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Cronaca

“Aver tagliato nel corso degli anni le risorse al sistema sanitario è stato un errore”

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di FABRIZIO RESTA

Intervista al Segretario Generale Di Fp Cgil Bari Luigi Lonigro


Buongiorno Segretario Lonigro, come sta vivendo l’emergenza Covid19 la Funzione Pubblica?

Vorrei premettere che non avremmo voluto vivere questa esperienza, però ci tocca. Sicuramente con molta apprensione, per la gravita di questa emergenza che coinvolge tutti e per i nostri lavoratori che sono impegnati in prima linea nell’assicurare l’assistenza sanitaria in condizioni molto precarie. Poi in questa emergenza non abbiamo solo il personale sanitario impegnato nei reparti COVID che sta svolgendo un lavoro prezioso e a cui va tutto il nostro ringraziamento per quello che stanno facendo, ma anche gli altri operatori sanitari comunque stanno lavorando in condizioni estreme, molto spesso a causa di una organizzazione deficitaria. Possiamo affermare senza poter essere smentiti che il nostro SSN è stato colto quantomeno impreparato. Un ringraziamento vorrei rivolgerlo anche a tutti quei lavoratori che sono sempre in prima linea e stanno assicurando servizi essenziali, lavoratori che come FP CGIL rappresentiamo, che quotidianamente sono soggetti al rischio di contagio. E mi riferisco al personale che lavora nelle strutture socio assistenziali dove la situazione giorno dopo giorno diventa sempre più drammatica oppure ai lavoratori dell’igiene ambientale, della polizia locale, dei vigili dei fuoco sempre pronti ad intervenire.


Come giudica il sistema sanitario nazionale alla luce di questa pandemia? aveva strutture e risorse pubbliche adeguate ad affrontare la pandemia?

È evidente che il nostro sistema sanitario nazionale non era pronto ad affrontare questa emergenza. Non solo, ma solo ora, nel momento dell’emergenza, ci si accorge che aver tagliato nel corso degli anni le risorse al sistema sanitario è stato un errore, i risultati purtroppo sono sotto gli occhi di tutti. Eppure la CGIL ha sempre rivendicato la necessità di investire nel sistema sanitario e di evitare i tagli alla sanità, oltre a dover puntare su un sistema sanitario pubblico. Proviamo ad analizzare quanto sta accadendo e possiamo rilevare due criticità su tutte: la scarsità di risorse e una sanità pubblica che di fatto sta fronteggiando questa emergenza. Sono convinto che dopo questa esperienza sia  necessario ripensare ad un sistema sanitario diverso, un sistema che deve essere pubblico e adeguatamente rinforzato. In questi anni abbiamo assistito nella nostra regione a continui tagli, riduzioni di personale, accorpamenti di presidi sul territorio e ad una sanità territoriale che non è assolutamente decollata.


Le risorse umane sono l’elemento cardine del sistema, da cui dipendono la qualità dei servizi erogati, ma anche gran parte dei costi. Finora si è pensato più ai costi che ai servizi. Ora cambierà qualcosa secondo lei?

Dici bene, con l’aziendalizzazione delle strutture sanitarie è accaduto proprio questo, si è passati da una logica di assistenza ad una contabile, si ragionava solo in termini di costi e non di garantire il diritto alla salute. Penso che ora questo modello debba appunto essere rivisto, perché questa emergenza ha fatto emergere i difetti di un sistema che è fallimentare, a meno che non si voglia far venir meno quello che è un diritto costituzionale. Infatti, molti esponenti politici in questi giorni, in queste settimane, hanno ammesso che è stato un errore tagliare sulla sanità, per cui mi aspetto che qualcosa possa cambiare, augurandomi che passata l’emergenza non si torni a parlare di austerity e baggianate di questo tipo. Noi come CGIL non lo permetteremo e saremo pronti a mobilitare i lavoratori e i pensionati, questi ultimi stanno pagando a caro prezzo le scelte scellerate del passato.


Il finanziamento pubblico non mette a disposizione le giuste risorse per il ricambio generazionale della classe medica, considerando il numero insufficiente di borse di specializzazione e pochi infermieri già oggi. Avremo presto un problema serio di carenza del personale?
Purtroppo anche su questo hai messo il dito nella piaga, già prima dell’emergenza si registrava una evidente criticità nel garantire il ricambio generazionale, oggi è ancor più evidente. È l’ennesimo errore di un sistema che ha pensato solo a contenere la spesa senza avere una proiezione verso il futuro. Così come bisogna pensare ad un sistema orientato più verso i servizi da erogare all’utenza che non a soddisfare le esigenze della politica o di qualche barone di turno.


Qualcuno dice che il federalismo regionale in termini di sanità ha fallito. Lei pensa che verrà modificato nel prossimo futuro?

Sicuramente il federalismo regionale, se così vogliamo definirlo, non può essere promosso. Se poi ci caliamo nel settore della sanità allora emergono differenziazioni notevoli tra regioni e regioni. Sono convinto che non ci possono essere cittadini di serie A e cittadini di serie B, il diritto alla salute va garantito ovunque e con gli stessi standard qualitativi, a prescindere se si sta in Puglia piuttosto che in Lombardia o in Calabria. Da questo punto di visto il sistema è stato fallimentare. Credo che un ripensamento ci debba essere, abbandonando la logica aziendalistica e spostandoci di più verso un sistema che vada a rimodulare anche il rapporto tra ospedale e territorio, oggi il sistema sanitario è troppo incentrato sull’ospedalizzazione e questo costa, se si riuscisse a fare più prevenzione e ad investire maggiormente sui servizi sanitari territoriali credo che si potrebbe trovare in giusto equilibrio, senza far aumentare eccessivamente i costi, che potrebbe garantire una sanità più efficiente ed efficace nel rispondere adeguatamente alle necessità dei cittadini e questo su tutto il territorio nazionale.


Qual’è la ricetta per ripartire dopo il Coronavirus?

Ora concentriamoci su come imbrigliare e contenere la diffusione di questo virus, perché al momento è questa la priorità. Tenendo bene in considerazione il fatto che da noi i focolai si verificano in modo particolare nelle strutture sanitarie e nelle strutture socio assistenziali, quindi se voglio uscire da questa emergenza dobbiamo innanzitutto garantire al personale dispositivi di protezione individuale adeguati e non “arrangiati”, fatemi passare il termine, così come ancora oggi assistiamo a procedure di gestione dei pazienti non corrette. Ancora oggi abbiamo sospetti COVID che si fanno circolare nei reparti ospedalieri mettendo a repentaglio lo stato di salute del personale e degli altri pazienti, non è accettabile che a distanza di due mesi dall’inizio di questa emergenza si continuino a fare questi errori. Per cui prima si mette in sicurezza il personale e gli stessi pazienti e prima ne usciamo. Per quanto riguarda la ricetta per ripartire dopo il coronavirus. Innanzitutto non bisogna dimenticare, con i fatti e non a parole, di ricompensare questi lavoratori che ci stanno mettendo l’anima e non solo per salvare vite umane. Poi sicuramente bisognerà fare una analisi di cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato per riorganizzare una sanità moderna ed efficace che sappia rispondere prontamente alle esigenze sanitarie senza porre una questione di costi, son ben altri i settori dove poter riconsiderare la spesa nel bilancio dello Stato.

Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo