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E’ quasi magia Sonny

Sonny Coldbrelli vince la Parigi-Roubaix tra fango e lacrime. Non succedeva da vent’anni

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DI FABRIZIO RESTA

Credit foto: Federciclismo

Lotta nel fango, cadute..una vera corsa ad eliminazione. Grandi tutti, anche chi non ha vinto, perchè questa Parigi-Roubaix sembrava più una Spartan Race che una delle classiche del ciclismo su strada. Il più grande avversario è stato il maltempo che ha colpito impietoso su tutti i 250 km e la vera impresa era di restare in piedi, più che vincere. Gli italiani (come sempre) non partivano certo favoriti. Certo, c’erano il campione d’Europa Sonny Colbrelli, e Johnatan Milan, campione olimpico dell’ormai leggendario quartetto che ci ha fatto sognare a Tokyo. Tuttavia davanti a nomi come Van der Poel, Sagan, Vermeersch, Walscheid e Van Avermaet, sembrava proibito persino sognare.

Accanto al vincitore, di cui parleremo tra poco, non possiamo non elogiare la grande prestazione di Gianni Moscon. Lui a dirla tutta, resta il vincitore morale ed è il neo di una giornata memorabile per l’Italia, perchè almeno il podio se lo sarebbe davvero meritato. Gianni è scattato ed era largamente in vantaggio ma prima gli si è forata la ruota poi è caduto. Un vero peccato.

Sotto la pioggia battente, quando mancano 154 km, sono già due le cadute per Kueng mentre il gruppetto di testa, formato da 25 ciclisti aveva già un buon vantaggio rispetto agli altri. Ben presto il gruppo si è sfaldato ed in testa si posizionavano Rowe, Vermeersch, Eekhoof e Walscheid mentre Van der Poel aveva guai meccanici. Che fosse una gara difficile lo si è capito subito: Kueng cadeva per la terza volta ed insieme a lui brutta caduta anche per uno dei favoriti Peter Sagan. Sempre tra i favoriti, poi è toccato a Van Aert forare. A 96 km dalla fine non c’era un corridore che non fosse coperto di fango. A questo punto è cominciata la volata di Moscon, con Van Asbroeck e Vermeersch che gli tenevano testa momentaneamente per poi cedere il passo quando mancavano 61 km. A terra anche Walscheid e Van Avermaet mentre Van der Poel, seguito da Coldbrelli, cercava di lanciarsi all’inseguimento ma il vantaggio sembrava rassicurante: ben 1’12”. Poi cominciava la sfortuna: Moscon è costretto a cambiare bici, per via della ruota bucata ma anche allora conservava 45” di vantaggio. Poi la caduta ed il vantaggio si assottigliava a 15”. Moscon ce la metteva tutta ma a 15 km dall’arrivo doveva cedere il passo a Colbrelli, Van der Poel e Vermeersch.

Finale a tre: Coldbrelli, Van der Poel e Vermeersch che all’ultimo giro ha provato ad attaccare con tutto quello che aveva ancora in corpo. Colbrelli ha risposto per primo allo scatto del belga fino al testa a testa finale con l’olandese dove Sonny riesce ad avere la meglio. Era dal 1999 che un italiano (Tafi) non vinceva una Parigi-Roubaix e Sonny potrà mettere questa vittoria in bacheca accanto alle vittorie del campionato italiano e a quello europeo. Parafrasando il titolo di un famoso anime giapponese (perché quest’anno Tokyo ci ha portato davvero fortuna) possiamo dire: “E’ quasi magia Sonny”. Il Davide che ha sconfitto Golia e che a fine gara solleva la bici trionfante, con il fango incrostato in faccia e che ora comincia a cadere e si mischia alle lacrime di gioia. Questo 2021 non finisce di stupirci.

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Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo