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Tennis: Jasmine Paolini vince a Portorose

Analisi del sistema tennis italia e del suo risveglio nel 2021

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DI FABRIZIO RESTA

Credit foto Steven Pisano license under CC BY 2.0

Al giorno d’oggi l’Italia sembra vivere un periodo d’oro nel tennis. Sono ben 9 i tennisti tra i primi 100 del mondo e sono numeri storici per il movimento. Campioni come Matteo Berrettini, numero 10 del mondo, primo italiano ad arrivare in finale a Wimbledon, sconfitto solo dal più grande, ossia Novak Djokovic, sono inseguiti da Fabio Fognini, Jannik Sinner, Lorenzo Musetti e Lorenzo Sonego (lui Djokovic l’ha battuto) ed ora la 25enne Jasmine Paolini, che sul cemento di Portorose (Slovenia)battendo in finale la statunitense Alison Riske per 7-6 6-2.  La tennista ha vinto in rimonta, dopo essersi trovata sotto sul 5-2. Subito 10 punti di fila per l’italiana che si porta prima sul 5-4 e poi finalmente pareggia in un game davvero combattuto, e poi il 6-5 per l’azzurra. Sul 6-6 si va al tie break dove la Paolini riesce a imporsi. Primo set guadagnato quando sembrava perduto. Nel secondo set Jasmine parte a bomba e stavolta è lei che si porta sul 5-2 ma la Riske non recupera. Jasmine trasforma la palla match point al primo colpo ed è trionfo.

L’Italia non è mai stata la patria del tennis, si sa, nè dal punto di vista dei campioni, nè dal punto di vista degli investimenti nel settore. Tra l’altro, l’unico appuntamento italiano di una certa rilevanza sono gli Internazionali di Roma.

Il tennis in Italia è ancora uno sport d’elite, dove solo chi ha alle spalle una famiglia capace di grandi disponibilità economiche, può sperare di emergere nel professionismo. Visto che i fenomeni non sono molti, aggiungere che debbano appartenere ad una famiglia facoltosa per farsi largo, oppure debbano riuscire a trovare persone disposte a finanziarlo, ci fa capire che in Italia è davvero difficile che emergano nuovi Panatta o Pietrangeli. Magari nel nostro paese lo abbiamo avuto un tennista predestinato a diventare il nuovo Djokovic ma per ragioni economiche si è buttato nel calcio, dove tutto è più economico e dove è più facile trovare spazio, anche se magari gioca in una squadra di serie f.

Per allenarsi nelle migliori accademie del nord Italia bisogna partire da una quota di 5.000 euro, ai quali bisogna aggiungere le spese le spese per partecipare ai vari tornei. Tra viaggio, vitto e alloggio che bisogna pagare sia al ragazzo che al maestro, che bisogna anche ovviamente retribuire, si possono spendere anche 600 euro a settimana. Per partecipare ai tornei internazionali la quota supera i 1000. Non ci dimentichiamo delle attrezzature: un tennista ha bisogno di 4 racchette all’anno con le incordature giuste, perché se non si punta sulla qualità possono arrivare dei problemi fisici con il tempo che minerebbero l’investimento. La spesa solo di racchette supera i 500 euro l’anno, a cui bisogna aggiungerne altri 1000 tra scarpe, plantari e abbigliamento e altri 1000 per il fisioterapista.

Ne è chiara dimostrazione il caso della Sara Errani che quando aveva 23 anni ed era già da un po’ tra le prime 100 del mondo, nonostante avesse incassato, come premi partita, circa un milione e duecentomila euro, non aveva ancora pareggiato le spese sostenute per arrivare li. Successivamente i successi sarebbero arrivati ma questa è un’altra storia: Errani è una professionista affermata ma per ogni Errani ce ne sono molti altri che invece non ce l’hanno fatta. Si stima (dati ITF) che il 96% dei tennisti italiani siano in passivo.

Allora questi nuovi fenomeni sono solo il frutto di un caso? No non lo sono. Anche se il tennis resta uno sport d’elite, qualcosina è cambiata: sono arrivati i CTP (Centri Tecnici Perfiferici), dove i ragazzi vivono per tre anni seguiti da un tecnico federale (tutto spesato dal FIT), i CAP (Centri Aggregazione Provinciale), dove si organizzano raduni mensili per ragazzi fino agli 11 anni e i CPA (Centri Periferici di Allenamento) dove nel fine settimana i migliori ragazzi della zona, fino ai 14 anni, si incontrano per allenarsi tra loro. Certo, questi centri sono davvero pochi, per ora si trovano solo in Lombardia, Veneto, Umbria e Puglia ma si pensa col tempo di incrementarne il numero.Il vento è cambiato quindi; il tennis italiano ha ampi margini di miglioramento e rosee prospettive e forse nel giro di qualche anno potremmo anche toglierci lo sfizio di portare a casa qualcosa di importante.

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Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo