui.

Nel dicembre 2011 le condizioni di Luana Zaratti diventano disperate. Un’emoraggia cerebrale. Il giorno di Natale, mentre tutti festeggiano, Luana è a un passo dalla morte.

Sopravvive. La sua per tre anni è una non vita. Non parla, non riesce a muoversi.

Poi con tenacia e con il sostegno dei genitori Luana torna a vivere. A parlare. A muoversi.  Una nota lieta in una storia che rimane una brutta storia.

Perché Luana Zaratti è stata praticamente abbandonata dalle istituzioni. Abbandonata dall’azienda che l’ha mandata in guerra. Abbandonata dall’Inail che non ha riconosciuto l’infortunio sul lavoro perché non ha riscontrato il nesso tra l’aggressione e l’emorraggia cerebrale.  Torneremo in maniera dettagliata e documentata su questo aspetto cruciale.

Abbandonata dalla politica che non riesce a gestire l’emergenza sociale, che a parte la propaganda non porta soluzioni.

Siamo abituati a considerare categorie a rischio le Forze dell’Ordine, i Vigili del Fuoco, le Forze Armate. Il loro è un lavoro  pericoloso. Nessuno penserebbe mai che anche fare l’autista di bus, il verificatore, il medico, l’infermiere, l’assistente sociale, può essere pericoloso. Sono categorie a quotidiano contatto con le problematiche sociali. Senza nessuna tutela.

Luana Zaratti vive  una vita imposta da un gesto violento.  Di lei ci ricordiamo solo per fare polemica sui crimini commessi da stranieri. Certamente è scandaloso che il suo aggressore non abbia fatto un giorno di carcere. Luana non ha avuto giustizia. Non ha avuto tante altre cose. Eppure lei è un simbolo.

Simbolo di forza. Simbolo delle tante cose che non vanno. Luana ha diritto che venga riconosciuto il suo come infortunio sul lavoro. Ha diritto ad un riconoscimento da parte delle istituzioni. Ha diritto a delle scuse.

I diritti di Luana Zaratti sono i diritti dei tanti che vorrebbero solo lavorare e invece si trovano in guerra.